Milan, adesso inizia la battaglia

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Partiamo da un punto fermo. Questa squadra non molla e non mollerà facilmente questa posizione di classifica. Dimostrazione, se ancora vi era bisogno, è stata la partita di sabato sera. Il risultato è stato solo la conclusione ma vorrei che si puntassero gli occhi sull’approccio alla partita. Dopo la sconfitta interna contro i gobbi, in alcuni ambienti già si vociferava di un “Milan ridimensionato” oppure “avranno la forza di reagire?”. Fischio d’inizio e la squadra ha messo lì subito il Torino, non il Real Madrid ok, ma li abbiamo messi sotto pressione per un tempo, mettendo il risultato al sicuro. Senza se e senza ma. Decimati, acciaccati e giovani ma sempre con la testa sull’obiettivo, ovvero vincere la partita. Quindi la squadra e la mentalità ci sono, i risultati e i punti arrivano, c’è solo un piccolo dettaglio che dobbiamo iniziare a prendere in considerazione. Adesso iniziamo a fare paura.

Nella mia vita, sia a livello generale che a livello sportivo, non ho mai cercato troppe giustificazioni o scuse per i vari torti subiti. Non credo che siano rilevanti quando sei consapevole di essere nel giusto e quando sai di aver sempre dato il 100%. Purtroppo però il calcio spesso ha delle variabili (chiamiamole così) che possono impattare negativamente sul tuo risultato sportivo e la pressione che viene esercitata (più o meno) sulle terne arbitrali poi diventa un fattore determinante. Ve lo scrive uno che al famoso gol di Muntari rimase indignato ma non imputò a quell’errore la mancata vittoria finale dello scudetto. Ancora oggi non credo che quell’episodio possa aver cambiato la storia di quel campionato ma…c’è un ma, sicuramente ha messo una pressione sugli arbitraggi e sul campionato che poi è stata uno di quei fattori variabili che ho citati prima. Ora, assodato che iniziamo ad essere presi sul serio, è evidente che gli arbitraggi recenti e la campagna mediatica che ne consegue, stanno mettendo il carico. Rimango dell’idea che quando sei forti superi anche gli ostacoli peggiori però non è molto piacevole vedere la facilità con la quale si prendono certe decisioni. Facciamo degli esempi? Beh, l’anno scorso Bennacer era ammonito anche quando si allacciava le scarpe, adesso lo stesso trattamento è riservato a Tonali (a Benevento espulsione giusta ma chiamata dal VAR). Rimanendo sulle ammonizioni, è evidente che il metro di giudizio è troppo difforme per non generare qualche domanda. Leao che evita un contatto e cade viene ammonito, Bentancur che falcia Castillejo in un’azione di contropiede al quale viene dato il vantaggio (quindi il fallo viene rilevato) se la cava senza nemmeno un rimbrotto. Pensate al peso di queste due ammonizioni. Il primo, senza colpe salterà la prossima giornata a Cagliari, il secondo non solo non ha lasciato i compagni in inferiorità numerica in una partita in bilico (non si era sul 1-3) ma ha anche potuto giocare (e menare) anche la giornata successiva. Questi sono dettagli che fanno la differenza, come sempre.

Sulla gestione dei cartellini di Maresca tanto si è detto e si è scritto. Uno che legge il dato finale pensa che ci sia stata in campo una battaglia senza esclusione di colpi. Una sfilza di gialli senza senso che però hanno messo pressione. Di Leao abbiamo scritto e anche di Tonali, due ammonizioni assurde, ma parliamo anche della solerzia nel fischiare il rigore al Torino e l’assoluta mancanza di lungimiranza nel non assegnarlo al Milan. Chi ha giocato ed è stato in campo sa che un fallo come quello di Tonali su Verdi non è mai rigore, solo Giampaolo può pensare lo sia. Eppure non c’è stato un minimo di esitazione, anzi. Viceversa, il contatto di Diaz è stato completamente valutato al contrario, anche qui senza esitazione. Dobbiamo iniziare a stare più attenti, a tutti i livelli dai più alti fino al campo.

Concludo con un pensiero mio. Per chiudere il cerchio e finire il processo di crescita dobbiamo cominciare a mettere pressione agli arbitri fin da subito. Gli errori adesso pesano e non si possono accettare senza proteste, e se si protesta, lo si deve fare con intelligenza e furbizia. Noi, al momento, in campo non sappiamo protestare e non sappiamo far pesare gli episodi. L’arbitro è un essere umano e sente la pressione, quel gesto di Ibra che batte sulla panchina mentre Maresca va al VAR per vedere il rigore su Diaz, racchiude il senso del mio discorso. Sei il Milan e giochi a San Siro, devi imporre la tua personalità e il tuo peso fin da subito, poi si vedrà. Pensate che al Bernabeu o al Camp Nou, non ci sia pressione? Non ci verrà regalato nulla e più si va avanti e più la battaglia sarà serrata, dobbiamo farci trovare pronti anche su questo aspetto e poi saremo pronti a combattere, fino all’ultima partita. Gli altri devono vincere lo scudetto, noi dobbiamo solo stupire. E ci stiamo riuscendo alla grande.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.