Mossa kansas city?

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Theo Hernandez, Krunic, Bennacer, Leao, Duarte. Al netto delle ufficialità ad oggi il mercato rossonero sembra uscire dalle logiche pallonare italiche fatto di forti plusvalenze interne con valutazioni talvolta incredibili. Guardando i movimenti nazionali si dovrebbe supporre che i nostri club siano in grado di fare il bello e il cattivo tempo all’estero (o qualcosa di simile) ma non è così, anzi spesso arrancano. Le valutazioni dei giocatori racchiusi nel perimetro della serie A per certi versi ricalcano quelle dei giocatori che si muovono all’interno della Premier, ma con una sostanziale differenza: in terra di Albione hanno i soldi. Così in inghilterra il mercato è vivace sia quando si tratta di acquistare all’interno del loro bacino che all’estero, a differenza nostra.
Il Milan targato Elliott sembra rinnegare il modus operandi italico evitando lo “scambio” di grandi plusvalenze interne, spendendo altresì molto più all’estero che in serie A. Sarà la soluzione vincente? Difficile dirlo. Una mossa del genere sembra isolarci dai club italiani spesso raffigurabili come ingranaggi all’interno di un meccanismo chiamato plusvalenza da cui è difficile uscire senza le ossa rotte. Se da una parte questo permette alla società di muoversi molto più liberamente sul mercato in entrata, dall’altra rende più complicato cedere gli esuberi nel nostro campionato e la mancanza di una vetrina internazionale rende i giocatori non utili al progetto poco appetibili oltre confine.
Ad aumentare la predisposizione per il mercato estero si aggiunge il decreto crescita grazie al quale, semplificando, viene ridotta l’imposizione fiscale sui giocatori provenienti da oltre confine permettendo ai club un incremento della proposta economica che significa maggior attrattività. Così con un mercato interno ingessato da logiche ormai ben codificate tanto da poter prevedere chi realizzerà forti plusvalenze (spesso anche le società che acquistano i calciatori), Elliott percorre un’altra strada nella probabile convinzione che la qualificazione alla grande europa possa far riaccendere i riflettori sui propri tesserati senza rinchiudersi nel gonfiatissimo mercato italiano.
Ovviamente i rischi non sono da sottovalutare perché i cinque giocatori tesserati o in procinto di esserlo sono un investimento di circa 90 mln che dovrà rendere prima di ritrovarci con problemi già noti. Ad oggi la politica societaria sembra chiara: acquistare giocatori che si spera possano fare il salto di qualità. Giusto? Sbagliato? Impossibile dirlo perché non esiste una ricetta pronta all’uso capace di dare risultati, ma per quanto mi riguarda un po’ di esperienza in questa truppa cercherei di inserirla da qui a fine mercato.
Si può essere soddisfatti o meno dell’operato di Elliott, ma di certo ad oggi ha modificato il modo di operare del Milan sul mercato e non è poco, vediamo se darà i suoi frutti. Ciò che ancora non è cambiato è tutto il sistema della comunicazione dove ci si aspetterebbe una tabula rasa a favore di persone davvero preparate perché sentir parlare Gazidis di un Milan che non può non avere una app è importante, ma la comunicazione tra canale tematico, social ecc. non è da meno e dovrebbe essere tra i suoi primi pensieri se vuol portare la società nel ventunesimo secolo.

Intanto continua la selezione cinematografica per un’estate da veri nighters:

Ore 10: calma piatta – documentario girato all’interno delle redazioni sportive dove si cerca qualche notizia sul Milan sperando in qualche amico.

Il dottor Dolittle – un giornalista ha la singolare dote di parlare con piante, auto, piastrelle, strumentazioni medicali e piccioni in grado di comunicargli l’entità degli infortuni dei calciatori. Sfortunatamente non ne becca una e viene chiamata la neuro.

La leggenda del pianista sull’oceano – un uomo a bordo di una nave in partenza dalle isole flegree incomincia a suonare un pianoforte marshall stupendo tutti per la capacità di non utilizzare le dita ma la lingua. I virtuosismi che riesce a compiere sono impressionanti e viene sfidato dai migliori pianisti uscendone sempre vincitore. Col passare del tempo ad ascoltarlo c’è sempre meno gente e la nave cambia nome e funzione portando ceste finché un giorno è satura ed esplode.

Le comiche – una serie di divertentissime scenette in cui uno spagnolo e un portoghese escono da un centro sportivo stanchi delle continue critiche. In breve tempo si accorgono che non li cerca nessuno e provano svariati lavori tra cui quello di calciatore.

Il collezionista di ossa – anno 3018, un esploratore torna sulla Terra dopo circa 500 anni e trova una vasca di sabbia con all’interno tibie e altre ossa facendo una scoperta sensazionale sui riti funebri terrestri. Tornato sul suo pianeta le venderà al mercato nero.

The mask – un ragazzo mette una maschera bianconera e incomincia a fare piroette e tuffi spumeggianti su un campo di calcio venendo preso per un ladro, ma lui si crede una specie di eroe. Alla fine gli tolgono la maschera e viene trattato come uno qualsiasi.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.