Pane e salame

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Il rinnovo triennale per Rino Gattuso è per me una buona notizia. Non sono un pirla con l’anello al naso: ci sono in circolazione manager più esperti, più bravi, più completi, con garanzie e pedigree migliori; e se al Milan non vengono, come non sono venuti nemmeno l’anno passato, ci sono forti motivazioni. La prima è di carattere strutturale: i due di picche da i top mondiali se li è presi anche la juventus, Jurgen ‘Mago’ Klopp in testa, perché la serie A è un campionato decadente economicamente e tatticamente. La seconda è che i grandissimi vogliono comandare, non solo ‘partecipare alle decisioni’, ed il Milan oggi non può accogliere una terza prima donna a fianco di Fassone e Mirabelli; la misteriosa organizzazione societaria fa il resto. Detto questo, Gattuso è un buon allenatore che ha risollevato la squadra e l’ambiente in un momento quasi drammatico; sta ottenendo buoni risultati, cui bisogna dare continuità. I paragoni con il Montella dell’anno scorso sono al momento fuori luogo. E’ soprattutto garanzia di dedizione, carattere, appartenenza e sacrificio; si presta quindi bene a proseguire il lavoro di ricostruzione dalle basi che necessitiamo. Abbiamo bisogno di questo impegno anche come esempio oltre che come baluardo nella mareggiata delle incognite finanziarie e dell’assedio mediatico 24h 7/7.
Il rinnovo di Rino stava diventando l’ennesima trappola ordita dalla stampa, pressione inutile e fonte di presunto disagio. Nel pre-derby, con un Gattuso già nervoso, è stato Furio Fedele (toh!) ad alimentare i dubbi con la solita domanda che il mister aveva già rimbalzato per settimane con un giro di parole sul tema “Non scassate il cazzo”, incalzando poi con una seconda domanda: tu hai dubbi? Due giorni dopo è giunta la firma a disinnescare i soliti sospetti pruriginosi, il porno-soft dei vedovi del Giannino e dei neo-critici. Un esempio che fa capire che l’ambiente Milan è ancora per metà vecchio, stantio, bizantino. I top manager, come detto, non vengono; di quelli medi ce n’è uno che può resistere a un bailamme 24h di questa portata, riuscendo comunque a lavorare sulla tattica e soprattutto sulla testa dei ragazzi? Sicuramente Gattuso ci sta riuscendo, rifilando ogni tanto mazzate bestiali all’establishment post-Giannino, dagli ‘zero alibi’ al non prestarsi mai ai giochetti furbi dei menestrelli di professione.

Anche lo spogliatoio è per metà preda dei soliti atteggiamenti, della mentalità pigra, dell’abitudine a fallire e non avere obiettivi che abbiamo ormai radicata dopo un quinquennio di puttanate. Psicodrammi dietro l’angolo, e basta leggere il Night senza fare nemmeno troppe congetture. Gattuso pare saperlo: a dicembre non si è fatto ingannare dalla ‘vecchia guardia’, oggi pare disinteressato ai tanti, troppi complimenti per se’ e per i suoi e ha in testa il fare punti, fare punti, fare punti per salvaguardare quanto fatto. Pane e salame: fatto tanto, vinto un cazzo; c’è piacere nel lavorare ma le ricompense per ora sono solo tante pacche sulle spalle. Quindi non basta: occorre fare di più, e occorre anche guardare la realtà. Lo 0-0 contro l’Inter significa non essersi giocati il jolly per ribaltare il tavolo, jolly che ci siamo giocati invece con il fiscalissimo (tuttavia corretto) annullamento al gol di Icardi. Nei dieci secondi in cui il VAR ha agito ho varcato senza esitazione il portale per giungo 2018; figuriamoci i giocatori! Ma lo 0-0 significa appunto restare ‘a vista’, avere degli stimoli, poterci provare fino in fondo sapendo anche che dietro non distano anni luce. Per certi che ancora pensano al caviale e alla vodka, che il vecchio proprietario e il suo sodale ci hanno fottuto dalla dispensa, questo è nulla; non so come sia possibile e quante lezioni debba impartirci la realtà affinchè certi ‘snob’ lo capiscano. Per il sottoscritto che ha vissuto ogni secondo del Giannino degli ultimi 5 anni come un insulto personale è abbastanza. Ci tocca il pane e il salame: questo gruppo ha nel DNA il mollare, il giocare 10 partite buone e poi staccare, ottenere un piccolo obiettivo e accontentarsi, scavarsi una nicchia a mò di habitat e poi starci dentro fino a fare la muffa. Con Vincenzo Iamm’bell sono stati in ferie 5 mesi, altro che ‘mentalità europea’ e altre cazzate. Roba persa nel vento, fra un rutto e un peto (cito Gian) nelle cene coi procuratori. Sta bene dunque non aver sbracato e avere un tecnico abbastanza lucido da capirlo e dirlo chiaramente. Ora tocca ai giocatori, come sarebbe toccato loro alzare l’asticella contro Arsenal, juventus, Inter; e non ci sono riusciti. 8 partite ancora, 24 punti in palio; la possibilità del quarto posto è remota ma si possono ancora fare 70 punti o più e sarebbero ben 10 in più della scorsa stagione e con molto più fieno in cascina. E non è ‘uguale’ perché il risultato è uguale: considerazione tafazziana che lascio appunto a chi si bea del martellarsi i coglioni. Il campionato va chiuso in crescendo. E poi c’è Roma, dove bisogna arrivare carichi avendo misurato pure che la tanto decantata juventus è eccezionale nello sfruttare i momenti e ha molte più risorse di noi, ma lungi dall’essere imbattibile.
Tolto il peso del rinnovo forse anche Rino potrà rilassarsi un attimo, riacquisendo una lucidità che a livello di analisi non è mai mancata, mentre in partita si, con un Milan mai capace di cambiare piano di gioco a partita in corso.

1 punto dal doppio confronto contro juve e Inter, in termini di risultati non bene. Qualche considerazione però la si può comunque trarre.
La prova difensiva è stata molto positiva allo Stadium, la juventus ha creato solamente 0.64 gol attesi, effettuando 7 tiri di cui 4 in porta; il tasso di conversione, nuovamente irreale, è stato del 42% (75% contando solo i tiri nello specchio). Abbiamo pagato un conto salatissimo, è un match da cui dobbiamo imparare molto. I limiti della rosa sono usciti al momento dei cambi, mentre nell’11 titolare abbiamo consistenza nonostante qualche prova non strepitosa.
Contro l’Inter migliore dell’anno per qualità e lucidità, in pieno controllo del match in virtù anche di un vantaggio strategico notevole dato dal +8 in classifica, abbiamo invece concesso di più; Spalletti ha dominato il ritmo partita rallentando di fronte al nostro sforzo offensivo e accelerando quando abbiamo cercato di chiamarli fuori. Siamo stati affettati diverse volte, e i nerazzurri hanno costruito quasi 2 gol attesi (più quello segnato da Icardi in fuorigioco di mezzo piede), il valore più alto mai concesso dal Milan di Gattuso. Incredibilmente, però, abbiamo tirato in porta più dell’Inter, 3 tiri contro 2. Siamo stati devastati dal centrocampo nerazzurro, autore di una prova finora mai sviluppata dalla squadra di Spalletti, solitamente meno precisa, pulita e volenterosa. Brozovic ha giocato una partita sensazionale, con 121 passaggi completati e il 90% di precisione, 7 tackle, 4 tiri, e un oltraggioso 12% di possesso palla in partita; prestazione statisticamente clamorosa. Anche Gagliardini (93%), Candreva (91%) e Rafihha (91%) hanno giocato un calcio pulito e privo di errori; la difesa dei nerazzurri col 90% di precisione non è stata da meno, e complessivamente la squadra di Spalletti ha completato oltre 120 passaggi più del Milan.

Non è il giocatore preferito di nessuno, ma quando non gioca si sente eccome

Fortunatamente nonostante la farraginosa costruzione bassa, mai così lenta e compassata con Gattuso in panchina, i 3 palleggiatori milanisti sono stati ultra precisi: Romagnoli 95%, lasciato più libero, Bonucci 90%, anche se decisamente meno coinvolto del solito e Rodriguez 92%; è mancato il quarto, Lucas Biglia, che spesso critichiamo per scarsa attitudine al lancio lungo ma che allo Stadium aveva consentito al Milan un’uscita palla qualitativa con 53 passaggi e il 91% di precisione. Sebbene come sottolinea Aquè su l’Ultimouomo sono risultate determinanti le marcature sui nostri costruttori e la scarsa capacità di fare a meno del giropalla basso, Montolivo ha pesato in negativo nel derby, completando solo 39 passaggi con il 77% di precisione, un valore altamente insufficiente per un ‘regista’ e direi una pietra tombale all’impiego del suddetto; se Locatelli non può sopperire si trovino altre soluzioni.
La mancanza di qualità allo Stadium non si è sentita molto, vista la precisione complessiva delle mezzali e delle ali; è mancato lo spunto, la fisicità per superare una juventus francamente non irreprensibile che ha concesso 1.63 gol attesi. Chiellini in particolare è sembrato fin arrogante nella volontà di fare ‘il Bonucci’, e Kessie lo ha più volte costretto al fallo o mandato fuori giri; con più coraggio si sarebbe potuta sfruttare la tensione palpabile dei bianconeri, già in parte con la testa al Real. L’ivoriano è stato il migliore in mezzo al campo sia a Torino che contro l’Inter; ingiustamente a volte descritto come ‘impreciso’, ha completato invece l’83% dei passaggi e l’86% rispettivamente, risultando contro la juve il miglior interditore di squadra (contro Matuidi, Asamoah e Chiellini, non certo 3 fuscelli) e contro l’Inter il centrocampista più preciso e coinvolto. Male invece Bonaventura, che contro l’Inter ha affossato la manovra della catena mancina con solo il 72% di precisione e un numero di errori impressionante, sebbene abbia vinto 3 duelli aerei e abbia saltato l’uomo come nessuno fra i rossoneri. Jack è uno di quelli che all’alzarsi dell’asticella non ha dato alcuna risposta.
Le mancanze maggiori si sono sentite davanti, con Calhanoglu pulito e reattivo ma mancante sempre del guizzo del campione, e soprattutto direi un Suso mai pericoloso. Lo spagnolo ha giocato un derby deprimente, 1 solo tiro, 1 solo dribbling (lontanissimo), 28 passaggi; meglio a Torino dove comunque ha giocato da solista a distanze siderali dalle zone di pericolo. La manovra milanista non sta migliorando, in parte per limiti e in parte per la prudenza che il tecnico ha scelto di non abbandonare mai. Sui centravanti la sensazione è che Andrè Silva potesse giocare anche il derby, dopo una prova contro la juventus meno incolore delle solite anche se molto ingenua e poco determinante; fermato dal lutto è stato il turno di Cutrone, che non ha avuto occasioni mostrando inesperienza di fronte a un Miranda che se lo è infilato nel taschino. Per quanto riguarda Kalinic è un giocatore che col Milan ha chiuso da novembre, è il peggior attaccante che ricordi fra i nostri, francamente anche Gattuso se ne faccia una ragione.

Perso il treno Champions possiamo solo pensare a noi, consapevoli di non valere i primi posti ma nemmeno il distacco che ci separa da questi. Negli ultimi anni non ci siamo mai riusciti, preferendo il cazzeggio e le vacanze anticipate. Abbiamo un tecnico che è qui per restare ed è stato confermato, adesso tocca ai giocatori: non abbiamo finito ragazzi. Serve qualcosa di più da ciascuno per non fare la fine del nonno di Gattuso, che non è mai divenuto un flipper. Cominciamo da subito.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.