Pagelle Milan Lecce 2-2

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Se cambia il direttore d’orchestra ma gli interpreti rimangono sempre gli stessi è difficile pensare di uscire da teatro felici e contenti… e infatti anche stasera alla Scala del calcio è andata in scena una rappresentazione per così dire rivedibile, se non fosse che l’abbiamo già vista anche troppe volte.

Pioli in realtà zitto zitto qualche rimescolata allo spartito l’aveva data, presentando di fatto una difesa a tre con Theo Hernandez a tutta fascia, Kessie a dargli copertura a sinistra, Paquetà a fare la mezzala a piede invertito dal lato opposto nel tentativo di impedire il raddoppio sistematico su Suso e Calhanoglu lasciato libero di svariare su tutto il fronte offensivo sgravato da compiti di copertura.

E finché le forze hanno retto qualcosa di buono si è visto, con un primo tempo incoraggiante giocato in maniera molto aggressiva con diverse occasioni da gol; ma se come al solito la montagna offensiva partorisce il topolino di un solo gol, il rischio di rimettere tutto in discussione alla prima vaccata difensiva è sempre dietro l’angolo, e l’ho rievocato nella chat di redazione all’intervallo ricordando il primo tempo di Torino e facendomi apostrofare come uccello del malaugurio.

Nella ripresa purtroppo appena il ritmo è gioco forza calato sono venuti a galla tutti i limiti tattici, atletici e caratteriali di una squadra ancora in cerca di identità, che procede a strappi dei singoli senza una vera idea di gioco ben definita e che nei momenti di difficoltà non trova mai uno straccio di leader in grado di prendere la squadra per mano e tenere la barra dritta.

Qualcuno potrà forse obiettare che non siamo nemmeno particolarmente fortunati, visto che l’avversario di turno è sempre pronto a punire ogni minimo nostro errore o a segnare il gol della vita, ma quando certe situazioni si ripetono stancamente senza tempo (cit.) credo che maledire la cattiva sorte sappia tanto di alibi teso a celare limiti drammaticamente strutturali.

Donnarumma: 6   Intuisce il rigore di Babacar ma sfortunatamente la palla ritorna sui piedi del centravanti giallorosso, sul missile di Calderoni a tempo scaduto difficile dargli colpe particolari

Conti: 4,5   L’ombra del giocatore che fu, sulla sua prestazione pesa come un macigno il rigore procurato che riapre la partita, purtroppo abbiamo due terzini destri che non ne fanno uno

Musacchio: 5,5   Partita senza infamia e senza lode, anche se pure lui partecipa (con ruolo minore) alla disattenzione collettiva che porta al pareggio finale dei salentini

Romagnoli: 6   Pressa alto e imposta con puntualità, ma nei momenti di sbandamento della squadra non fa mai quel quid in più che ti aspetteresti da un Capitano

Hernandez: 7   Spinge come un forsennato finché le energie lo sorreggono, manca forse di quel pizzico di lucidità nel passaggio finale che lo renderebbe un giocatore completo ma tutto sommato vale sicuramente la pena di insistere su di lui, a tratti mi ricorda il primo Bale

Paquetà: 5,5   Inizia discretamente ma si spegne velocemente col passare dei minuti

Krunic: 6   Entra con il piglio giusto, dimostrando di poter essere una valida alternativa per far rifiatare le mezzali titolari

Biglia: 5   Bene per lunghi tratti, suo il filtrante che porta al gol di Calhanoglu, alla distanza denota i consueti limiti atletici che lo portano a compiere un errore decisivo in occasione del secondo pareggio leccese

Kessie: 5,5   Partita abbastanza oscura nella quale deve soprattutto preoccuparsi di fare contenimento alle sgroppate a tutta fascia di Theo, non può mancare naturalmente la solita ciabattata sbilenca nell’unica proiezione offensiva della ripresa

Rebic: 5   Un quarto d’ora di confusione totale e nulla più

Suso: 4,5   Il baricentro del gioco staziona a lungo dalla fascia opposta rispetto a quella di competenza, ma quelle poche volte che viene chiamato in causa fa sempre il solito movimento trito e ritrito che non porta nessun giovamento alla causa in fase offensiva, esponendo talvolta la squadra a pericolosi sbandamenti sulle ripartenze avversarie

Calhanoglu: 8 (il migliore in campo, per distacco)   Letteralmente indemoniato, sfodera la miglior prestazione da quando veste la nostra maglia, segnando un gran gol, andando al tiro da tutte le posizioni e fornendo un assist di pregevolissima fattura per il 2-1 di Piatek; una rondine non fa primavera, ma chissà che finalmente Pioli non gli abbia trovato la posizione giusta in campo, attendiamo conferme

Leao: 6   Parte bene svariando su tutto il fronte d’attacco, mettendo in mostra doti tecniche fuori dal comune che ancora non si accompagnano al giusto cinismo in fase realizzativa

Piatek: 6,5   Meno di mezz’ora a disposizione, nella quale riesce però a fare quello che ti aspetti da lui, one shot one kill

 

Pioli: 6   Pretendere la Luna dopo poco più di dieci giorni di lavoro sarebbe ingeneroso nei suoi confronti, l’approccio della squadra è incoraggiante e qualche idea nuova si intravede (abbozzo di difesa a tre), speriamo che riesca a trovare in fretta i giusti equilibri necessari ad assicurare quanto meno una stagione tranquilla

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.