La panchina

3896

Ed eccoci con la pausa per le nazionali dopo una vittoria meritata contro la Roma, squadra che non battevamo a San Siro da oltre tre lunghissimi anni e contro cui vantiamo solo vittorie (due) nel 2018. Certo non significherà molto, ma nel giro di pochi mesi siamo riusciti a sconfiggere sia in casa che all’Olimpico una formazione in grado di prenderci a schiaffoni parecchie volte negli ultimi tempi fermandosi ad un pareggio nelle rimanenti.
E’ ancora calcio d’agosto, fatto di parecchie cose da sistemare e preparazioni fisiche non ancora perfette però dalla fine del periodo gianninesco ad oggi la squadra mostra progressi, lenti, spesso zoppicanti, ma pur sempre progressi. Non abbiamo una squadra di grandi giocatori, Higuain escluso, ma pur mancando di una signora mezzala abbiamo un buon undici titolare ed alcune buone riserve come Laxalt e Castillejo. Chiunque abbia definito il fenicottero come un clone di Suso a mio avviso o non lo ha mai visto in vita sua o si deve dedicare ad altro, sicuramente non può fare il giornalista. L’uruguaiano e lo spagnolo portano finalmente velocità nella manovra, un’arma imprescindibile nel calcio moderno, oltre ad un senso di verticalità per noi dimenticato da tempo. C’è poi Bakayoko, giocatore che non mi ha mai fatto impazzire, ma credo che col tempo lo vedremo titolare spesso e volentieri.
La squadra a mio parere rimane incompleta e troppo soggetta allo stato di forma di Biglia in mezzo al campo (privo di un vero cambio minimamente all’altezza) o Suso in avanti, ma quantomeno abbiamo qualche chance in più dalla panchina, perché quando il mister si gira dalla sua area tecnica vede Cutrone, Laxalt, Castillejo e Bakayoko, l’anno passato i primi cambi erano i Borini di turno o comunque giocatori che non potevano darti una scossa o una variante tattica decente.
Ci sono progressi che spesso non possono soddisfare il tifoso, ma se parti da sottozero e ad un anno e mezzo della rivoluzione copernicana batti la Roma due volte consecutive nel 2018, dopo essere stato usato come punchball per molti anni dai giallorossi qualcosa, seppur poco, vorrà dire. Siam tornati? No, stiamo ricominciando a camminare e ci vorrà pazienza perché si cadrà e ci si rialzerà più volte. Guardate la Lazio. Ha perso le prime due partite contro il Napoli e la Juventus (mica pizza e fichi) e nonostante un Frosinone davvero scadente ha dovuto sudare per portare a casa i primi tre punti, perché la palla scotta per tutti quando mancano i punti, figuriamoci per il Milan chiamato a tornare ai vertici quasi fosse un diritto divino.

Capitolo Europa League. Appartengo alla schiera di chi considera il girone equilibrato e non una passeggiata di salute. Quello della passata stagione invece lo era eccome e avremmo dovuto chiuderlo con 6 vittorie su 6 incontri vista l’impellente necessità di punti per rimpinguare un ranking uefa inferiore di quasi il 50% rispetto alla Fiorentina ed equiparabile a quello di Paok, Bruges o Apoel Nicosia. Si avete letto bene, Apoel Nicosia.
Ebbene sì, il Milan deve necessariamente andare avanti nella competizione e cercare di vincere tutte le partite del girone visto che in saccoccia abbiamo la miseria di 28 punti e l’anno prossimo ne perderemo 16. Se si vuole tornare a contare un minimo nei prossimi anni non solo dovremo fare acquisti di valore, ma si dovrà pensare alla coppa, qualsiasi essa sia, come elemento fondamentale per programmare il proprio futuro perché da lì arriveranno i big money.
Guardando al girone è indiscutibile come l’urna ci abbia evitato le più forti della prima fascia, ma l’Olympiacos è una squadra ben abituata alla Champions ed il Betis è sempre un club spagnolo con un livello tecnico superiore alla stragrande maggioranza della squadre presenti non solo in terza fascia ma anche in seconda. Giusto domenica ha battuto nel derby quel Siviglia capolista nella prima fascia del sorteggio dei gironi d’europa league e questo dovrebbe far capire come non vadano assolutamente sottovalutati. Ad aumentare l’equilibrio c’è poi il Dudelange autentica cenerentola del girone che con tutta probabilità trasformerà il gironcino in una vera e propria lotta a tre in cui un passo falso contro di loro potrebbe costare carissimo. Il Milan debutterà proprio contro i lussemburghesi e la goleada dovrà essere d’obbligo proprio per questi motivi.

Capitano e vice capitano. No, non voglio parlare di Romagnoli, ma di Montolivo e Abate. Il primo lo abbiamo letto su ogni “probabile formazione” possibile ed immaginabile della passata stagione (chissà perché) e ad oggi non risulta convocato in partite ufficiali anche se è presente nella lista Uefa. Questo dice molto sul personaggio prima ancora che sul calciatore e la permanenza in rosa dello stesso Bertolacci a causa della mancata uscita di simmenthal direi che chiude il cerchio. Abate sembra poter ricalcare le orme di Capitan Giannino della passata stagione ed esattamente come la natura morta di Caravaggio, spero di vederlo in campo eccezionalmente solo fino a quando il buon Andrea Conti non si sarà ripreso lasciando così la fascia a lui e a Calabria accomodandosi per sempre in tribuna perché la panchina è pure troppo.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.