Nell’occhio del ciclone

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Quando sembra che abbiamo toccato il fondo del pozzo scopriamo ogni volta che siamo solo scesi da un gradino al successivo. Nel buio più totale non vediamo dove la scalinata finisce e l’incognita spaventa. Sembriamo più una roccia staccatasi dalla cima che rotola su un pendio scosceso senza controllo ed in balia degli eventi sempre più velocemente. In questi casi gli epiloghi possibili non sono molti. O finisce il pendio e la corsa si spegne progressivamente e tristemente lungo il piano, o si arriva a fondo valle e si risale sul versante opposto o, per finire, si incontra un ostacolo imponente frantumandosi in mille pezzi o si oltrepassa il bordo del burrone precipitando nel vuoto. La realtà dice che non sappiamo cosa ci aspetta alla fine della discesa e, spaventati, siamo portati a pensare che accadrà il peggio.

Gli ultimi giorni sono stati duri da digerire. Il pareggio sciagurato e beffardo di Benevento seguito dalle indiscrezioni sul rifiuto dell’UEFA di accettare il VA proposto dalla società e la figura ignominiosa di Rijeka non sono certo un buon viatico. Siamo passati dalla padella direttamente a una fusione al plasma ? Difficile dirlo. Certo è che non è mai il singolo episodio di per sé che fa la differenza. Stessimo facendo un campionato accettabile, anche solo un quinto posto a qualche punto dalla zona CL con una squadra che dà l’impressione di potersela giocare, il pareggio di Benevento sarebbe stato derubricato a “giornata no”, il diniego UEFA non avrebbe fatto notizia in quanto scontato e la partita di Rijeka archiviata alla voce “non contava un cazzo ed hanno giocato riserve e ragazzini”. In questa situazione invece ogni cosa negativa, anche la più insignificante, diventa una tragedia.

Quello che spaventa di più rimane l’incertezza sulla proprietà. Non neghiamolo, fossimo certi di avere dietro le spalle una potenza economica solida e consistente, reagiremmo diversamente. Agli sfottò, ad una stampa che non ci vuole certo un gran bene, ad una vecchia proprietà che non perde occasione per rimarcare come eravamo belli, felici e vincenti ai suoi tempi gloriosi, reagiremmo con un’alzata di spalle con il sogghigno di chi sa il fatto suo. “Ridete, ridete, sparate, sparate, poi rideremo noi”, ci verrebbe da dire. Se aggiungiamo quanto ci eravamo illusi questa estate dopo una campagna acquisti definita dai più spettacolare e le aspettative di rinascita immediata che ci eravamo immaginati dopo anni di triboli il pranzo è servito ed il profumo delle portate non è esattamente quello del cioccolato svizzero o del cacao della Birmania. Non so se mi spiego …

Al di là degli errori della dirigenza, che certamente ci sono stati, continuano ad esserci e non vanno taciuti, a parte tutte le valutazioni sulla rosa, sugli allenatori, sull’opportunità di presentare un VA o meno (a proposito, avrei scoperto cosette piuttosto interessanti al proposito ma ne scriverò quando arriverà la risposta ufficiale dell’UEFA), il vero nodo rimane la proprietà. Distante, sconosciuta, misteriosa, assente ed inafferrabile.

Nonostante questo non mi sento di incolpare questa dirigenza sotto il profilo della comunicazione. Pur con qualche topica qua e là (ad esempio l’inutile e dannosa delegittimazione di Montella dopo Samp-Milan con Mirabelli che scende in panchina e Fassone che parla irritato in un concitato dopo partita) Fassone, pur con il suo stile compassato e signorile, ha sempre cercato di essere chiaro nei confronti della tifoseria. Nei momenti belli, quando si formalizzava, ed in quelli brutti dove ha dovuto rintuzzare attacchi piovuti da tutte le parti (vedi le esternazioni Pallottiane) o quando non si è fatto scrupoli a dare informazioni che certo non potevano piacerci ma che almeno ci hanno evitato facili illusioni. Penso all’escludere di fare mercato a Gennaio o alla necessità di dover vendere top players a Giugno in caso di mancata qualificazione alla CL. Anche le dichiarazioni di ieri a fronte delle indiscrezioni giornalistiche sul VA le reputo inappuntabili. Almeno è stato chiaro senza ripararsi dietro traccheggiamenti illusori. Ci mette la faccia contrariamente allo stile che aveva caratterizzato la precedente gestione che ben conosciamo anche se qualche volta tendiamo a dimenticarcene. Credo anche che quello che ha trovato a casa Milan ed a Milanello fosse un disastro gestionale, organizzativo e finanziario ben peggiore dei limiti della rosa di pipponi strapagati che si è ritrovato per le mani così come sono certo che sappia bene cosa c’è dietro l’acquisizione della società altrimenti, a meno che sia un perfetto sprovveduto, non avrebbe accettato la sfida con il rischio di bruciarsi definitivamente la carriera. Immagino anche che, al di là della volontà di comunicare con la tifoseria, ci siano cose che non si possono raccontare esplicitamente e che debba anche lui attenersi a consegne ben precise.

Non ho la più pallida idea di cosa succederà, non ho la sfera di cristallo e non pretendo di capire cose che sono al di là della mia portata e trovo abbia poco senso fare supposizioni non avendo informazioni affidabili sulle quali basarmi e che di intrighi e finanza internazionale capisco poco o nulla. Zio Yongo è un giocatore d’azzardo che sta perdendo la mano di poker più importante della vita o un frontman scelto da altri per non apparire mentre menano la danza dietro le quinte ? Se potessi esprimere un desiderio vorrei che qualcuno improvvisamente si palesasse ed aprisse il vaso di Pandora dei “misteri Milanensis” ma non avverrà, non a breve almeno. Ho solo la sensazione che siamo ben lontani dal poter scrivere la parola fine alla querelle. Quale che sarà l’epilogo siamo solo all’inizio della storia e mi aspetto altri colpi di scena. Sarà meglio prepararsi e fare come i velisti d’altura quando incontrano una tempesta oceanica. Si mettono “alla cappa”, in attesa che passi la buriana, ammainando le vele ed issando la sola “tormentina” per poter governare la barca, riparandosi nel quadrato e scrutando il cielo dagli oblò alla ricerca del primo squarcio di sole cercando, se possibile, di non farci trascinare troppo dall’ansia e dal nervosismo.

In barba a tutte le nostre elucubrazioni il tempo passa incurante ed inesorabile e domani ci aspetta un altra partita di campionato, a San Siro, contro un Bologna che non verrà per fare una scampagnata. Non so cosa aspettarmi ma spero in una partita giocata con voglia ed impegno. Chissà mai che veda qualche squarcio di sole ? Non vorrei perdermi lo spettacolo …

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.