Milan: Vince Gazidis, Boban è al capolinea.

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Dopo qualche mese di schermaglie di frontiera, delle quali avevamo ricevuto solo qualche accenno, è scoppiata la guerra. Una guerra durata poco e nella quale ci sono già i vinti ed i vincitori. Mentre scriviamo siamo in attesa dei comunicati ufficiali ma sembra non ci siano dubbi e, d’altra parte, non era pensabile ce ne sarebbero stati. Ha vinto Gazidis e la cosa non deve stupire. Aivan è stato scelto dalla società, esegue le direttive della società ed è pagato per questo. Se fosse andata diversamente Elliott si sarebbe smentita da sè e le grandi società non lo fanno mai, altrimenti non sarebbero grandi società. Paradossalmente (anche se è solo un’iperbole), potrebbero pure pensare che Boban, e presumibilmente Maldini che viaggia a traino del croato, abbiano pure ragione o almeno una parte e di giubilare il CEOzidis una settimana dopo che i due hanno levato le tende. Ma oramai Zvone e Paolo, agli occhi della proprietà, sono bruciati, non foss’altro che per avere lavato i panni sporchi in pubblico. E’ una questione di priorità aziendali alle quali non si deve mai venire meno. Non deve per forza piacerci, basta prenderne atto, nel mondo del business funziona così e più alto è il livello più le deroghe a questi comportamenti non sono ammesse. L’immagine viene prima di tutto.

L’intemerata di Zvone è sembrata francamente un tentativo in extremis per provare a scuotere le acque in casa Singer ma, a naso, era un tentativo che sapeva bene in cuor suo dove avrebbe portato e, forse, era quello che voleva (o volevano). Boban e Maldini si sono trovati ministri senza portafoglio e sotto lo stretto controllo di Aivan, l’unico con le chiavi del salvadanaio, e dal loro punto di vista avrebbero rischiato di giocarsi la faccia di fronte ai tifosi ed al mondo del calcio per scelte non loro. In fondo, dobbiamo dirlo, l’intervista rilasciata da Aivan voleva stabilire un punto. Sintetizziamo. “Siamo tutti uniti e tutti responsabili, le scelte le facciamo insieme d’amore e d’accordo”. Con una piccola differenza però. Lui non ha il passato rossonero dei due ed in fondo, se le cose fossero andate di male in peggio, non avrebbe rischiato nulla. Anzi, per dirla tutta, nel mondo degli squali dell’alta finanza, ne sarebbe uscito con la nomea del grande manager capace di seguire le direttive della proprietà duro, puro ed inflessibile. A certi livelli è una qualità non da poco. Allo stesso tempo ci sta pure la reazione da “takes it or leaves it” dei due. Si sono salvati la faccia, o per lo meno ci hanno provato, di fronte al popolo rossonero e nell’ambiente ed in fondo, se le cose stavano così, non avevano più molto da perdere. Si può discutere sul modo, dell’uno e degli altri, ma la sostanza non cambia.

Non importa chi ha ragione, ammesso e non concesso che ci siano un solo torto ed una sola ragione. Inutile dividersi tra chi sta dalla parte di Maldini e Boban e considera la parte buona delle loro scelte e pensa che nel futuro avrebbero fatto sempre meglio, chi crede che sarebbero state le persone giuste per la risalita, e chi sta contro e vede il loro errori come preponderanti rispetto alle scelte azzeccate, chi crede che non fossero ancora pronti per questo livello decisionale. E’ ovvio che noi tifosi milanisti siamo più affezionati ai due per il loro passato di giocatori ma, credendo di interpretare il sentiment generale, quello che vorremmo è solo ritrovare un Milan degno di questo nome. Per le bandiere può spiacere ma il Milan viene comunque prima. In fondo, per quanto possa spiacere a livello personale, non ci risulta che i due abbiano il problema di mettere insieme il pranzo con la cena.

L’unica cosa che adesso dovrebbe contare è quale futuro ci aspetta, sempre ammesso che un futuro esista. Sarà con Rangnick padrino e padroncino in esclusiva delle scelte tecniche? Funzionerà? E se non funzionerà cosa succederà? Al momento non è possibile fare previsioni di nessun tipo non ci resta che aspettare e vedere gli sviluppi. Di una cosa però dovremmo tenere conto. Se veramente, e potremmo scommetterci con buonissime probabilità di vincita, ad Elliott del nostro futuro non frega nulla, se davvero sono disposti a selvaggiare le poche risorse tecniche in nostro possesso per sanare la situazione finanziaria e vendere al primo offerente, fosse pure un avventuriero da quattro soldi, la guerra sarebbe scoppiata in ogni caso ed allora meglio prima che poi. Qualsiasi cosa ci aspetti arriverà qualche giorno, o qualche mese, prima. In fondo quando aspetti l’esito di un esame vuoi solo che arrivi il prima possibile. Se il problema c’è non sparisce perché il referto arriva in ritardo, può solo peggiorare nel frattempo.

Per prudenza aspettiamo gli annunci ufficiali ma al momento il quadro sembrerebbe questo.

Community rossonera, da sempre in prima linea contro l'AC Giannino 1986. Sempre all'attacco. Un sito di curvaioli (La Repubblica). Un buco nero del web (Mauro Suma)