Ma che ca…lma

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Non è ancora tempo di bilanci. Mancano due voci: ‘qualificazione europea’ e ‘trofei vinti’. Entrambi gli obiettivi si potrebbero centrare con un’unica partita, che ci vedrà opposti all’Impero del Male. Quale juventus ci troveremo davanti? La solita cinica macchina da guerra, monolitica, con l’uomo in più, pronta a distruggere ogni velleità con ‘un solo, rapido colpo’, come la Morte Nera? Oppure quella sbracata che guarda Marcelo entrare in porta con la palla, che si perde Koulibaly fallendo il primo ‘match point’ da sette anni, quella delirante sublimata da Gigi Buffon versione portavoce del ‘cartello’? Contro ambo le versioni non possiamo pensare di cavarcela con quanto visto finora, specie nell’ultimo mese.
Dopo un decennio di Giannino e gianninate ancora ci tocca sentire l’allenatore di turno, buono o gramo che sia, affermare che alcuni giocatori non si impegnano e non crescono, oltre che vederli appunto spegnersi nel finale di stagione: ciò è gravissimo. Ci rimanda tutti indietro di dodici mesi ed oltre: di che abbiamo scritto finora? Ogni discorso finanziario e tecnico decade di fronte a questa miseria, parziale, ma indicativa. Se dopo 11 innesti e rinnovi pesanti la conclusione è sempre la medesima nella forma e nei contenuti (cambia magari lo stile) Fassone, Mirabelli e la proprietà debbono porsi domande coraggiose su ciò che hanno comprato e pure su come finora l’hanno gestito, distinguendo bene le aleatorie prospettive dai risultati effettivi.

Nome: Gennaro Gattuso, professione: portatore di croce. Destinazione: Golgotha (Olimpico di Roma?)

Il tecnico conta, ma il giusto; può essere decisivo in qualche caso limite di un fenomeno che arriva nel posto giusto al momento giusto oppure, all’inverso, di un Brocchi. E’ certo determinante. Però a mio avviso, di base, questa squadra non è che non ha fatto 80 punti perché Vincenzo O Iamm’bell ha fatto disastri in avvio e/o Ringhio è un inesperto; due fatti che non contesto. E’ perché prima di tutto non li vale. Quanti ne vale? A questa domanda essenziale rispondano gli interessati senza retoriche e arroganza. Forse a conti fatti valiamo meno di 70 punti, cui sottrarre appunto il peso dei tecnici che quest’anno, vuoi per incapacità vuoi per scarsa lucidità in alcuni momenti, è stato probabilmente minorativo. Anche gli episodi contano il giusto, e spesso si bilanciano: ci sono stati si Benevento, Verona, il fallo di RR nel derby; ci sono però stati anche Genova, con Andrè il Bello in torsione una tantum sulla sirena, un Icardi scellerato sempre nel derby, ed altro.
Gattuso è una scelta di Mirabelli, presumibilmente indicativa della volontà di costruire qualcosa di solido ripartendo dalle basi; ‘solido’ come un muro d’acciaio oppure come gli investimenti sui bond argentini? O come la famosa credenza di Li? ‘Solido’ in the new ‘funzionale’? Di sicuro sul tavolo di Fassone non c’erano le carte di Gattuso, Conte e Klopp fra cui scegliere, quindi inutile dannarsi su questo. Visti gli ultimi spifferi, tuttavia, è certo che tutte le componenti siano pronte a credere in questa ‘solida scommessa’?

Il grosso del valore sportivo è dato, sempre opinione mia quindi totalmente discutibile, dai singoli e da come questi sono inseriti nel progetto di squadra, da quanto la rosa è completa, dai punti deboli e dal background. In estate sono stati presi quasi tutti buoni singoli, migliorativi rispetto a quelli già presenti, salvo forse l’Urlo di Munchic e Andrè il Bello, il cui rendimento meriterebbe un post a parte. Ma questo non è un blog che parla di agricoltura di sussistenza; pubblicheremo prossimamente le nostre opinioni su “Zappare Oggi”, rivista più consona alle tematiche trattate. E’ l’inserimento che è mancato: ha pesato Montella, hanno pesato le difficoltà psicologiche di Bonucci, gli ostracismi dei Gianninos ma anche indicazioni poco chiare. A fine campionato scorso Fassone e Mirabelli hanno ‘osservato’ i comportamenti del gruppo, riflettuto su quanto facesse pena e schifo; si strappò dunque la fascia dal braccio di Montolivo (sacrosanto), facendo poi richieste forti al ‘nuovo gruppo’: quarto posto e forse più, basta cazzeggi, professionalità, mentalità più forte. Poi, più tardi, si è conciliato il tutto con la realtà e con ‘altro’, sollevando ad esempio i giocatori dalle responsabilità con un bel tirinlungo con Montella in panchina, il quale fu alle prese anche con un gruppo svogliato e diviso non solo a causa sua. Medesimo comportamento, prima esagitato e poi oltre il diplomatico, per la questione Gigio Donnarumma, ed anche altre. Gian ha scritto di gestione da ‘eiaculatio precox’, appunto, il classico: veni…e poi parlai un sacco. Defenestrare un Montolivo, proclamare guerra agli Imperi del calcio contemporaneo, oppure anche appuntare come condottiero Bonucci, o Gennaro Gattuso, non possono essere ‘atti conclusivi’ per quanto goderecci.

Più ancora, l’inserimento è mancato poiché è mancato il progetto sportivo vero e proprio, e quando una collezione di singoli viene messa in un gruppo di lavoro…che non ha un’indicazione, o dove non può rendere, i valori non emergono. Quest’anno dal punto di vista dell’idea di calcio non abbiamo visto nulla di partito ‘a monte’ né pensato, se non appunto selezionare a un certo punto Gattuso per ripartire dalle basi: incassare poco, correre tanto; un calcio dispendioso che al netto del calo dell’ultimo mese (che non voglio sottovalutare, sia chiaro) ci ha comunque dato soddisfazioni e margini di miglioramento. Ma appunto molto faticoso, quasi da ‘ultima spiaggia’. Voglio sperare che il caos venuto fuori con Montella (cambi di moduli a richiesta della sala stampa, allenamenti in ciabatte, palesi divisioni interne) fosse solo figlio di un’estate folle, con tanta carne al fuoco; una tappa della ricostruzione che non abbia a ripetersi. Ma questo Rino che mette due punte per poi dirci: “avete visto che non servono a un cazzo?” non mi è piaciuto. Personalmente ero già convinto dell’inutilità di cambiare in corsa, come pure a fine estate che la difesa a 3 che tanti volevano sarebbe stata una cagata. A chi era diretto questo messaggio? Boh. Ripeto, cose che non piacciono.

La rosa è incompleta e penso lo sappia anche Mirabelli; il percorso intrapreso era difficile e sapevamo avrebbe richiesto pazienza e qualche sessione. Il problema è che siamo giunti al momento delle scelte essenziali, alcune di quelle fatte in estate andranno riviste, e gli innesti non potranno essere molti. E’ abbastanza tranquillo l’ambiente per questo genere di riflessioni, che debbono essere fredde e determinate? A quanto pare dalle ultime (stando ai giornali ovviamente) no. La fiducia verso lo sceriffo di Calabria è crollata. C’è la paura di non completare la transizione dal Giannino che fu al Milan che deve essere, poiché alcuni punti deboli ormai atavici e che ci rendono ormai una macchietta non sono stati toccati: ricambi non all’altezza, mancanza di organizzazione d’attacco (i miracoli dei gol corali contro Samp e Roma sono già storia); e contemporaneamente sono emersi altri punti deboli come la scarsa velocità in transizione, o la poca freddezza sotto porta. Possono pure essere migliorati qualità, valore e prospettive della rosa ma all’atto pratico se ci sono dei buchi la barca affonderà lo stesso, come sta facendo. Tuttavia la controrivoluzione, specie con queste tempistiche mi lascia perplesso più che procedere con questo vertice come nulla fosse.

Una delle idee meno brillanti

L’ambiente Milan non è cambiato molto. Non è forse il solito ritrovo di menestrelli, leccaculo, non è più così  chiuso come un paese della Cortina di Ferro; c’è meno arroganza e snobbismo. Ma è tutto troppo leggero e confusionario. Gattuso tornò da umile, diverso da come lo avevamo lasciato, quasi essenziale; dopo sei mesi di complimenti e suonate di lira ci sta capendo meno di prima, è scazzato, provato anche fisicamente. I giocatori nuovi, come nella migliore Inter morattiana, arrivano che sono alti, belli, forti, veloci, sicuri, ambidestri; dopo due mesi sono tarchiati, pettinati di merda, emaciati, adattati in quattro posizioni dove fanno ugualmente schifo ma soprattutto pronti per l’aratro. Vedi Ricardo Rodriguez, per dire quello che avevo considerato l’acquisto migliore. Penso sia ora di rivedere in profondità questo ambiente muffo. Ovviamente senza perdere di vista i risultati, la chiave devono essere i risultati. Il cambio Filippo Galli/Beretta ad esempio non mi pare risponda a tale logica; i rami secchi da potare con priorità erano altri.
Siamo indietro anni e anni rispetto alla concorrenza e grandi passi avanti non si percepiscono; il DS accentra su di sé tutte le funzioni: lavorerà tantissimo, ma serve anche struttura.
Mi piacerebbe pure sapere di chi è stata l’idea di riportare a Milanello Abbiati, che ha una bara nelle segrete da cui sorge e rilascia interviste che portano rogna: “Crediamo alla Champions”, e non vinciamo più; “Rinnovo Gattuso importante”, e pareggiamo col Sassuolo; “Biglia leader”, rotte due costole; “Belotti come Sheva”, traversa su rigore dopo due minuti. Ecco parlasse degli altri. Bisognava bonificare, è invece stato richiamato Nosferatu per fare che? Il ‘funeral manager’ visto l’abbigliamento. Che poi, scherzi a parte, la squadra si è seduta esattamente come già accaduto l’anno scorso, quello prima e…quelli prima ancora, quando Christian era il vicecapitano dei vari crestati e cazzoni che facevano i loro comodi. Esempio di scelta troppo conservativa che non ha pagato, da non ripetere.

Sarò a Roma perché nonostante tutto a differenza di due anni fa rispetto la nostra squadra, perché ci credo e vorrei fortemente questo successo. Questo senso di ‘lotta mortale finale’ del pigmeo (noi) contro il pachiderma ferito mi da ancora più gusto, anche se temo che finiremo schiacciati. Poi sarà tempo di bilanci. Al margine dei due capitoli ‘Benevento’ credo di aver scritto i due pezzi più negativi dell’anno, un umore che senza quella che una volta qualche facilone chiamava coppetta purtroppo confermerò, se non altro perché i dubbi stanno prepotentemente sopraffacendo le certezze.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.