A pesci in faccia

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L’ultima giornata di campionato, andata in archivio lunedì sera con le (sofferte) vittorie esternedella Lazio e dell’Atalanta, ci restituisce una lotta per il quarto posto sempre più serrata e appassionante. Anzi a dire il vero, complice il drastico calo di prestazioni dell’Inter spallettiana, siamo davanti a una marmellatona di squadre compresse in 5 punti (i nerazzurri terzi a 40 e il terzetto Lazio Atalanta Roma a 35). I posti in palio per la tanto agognata Champions League diventano due per 5 squadre, mentre le altre tre dovranno ragionevolmente accontentarsi dell’Europa League, chi tramite campionato chi tramite eventuale Coppa Italia.

In questo scenario, certamente più appassionante rispetto alla scontatissima partita Scudetto e a quella tristanzuola per la salvezza, il pareggio di Roma assume un significato di occasione persa se si pensa alla situazione ambientale con cui si presentavano i giallorossi e al vantaggio acquisito dal Milan col gol di Piatek. Ma l’altra faccia della medaglia è costituita dall’andamento della partita stessa in cui obiettivamente avrebbe meritato la Roma. Su tutto questo si stende come un sudario l’ennesima direzione arbitrale più che discutibile, con un mancato rigore (compreso di inspiegabile mancata consultazione VAR, il che è la cosa più inaccettabile) e una mancata espulsione (Pellegrini) che gridano vendetta.

Dopo Jedda, situazione in cui ci siamo fatti prendere a pesci in faccia senza che da parte della dirigenza sia volata una mosca, speravo che non ci saremmo più trovati in circostanze nelle quali sentire la mancanza di un management forte che faccia sentire il proprio peso e la propria insoddisfazione davanti a condotte arbitrali insensate. E invece nulla. Se a Jedda Romagnoli, Calabria, Gattuso e addirittura il medico sociale ci avevano messo la faccia, all’Olimpico è passato tutto in cavalleria. E credo che immaginare un intervento ‘a fari spenti’ in cui la proprietà o la dirigenza battano i pugni sul tavolo nelle segrete stanze della Lega Calcio sia, ahimè, solo un wishful thinking come direbbero quelli che hanno studiato e che hanno fatto l’Erasmus a Bellinzona e quindi sanno l’inglese. E’ davvero difficile pensare di avere la meglio in una lotta spalla a spalla con altre cinque squadre continuando a subire schiaffoni arbitrali in pieno volto e porgendo sempre e comunque l’altra guancia.

Il forte sospetto è che quello di tenere i toni bassi sulle imperizie delle ex giacchette nere sia un diktat preciso della nuova proprietà, che forse (ipotesi mia) non vuole inimicarsi i padroni del vapore della serie A. Mentre ricordiamo tutti come Leonardo a dicembre dopo la nefasta notte di Atene non esitò a scagliarsi contro arbitro, trombette, raccattapalle, moussaka, sirtaki e ouzo pur di dare addosso, indirettamente ma neanche troppo, alla UEFA. Un caso? Temo proprio di no.

Da estimatore della prima ora di Bakayoko e nella coscienza che quella di domenica sera non sia stata certo la miglior partita in rossonero del 14, devo far notare (grazie anche a Seal per la condivisione del tema) come la marcatura asfissiante ed efficace organizzata su di lui da Di Francesco sia testimonianza del rispetto e del timore che anche gli avversari iniziano a nutrire verso il giocatore. Sono davvero curioso di vedere, una volta che Biglia tornerà ad un livello accettabile di efficienza fisica, che tipo di soluzioni troverà Gattuso. Posto che, con due partite (almeno) di Coppa Italia da disputare e una battaglia Champions serratissima, serviranno tutte le risorse possibili soprattutto a centrocampo.

© ANSA / MATTEO BAZZI

Risorse che scarseggiano ormai da tempo sugli esterni d’attacco: la labirintica e perdurante depressione caspica di Fantasmoglu e il solito classico immancabile periodo blu di inutilità e insipienza calcistica di Suso mi hanno (quasi) fatto rimpiangere il volitivo Borinaldo visto in Coppa Italia contro il Napoli o l’arruffone Castillejo protagonista della vittoria decembrina contro la Spal. Pensate a cosa sono arrivato…

Urge trovare una via d’uscita considerando che Gattuso difficilmente (e secondo me sotto alcuni aspetti giustamente) si staccherà dal 433 anche se un 4231 con Biglia e Bakayoko centrali bassi in qualche modo vada a stuzzicare la mia curiosità.

Temo però che a febbraio inoltrato ci sia davvero poco spazio per gli esperimenti e che la strada segnata dal mister sia quella di appoggiarsi sulle certezze, sperare in alcuni recuperi da infortuni e perseverare nella direzione di compattezza, tenacia e solidità perseguita negli ultimi mesi.

Domenica sera arriva a San Siro un Cagliari che non attraversa certo un periodo positivo e che è stato anche bersagliato da alcuni infortuni (Birsa e Thereau) piuttosto importanti. Lapalissiano e banale che una vittoria si d’obbligo. Mi piacerebbe per una volta prendere una boccata d’aria e che si portasse a casa una vittoria larga comoda e in scioltezza. Senza le solite sofferenze e batticuori assortiti.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

 

 

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!