Franck Kessié il presidente

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– Perchè ti chiamano Presidente a Milanello?
– Perchè Frank Kessié è il presidente della squadra. (ride)
– E perché?
– Perchè sono il capo frate…spogliatoio, tutto. (ride)

Un raggiante e divertito Frank Kessié risponde così, in terza persona, all’intervista di domenica a bordo campo restituendoci un giocatore completamente diverso rispetto a quello che litigò pesantemente con Biglia non più tardi di un anno e mezzo fa, in quello che fu il punto più basso della sua esperienza milanista. Il tank rossonero non sarà il presidente di Milanello, ma a mio modo di vedere è indubbiamente il re incontrastato del centrocampo dove domina con una facilità e direi strapotenza disarmante. Così dopo circa tre anni con più bassi che alti, il giocatore ivoriano sembra essere giunto a quella maturità sportiva tanto attesa e ben rappresentata dai 32 mln di euro spesi nell’estate 2017.
Sono sincero, io non ci credevo più perché per due anni e mezzo non l’ho visto crescere in nulla, anzi sotto alcuni aspetti mi sembrava pure regredito, poi è arrivata la cessione di Suso e con lui l’abbandono del 433 per passare inizialmente alla comfort zone del 442 prima della virata decisa verso il 4231. Complimenti a Pioli per questa scelta perché ci ha restituito due giocatori persi, o comunque sacrificabili, su livelli alti per non dire altissimi.
Kessié da mediano in un centrocampo a due è tutto farina del suo sacco e dopo le prime uscite non ci avrei scommesso più di tanto perché l’ho sempre ritenuto più bravo come incursore che come interditore. Non avevo capito proprio niente grazie a Dio. Frank dopo le prime partite in cui è apparso oggettivamente un po’ spaesato nel nuovo ruolo, ha preso sempre più confidenza con la nuova disposizione tattica e i nuovi compiti crescendo in maniera vertiginosa in tutto: sicurezza, interdizione, padronanza dei momenti difficili.
Ho sempre detto che prima di tutto servono i giocatori forti e non cambio opinione, però se un mister riesce a far esprimere i propri uomini nelle posizioni a loro congeniali magari si scopre che qualche brutto anatroccolo alla fine era un cigno. Per me Kessié è un cigno e lo dico senza mezzi termini, con lui in campo non mi svenerei per Bakayoko, anzi cercherei un giocatore affidabile per fargli tirare il fiato ogni tanto anche se adesso è molto più lucido e a mio parere molto dipende dai nuovi compiti in campo. Nel ruolo di mezzala era spesso disordinato, correva tanto, ma sovente a vuoto con sortite in avanti più dovute alla straripanza atletica che a reali schemi, senza dimenticare le amnesie in fase di copertura; oggi Kessié è un altro giocatore, non fa più scorribande in avanti ma presidia il centrocampo davvero come un tank demolendo ciò che passa di lì per poi restituire palla ai compagni anche se con tre uomini aggrappati sulla schiena. Si capisce lontano un miglio che per i nostri quando lui recupera palla è come metterla in banca, lo si vede da come si dispongono pensando ad iniziare una nuova azione offensiva piuttosto di indietreggiare.
Frank, presidente, te lo dico col cuore: scusami, non avevo capito un cazzo.

Da Crotone il Milan torna con spirito rinfrancato perché nonostante l’assenza di Ibrahimovic e l’infortunio occorso nel secondo tempo a Rebic, Donnarumma non ha effettuato una sola parata. Certo stiamo parlando di un avversario che con tutta probabilità retrocederà senza colpo ferire, ma per noi era la quarta partita in undici giorni da inizio stagione e con un numero tale di assenti da dover giocare sia in coppa che in campionato con due ex primavera. Il Milan ha amministrato, corso poco perché oggettivamente stanco, ma non ha mai dato segno di subire l’avversario né si è mai disunito mostrando grande coesione negli interpreti. E’ forse questa la cosa migliore, direi la più bella, un gruppo sano che si diverte e crede in ciò che sta facendo proponendo un buon calcio. Non siamo diventati forti improvvisamente, ma gradualmente stiamo diventando una squadra e la ritrovata unione societaria ha il suo peso in tutto questo. Aggiungiamoci che siamo pieni di ragazzi giovani e si può capire come solo la continuità li aiuterà a crescere. Un caso emblematico credo sia il buon Pino arrivato come oggetto misterioso dal Belgio. Le sue prestazioni iniziali erano da pulcino bagnato, poi col tempo sta prendendo confidenza con ruolo e compagni e sono le stesse giocate provate a far capire come stia aumentando la sua fiducia. Non stiamo parlando di un fenomeno, ma ha 21 anni e mi sembra un giocatore diligente, pronto al sacrificio e senza grilli per la testa, fino a pochi anni fa un miraggio.

Stiamo ricostruendo e capiteranno i momenti no, proprio perché è una squadra molto giovane, ma dopo tanto tempo si sta vedendo una luce in fondo al tunnel. Ad oggi non ho alcuna certezza di arrivare tra le prime quattro vista la foltissima concorrenza, anzi, ma sottovoce mi sento di dire che un progetto si inizia a vedere e se le varie parti faranno fronte comune (vedasi il famoso mix giovani ed esperti con Ibra e Kjaer confermati) potremo tornare a dei buoni livelli in un tempo non così lungo.
Questa scalata inizia giovedì sera con lo spareggio playoff contro i portoghesi del Rio Ave che come al solito saranno magistralmente presentati da Larry in mattinata. Perchè la scalata inizia proprio dal Rio Ave? Beh semplice, per quanto l’Europa League sia la coppa minore rimane una vetrina importante per i giocatori e la società sia dal punto di vista dell’esperienza che da quello della visibilità. Far tornare il marchio Milan in europa significa far capire che non siamo scomparsi e più duraturo sarà il nostro percorso, maggiori saranno gli occhi puntati su di noi perché in fondo in europa gli occhi per noi ci sono sempre. Battiamo i portoghesi e ricominciamo a calcare i campi europei.

Forza ragazzi

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.