Pagelle Milan Lazio 1-2

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Per circa un’ora è sembrato di vedere il miglior Milan della stagione.

Il problema però è che le partite durano 90 minuti più recupero, e se nell’ultima mezzora non ne hai più perché in precedenza hai corso in maniera scriteriata e perché “le forze fresche” subentranti tolgono invece che aggiungere, è inevitabile che alla fine ti ritrovi con il classico pugne di mosche in mano.

E allora finisci per ripercorrere mentalmente il film della partita, e sei costretto tuo malgrado ad ammettere che anche quando il Milan sembra esprimere un calcio piacevole lo fa senza alcun equilibrio tattico, andando avanti a folate che lo espongono in ogni singolo momento alle ripartenze avversarie.

Il punto fondamentale è che questa squadra è stata costruita in maniera scriteriata, concepita da un ventaglio di menti illuminate con un micidiale mix di dilettantismo e presunzione: via l’allenatore che bene o male aveva tenuto in piedi la baracca e trasmesso senso di appartenenza e dentro un tattico alla prima esperienza su una grande piazza, via l’unico uomo di peso e di muscoli del nostro centrocampo e dentro un giovane di belle speranze, via un attaccante cresciuto nel vivaio che pur limitato tecnicamente sputava sangue per la maglia e dentro un altro giovanotto tecnicamente dotato ma che dal punto di vista caratteriale non sembra ancora aver minimamente compreso dove è capitato.

La scelta di Giampaolo, già di per sé discutibile, viene svuotata di significato costruendo una rosa priva dei punti cardine che il tecnico privilegia (trequartista e seconda punta), e subito dopo delegittimata dalla dirigenza quando non interviene con decisione in sua difesa di fronte all’ammutinamento palese dei giocatori nei suoi confronti; è del tutto evidente che Giampaolo, pur con il suo fare talebano, stesse cercando di inculcare qualche concetto tattico nella truppa, ed è stato mollato immediatamente da un branco di cercopitechi incapaci di apprendere, pigri indolenti e viziati.

Poi il colpo di genio, la sua sostituzione con Pioli “il normalizzatore”, ogni giocatore riportato nella sua posizione più consona (?), menti libere e briglie sciolte, dentro i nuovi e calcio champagne: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, 4 punti in 4 partite, sprazzi di bel gioco uniti al disordine tattico più totale, una coperta che appena l’allunghi da una parte ti scopre dall’altra (già 6 gol incassati, emblematico quello della vittoria laziale, con i nostri eroi che si schiantano lancia in resta contro la difesa biancazzurra cercando di varcare la linea di meta, e sul ribaltamento Luis Alberto alza la testa e lancia con uno sguardo Correa verso la porta-cit. Larry)

E in tutto questo, dichiarazioni farneticanti di dirigenti, allenatore e giocatori che continuano a vaneggiare di Champions League e amenità similari, quando il buon senso suggerirebbe di abbassare la testa e lavorare in silenzio (ma per davvero).

Donnarumma: 5,5   Mette qualche pezza qua e là, ma sbaglia almeno 3 uscite alte da brividi

Calabria: 4   Che altro deve combinare per essere lasciato a meditare in panchina? Una sequenza di errori in appoggio impressionante, con la chicca di un cross totalmente sballato nel solco del miglio Abate

Duarte: 3   Fulminato sul tempo da Immobile sul primo gol, costantemente preso in mezzo dalle triangolazioni tecniche palla a terra degli avanti biancazzurri, imbambolato e inerme sul contropiede laziale che chiude la partita

Romagnoli: 5   Qualche anticipo preciso e puntuale, ma in occasione del contropiede finale dov’era?

Hernandez: 6   Spinge come un forsennato sulla corsia di competenza, scodella l’assist che porta al pareggio ma è innegabile che sul primo gol Lazzari arrivi comodamente al cross senza opposizione alcuna, o la colpa è sua o è di chi doveva coprirlo

Bennacer: 6   Purtroppo la struttura fisica è quella che è, alcuni contrasti li perde perché proprio non ce la può fare, però ci mette tanta grinta, dinamismo e personalità, un giocatore così sarebbe stato perfetto in un centrocampo a due a fianco di Bakayoko (appunto…)

Krunic: 6   Gioca una partita onesta di contenimento su Milinkovic Savic, rendendolo praticamente inoffensivo e meritandosi una chance ulteriore

Paquetà: 5,5   Qualche buona uscita palla al piede unita a qualche pallone perso di troppo, e quando ha la palla buona per far male la passa debolmente a Strakosha anziché spaccare la porta

Leao: 3   Forse è persino troppo, vista l’indolenza con cui entra in campo passeggiando… io lo lascerei un mese in tribuna per fargli capire l’antifona

Castillejo: 6+   L’infortunio è una vera disdetta, perché nella mezzoretta in cui rimane in campo mostra di essere veloce ed ispirato, speriamo non sia nulla di grave

Rebic: 4   Braccia e gambe rubate alla Kickboxing

Piatek: 5   Il movimento in “estirada” con il quale provoca l’autogol di Bastos è l’unico gesto che dà un senso alla sua presenza in campo

Calhanoglu: 6,5 (il migliore)  Prova a cucire i reparti con corsa e qualità in tutto l’arco dei novanta minuti e si prende la responsabilità di tutti i piazzati, mostrando finalmente quella personalità che tante altre volte gli ha fatto difetto, avanti così

 

Pioli: 4,5  E’ ora che si sbrighi ad uscire dall’equivoco tattico in cui la squadra sembra immersa, un ibrido indefinito di difesa a 3,5 perennemente esposta alle ripartenze avversarie; per il momento, il normalizzatore viaggia serenamente alla media di un punto a partita, che diventeranno 0,80 domenica prossima (a quel punto, il ventaglio delle menti illuminate si interrogherà nuovamente sul da farsi)

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.