L’estate dei morti viventi

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Marcolino sempreinpiedi pronto a oscillare per noi

Oggi è un giorno importante. Questo glorioso club inizia così un nuovo capitolo. Questo processo reso possibile dall’amore dei tifosi e sponsor, ma soprattutto ringrazio Berlusconi e Fininvest per la fiducia riposta in noi
Il 14 aprile 2017 si presenta così Yonghong Li a Casa Milan. A rileggere dopo oltre un anno le sue dichiarazioni e quelle di Fassone c’è da sputarsi in faccia da soli per avergli dato credito. Il giorno che un Presidente, o un AD si presenteranno senza ringraziare i precedenti forse sarà un bel segnale.
La lezione è dura: quando si pecca di poca umiltà si torna a casa con la schiena rotta. Il duo che ci ha disintegrati a colpi di bilanci in rosso e mancanza di progetti nel decennio 2007-2017 ‘imbrattando la Gioconda dopo averla dipinta’, come dice Serafini, gongola: la Fininvest di Fantomas ha realizzato una plusvalenza epica, mentre il Cravatta Gialla sta usufruendo del famoso accordo sulla buonauscita; il Berlusca ha deciso che gliela dobbiamo pagare noi a rate, e lo ha ficcato in Senato. Noi a furia di festeggiare gli occulti finanziatori del fantasma cinese, rimasti occulti, e i gonfiabili del simil-AD e simil-DS a momenti ci spezzavamo il collo.
Ci abbiamo guadagnato in esperienza, meno in salute.

«Nel nostro piano quinquennale contiamo di passare dagli attuali 200 milioni di fatturato in una forbice fra i 400 e i 500. Stadio escluso, ovviamente lì c’è dentro tutto: Champions, diritti tv, ricavi commerciali in Cina. Diciamo che nel 2022, se vogliamo parlare di obiettivi, sarebbe bello avere il Milan fra i primi 5 top club mondiali; l’ingresso in una Borsa orientale è uno degli scenari più probabili. Sta ripartendo anche la macchina delle sponsorizzazioni: la settimana prossima ne annunceremo uno di primo livello. Ora le imprese hanno più attenzione nei nostri confronti»
Il 21 luglio 2017, nemmeno un anno fa, Fax ‘the inflatable man’ è bello gonfio e sorridente per la Gazzetta dello Sport. Sono virgolettati veri questi, occorre precisarlo. Fassone è stato l’ago della bilancia per molti, me incluso fino a un certo punto. Yonghong Li infatti non poteva darsi una forma e un tono, essendo fatto d’aria. Quando ci ha provato, col video della credenza, ha di fatto rivelato la farsa. E’ stato l’AD che nelle parole e nei fatti ha dato consistenza al Milan ‘cinese’, facendo leva su una presenza meno irritante e prevedibile di quella di Galliani, all’apparenza più aperta, e su tante belle parole supportate da investimenti sul mercato. Come già scritto un enorme bluff tirato avanti fino alla dead line dell’udienza per il S.A. respinto. Quindi è normale che il signor Fassone non goda ora di popolarità.
Fassone è un personaggio incredibile. Ha spacciato roba cinese per un trimestre abbondante, fino appunto alla dichiarazione qua sopra: “Annunceremo uno sponsor di primo livello”. Pare che nel piano per il VA presentato all’UEFA avesse incluso ricavi in aumento al 2021 fino a 277 milioni di Euro poi ridotti a 229. Perché? Stando al suo consulente, il professor Lago, perché Li aveva speso un botto per il Milan e quindi… ci stava! Nel secondo piano invece pare scendessero a 128 milioni. In pratica all’UEFA hanno detto di avercelo lungo 30 centimetri, o forse 25. Poco prima di tirare giù le mutande hanno corretto che forse era intorno ai 15. Ma l’UEFA, che è una bagasciona navigata, se ne intende e ha pensato infine di non farle calare quelle braghe; non sarebbe stato divertente per nessuno. Qualcuno parla di ‘danno di reputazione’, ma per me è stato meglio che li abbiano fatti rimanere vestiti spedendoli a casa. Meno umiliante per il nostro Milan.
Poi Fax è passato a propinare favole sul rifinanziamento, una priorità ovvia ma mai espletata; l’apice il 15 marzo: “Il rifinanziamento si farà, i rapporti con Yonghong Li sono ottimi così come quelli con Elliott. La Uefa vorrà avere da parte nostra rassicurazioni sulla continuità del club, essere tranquilla che una scadenza di finanziamento a metà ottobre non possa rappresentare per il Milan un ostacolo insuperabile. E sono convinto di avere in mano gli elementi per rassicurarla. Il club non deve temere nulla”. Si parlava allora di tre proposte sui tavoli. Taaac.
Si è superato a una settimana dal passaggio del Milan ad Elliott, ipotesi definita “ai confini dell’impossibile” ad aprile, quando in un teatrino preconcordato ha dichiarato: “Il Milan i 32 milioni li ha ricevuti, il conto corrente è molto ricco. A me non riguarda se i soldi li ha versati uno o l’altro. Io devo stare attento a quello, che ci siano i soldi affinché il Milan sia gestito bene, per pagare gli stipendi, per pagare i fornitori, per garantirmi di fare un briciolo di campagna acquisti. E questo ho. Dopodiché, chi li mette staremo a vedere.”
7 giorni dopo Yonghong Li va ‘in default’ per non aver versato una cifra che rappresenta il 4 (Q U A T T R O) percento dell’investimento complessivo. Come se noi comuni cristiani perdessimo una caparra da 1000€ perché ce ne mancano 40 per confermarla. Ma a Fassone immaginiamo che non interessi il perché. Davvero siamo oltre la finizione e l’inganno, con il tentativo fuoritempo e scoordinato di passare per un mero ‘imbrattacarte’.

“Io faccio l’ad del Mlan, me ne curo 24 ore al giorno, ma ci sono cose che passano sopra la mia testa e i discorsi degli azionisti spesso li leggo dai giornali”.
Una pietra miliare, il riassunto definitivo del Milan ‘cinese’: un baraccone di cui non sa un cazzo nemmeno chi avrebbe dovuto averne le redini. Se dovesse scrivere un libro sulla vicenda riempirebbe a fatica un foglio A4 fronte/retro; per fortuna lo ha commissionato in anticipo. Fassone è come George Costanza in un famoso sketch di Seinfeld: non è sicuro di avere ottenuto il posto di lavoro ma si presenta lo stesso in ufficio sereno e beato, e passa 8 ore al giorno a rigirare una fantomatica pratica.

Vittima, fino a un certo punto, o attore della ‘farsa’? Non è un problema nostro. La gestione è stata disastrosa: il Milan post-Giannino è più debole mediaticamente e politicamente, con una reputazione peggiore, con ricavi analoghi (che senza l’Europa si appiattiranno nuovamente attorno ai 200 milioni). Per me il Giannino era avviato al fallimento; non ci capisco nulla di finanza, ma pare che il rapporto di bilancio redatto da Earnst&Young indicasse la stessa possibilità. E il club al momento è nelle stesse condizioni, con gli strascichi della campagna acquisti 2017 (al momento fallimentare) a trascinarsi.
Cosa sia andato a Londra a chiedere ad Elliott non ci è noto. Abbiamo imparato purtroppo che la ‘trasparenza’ di Fassone è diversa da quella del Condor ma i risultati sono gli stessi: una marea di fuffa in cui districarsi. Il Cravatta interveniva direttamente sui suoi molti amigos della sala stampa, mentre Marcolino Semprimpiedi lascia campo ad ogni illazione, e a qualche influencer che purtroppo ha capito tardi che si trattava di un bluff, puntandoci delle fish. Sempre che non conceda una nuova intervista pregna di nulla.

E il Mira? Altra puntata a perdere. Pensavamo di puntare su un cavallo da corsa non di razza ma con possibilità, invece non ne ha granchè. Anzi, non è nemmeno un cavallo. I dubbi sul ‘progetto sportivo’ e soprattutto sulla costruzione della squadra sono emersi subito. L’All-in su giovani e tre come Bonucci, Biglia e Kalinic da ficcare in mano a Montella per fare risultato subito è stato un disastro. Siamo stati competitivi per due partite. Senza accorgimenti ulteriori, piani futuri, innesti programmati e idee che avrebbero già dovuto essere chiare questa rosa non può ottenere grandi risultati e lo ha già dimostrato. E’ come una scala reale a cui mancano delle carte, ma non si possono più chiedere. La base è buona, e la qualità dei singoli anche; è tutti insieme che funzionano poco. Il capo scout e il DS sono due lavori diversi. C’è poco altro da aggiungere con quei vuoti a centrocampo che se non coperti saranno fatali ad ogni obiettivo, col Mondiale a dimostrare che oggi i fisici tosti servono quanto i piedi fini, la velocità e la capacità di contrastare sono fondamentali e a noi mancano.
Ci sarebbe spazio per manovrare con le cessioni, ma pare che i muro-vs-muro di Mirabelli abbiano ingessato il mercato in uscita. Bacca rompe i coglioni di un anno per uscire con lo sconto, prima a Siviglia e ora al Villareal, ed è ancora qui; toccherà dire ‘per fortuna’?. Gustavo Gomez per 1 milione che balla è ancora in carico. Sono solo esempi, situazioni che si risolveranno magari, ma stante l’urgenza di reperire risorse e abbassare il monte stipendi queste operazioni dovevano già essere definite. Ah già, l’urgenza ce l’abbiamo noi che poi paghiamo i biglietti e le tv. Fra un mese parte il treno e noi abbiamo preso tre p0 di gianniniana memoria.
Non parliamo poi di quelli che dovevano uscire per finanziare il mercato. La guerra di peti con Raiola (che abbiamo appoggiato ingenuamente) e la clausola su Suso sono stati tentativi a vuoto di indirizzare il mercato in uscita; ma il terrore è che i possibili interessati siano alla finestra aspettando scenari per noi peggiori, obblighi di rientro, scelte volte al ‘risanamento dei conti’ come anticipato da Elliott, per portarsi via a meno i nostri talenti e non solo quelli invisi o in predicato di uscire.
Dei ‘Piano A’ e ‘Piano B’ non c’è traccia. L’attesa del TAS è la scusa, in verità di idee non ce ne sono ed è forse rimasto spazio per qualche altra operazione tipo Halilovic, fra l’altro pare sgradita ai nuovi controllanti. Sembra di essere tornati al periodo Galliani-Gancikoff, con solo operazioni di contorno (nel senso di servite a lato dei primi e dei secondi) e tanta fuffa. La sensazione è che Mira non abbia alcun potere decisionale ora. Rimane invece il ‘Piano in C’ quello del “decide Gattuso”. Te capì Rino? In C a te.

Facce da ‘too much malakia’

Per Gennaro Ivan, l’unico a cui personalmente tengo lì dentro oltre a un pugno di giocatori, parla la sua faccia al ritiro. Una faccia da ‘too much malakia’. E’ lui il primo dei fregati. Già non ha molta esperienza, e ripartire con il solito carico di attese e speranze trovandosi davanti avversarie rafforzate (parlo dell’Atalanta e della Fiorentina) sarebbe stata già dura. Adesso senza certezze, senza mercato e senza prospettive si fa impossibile in un ambiente devastato come quello attuale. Come già scritto il ‘terzo posto’ parziale dell’anno scorso significa solo che Rino è capace (non un fenomeno) e che questa squadra può performare, ma le condizioni erano particolari ed irripetibili. Elliott ha rassicurato sulla sua permanenza? Bene, ma quando salterà effettivamente il management attuale sarà un altro paio di maniche. I discorsi tattici mi interessano davvero poco in questo momento. Stare ad arricciare il naso per la mancanza di un tecnico esperto o meno ‘catenacciaro’ sarebbe il colmo dell’incoscienza. La situazione di caos non va sottovalutata; il nostro uomo può vicino al campo e ai suoi problemi, Gattuso, uno che conosciamo da sempre e da sempre leggibile come un libro aperto, pare infatti rassegnato come mai era capitato di percepirlo.

Prima di scendere in strada a fare i caroselli per Elliott aspetterei e parecchio. La scottatura cinese è ancora evidente, ci sono pur sempre gli strascichi del Giannino e comunque la massa di news che ci ribaltano addosso tutti i giorni sono impossibili da decifrare. Lo dico chiaramente: il ‘liberi tutti’ seguito alla caduta dello stalinismo berlusconiano è più terrificante della dittatura mediatica che per prima ci ha portati su Milan Night. Non ci sono porti sicuri, è un assalto continuo alle nostre speranze, al buonsenso, al nostro club.
Le prime mosse del fondo sembrano conservative: presidente pare sarà Scaroni, cambia il cda. ma nessuna rivoluzione. I comunicati ufficiali sono sempre rassicuranti: lunga gestione, successi. Almeno non hanno ringraziato Berlusca o Li.
In questi giorni data l’evidente conclusione in farsa del regno cinese hanno ripreso vigore le suggestioni su ‘vendita differita’ ed altro, che appaiono le più plausibili in base alle informazioni raccolte e i fatti accaduti almeno pur parlè, per rendere a livello umano e razionale una situazione con un livello di complessità al di fuori della portata di chiunque (meno di chi l’ha messa in piedi, forse, ma magari pure loro sono stati sorpassati dagli eventi). Ma se così fosse Elliott sarebbe stato assistente in regia o forse produttore. Affidabile, no?
Comunque inutile correre avanti. E’ ancora l’estate dei morti viventi, probabilmente la meno appassionante di sempre, una delle più difficili da seguire. In attesa di qualche buona e soprattutto certa notizia, magari al TAS dove la squalifica secca potrebbe trasformarsi in multa salata, continiuamo a rivedere dallo shockante finale rivelatore tutto il teatro della stagione 2017/18, la meno reale della storia, sperando che sia terminato. Il rischio è di diventare tutti una gran massa di zombi. E non manca molto.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.