Maledetta curiosità

13397

Mentre sistemo la libreria di casa mi viene per le mani un piccolo libretto dimenticato. Non me ne ricordavo e guardo incuriosito il titolo. “Alì Babbà(to) ed i quattrocento ladroni”. Ricordo vagamente, è una delle favole che mi leggeva la mamma quando ero bambino. Chissà come ha fatto a sopravvivere nella libreria dopo tutti questi anni. Preso dai ricordi mi metto a leggere. La favola inizia.

Mentre sta girovagando nel bosco Il giovane Babbà sente improvvisamente un forte rumore di zoccoli. Cavalli, tanti cavalli al galoppo. Preoccupato dalle voci riguardanti la banda di ladroni che infesta la zona si nasconde dietro un folto cespuglio nei pressi di una grande roccia.

la VAR no… proprio NO !

Neanche il tempo di mimetizzarsi steso a terra, coperto da rami e foglie strappate dagli arbusti, che intravede sbirciando  una schiera di uomini a cavallo che si fermano davanti all’enorme roccia. Sono tanti e tutti vestiti con la tradizionale dishdāshah solo che il colore bianco è attraversato da strisce scure inusuali. Quasi servissero per riconoscersi tra loro, una sorta di divisa. Quello che sembra il capo, un tizio con un folta peluria al posto delle sopracciglia, emette un comando. Dalla moltitudine si fa avanti un fellone dai tratti stranamente caucasici. Si piazza davanti alla roccia e con voce stentorea grida: “Alzala”. In modo del tutto inaspettato la roccia si apre lasciando intravedere un grande caverna. Gli uomini entrano portando con loro i cavalli carichi di gerle. Il giovane Alì è terrorizzato e non ha il coraggio di muoversi. Decide di rimanere nascosto. Passa il tempo e poco dopo la roccia si riapre e gli uomini escono. Il vice del capo si piazza nuovamente davanti alla roccia. “Abbassala“ grida e la roccia si richiude senza lasciare tracce. I briganti montano a cavallo e si avviano compatti verso il loro rifugio nel cuore della foresta vinoviana.

“Ho visto Io…”. Abbiamo visto anche noi, stai sicuro…

Il giovane vorrebbe scappare ma la tentazione di vedere cosa c’è nella caverna è irresistibile. Pensa che sia ricolma di tesori accumulati in anni ed anni di razzie.  Dopo aver lasciato passare un lungo lasso di tempo per essere certo che i furfanti non ritornino si piazza davanti alla roccia. “Alzala”. La formula magica funziona, la roccia si apre ed il giovane entra seppur tremante di paura. Contrariamente a quanto aveva supposto la caverna è luminosa ed enorme ed all’ingresso campa una scritta “refert quod solum vincere”. Il giovane inizia l’esplorazione.  Nel primo androne trova una nicchia. Sopra c’è una scritta: “scudetti”. Ve ne sono 34, tutti d’oro. Stranamente su molti vi è una targhetta. Diverse indicano “Mediolanum”. Su altri “Gentium” ma ve ne sono altre. “Lupa”, “Latium”, “Taurinorum”, “Bononiae”, “Florentia”. Sull’ultima “Neapoli”. Che siano i luoghi delle scorribande apposti sopra i bottini per ricordarne la provenienza ? Il giovane è perplesso, non conosce il significato di quelle parole e non capisce. Di fianco una nicchia con una solo indicazione: “sul campo”. Dentro ve ne sono ammonticchiati a decine un po alla rinfusa.

Passando al secondo androne trova la scritta “bottini di minor importanza”. Vi sono molti piccoli tesori ma parecchi portano le stesse targhette che aveva già visto nella nicchia degli scudetti con quegli strani nomi che non dicono nulla. Passando oltre arriva alla nicchia delle “spedizioni nelle terre lontane”. Delusione; poche cosette e male assortite. Spiccano solo due grandi coppe che lo attirano. La prima sembra molto vecchia e maltenuta con  qualche chiazza di ruggine sparsa qua e là . “Ma che ci fanno delle macchie di ruggine su una coppa così preziosa. Ma è ruggine ?” si domanda nuovamente. La seconda sembra tenuta meglio. Guardandoci dentro la trova colma di vecchie scatole di cartone con strane scritte. “Testoviron, Proviron, Testosteron” e via così. Le scatole sono tutte vuote ed il ragazzo non sa più cosa pensare. Meglio procedere oltre.

La sala successiva è identificata da un’indicazione: “in caso di emergenza”. Dentro vi sono mucchi di monete ognuno ben contrassegnato e diviso in sacchetti pronti per l’uso in caso di bisogno. “Gol in fuorigioco, Gol di mano, Gol validi annullati, rigori inesistenti pro, rigori non dati contro, falli invertiti, corner, fuorigioco, regola del vantaggio, falli laterali, ed altri”. Sopra un piccolo mucchietto che sembra essere stato appena preparato in fretta e furia campa una strana scritta: “VAR”. Il ragazzo è sempre più sconcertato, ma che è questa roba. Nella sala successiva trova due mucchi. Sono solo piccoli cartoncini. Quelli del primo sono colorati di giallo, nel secondo di rosso. Nell’ultima sala solo uno schedario con la scritta “Alhukkam”. Dentro solo cartellette con la storia di strani uomini con nomi che sembrano essere di paesi lontani. In una scansia trova un piccolo forziere. Lo apre speranzoso ma dentro solo altri fogli. Sembrano pratiche del notaio della città nelle quali vengono ceduti poderi e terreni. Che strano, sembrano tutti intestati ad un ricco allevatore della zona. Una persona molto conosciuta, uno dei notabili della città. Anzi si vocifera che sia l’uomo più ricco e potente dell’intera regione. E tutti per cifre che al giovane appaiono ridicole visto il valore delle proprietà.

Quest’ultima scoperta lo terrorizza. Non sa bene nemmeno lui perché ma capisce che la cosa non si limita al brigantaggio. C’è molto di più. Qui ci sono di mezzo persone importanti, era meglio non saperne nulla, maledetta curiosità… Decide che ha visto già abbastanza. Meglio andarsene il prima possibile, qua si rischia grosso. Non sarebbe il primo imprudente ad essere inspiegabilmente caduto da un dirupo in mezzo al deserto. Pronuncia la formula magica ed in un attimo è fuori e con la controformula richiude la caverna e scappa a gambe levate. Meglio non farsi vedere nei paraggi da nessuno.

Purtroppo il libretto finisce qui. La carta delle ultime pagine è stata corrosa dal tempo e le scritte sono illeggibili. Chissà come va a finire. A regola il giovane dovrebbe denunciare la scoperta alle guardie del sultano che dovrebbero confiscare tutto, indagare ed arrestare i briganti ed i loro complici. Oppure il giovane tiene il segreto per tutta la vita per non rischiare e muore dopo lunghi anni con il rimorso di essersi tenuto tutto dentro. Oppure ruba qualche tesoro e scappa in paesi lontani a fare la bella vita. Non riesco proprio a ricordare. Non è che per caso ne sapete nulla ? Non l’hanno letta anche a voi ? se conoscete la fine fatemela sapere, sapete com’è, maledetta curiosità …

PS. Probabilmente l’avrebbero vinta ugualmente, sono più forti e basta. E’ che la vogliono vincere così, non è un caso. E’ un messaggio ben preciso: “Qui comandiamo noi, non provateci nemmeno, tanto non ve lo lasciano fare”. Poi, ogni tanto, capita ce un arbitro rimane a corto di patatine e fruttini ed allora, non avendo di meglio da fare, decide di arbitrare…

Oggi più che mai, orgoglioso di non essere così. FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.