Fino a Verona e oltre

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Dopo la sempre sonnacchiosa sosta per le nazionali ci aspetta un ritorno in campo che evoca fantasmi e brutti ricordi come se piovesse: trasferta in casa dell’Hellas Verona, nell’orrendo stadio ‘Marcantonio Bentegodi’. A parte le rivali storiche inter e juventus credo che sia la squadra che ‘odio’ di più a livello calcistico, per almeno una decina di solidi motivi. Alcuni di questi motivi sono facilmente ricostruibili e affondano le radici nella storia del Milan.  Altri sono legati alla loro “”””tifoseria””” non sono solo strettamente calcistici (anche qui non è difficilissimo intuirli) e altri ancora afferiscono alla mia vita personale e quindi giustamente vi interesserebbe pochino sentirveli elencare in questo spazio.

Insomma, sento parecchio la partita di domenica sera e la rivalità con quei cosi in riva all’Adige. In linea teorica però, nonostante la mia scarsa fiducia (eufemismo) verso la rosa e la guida tecnica dei Rossoneri, i valori in campo dovrebbero essere talmente diversi da metterci al riparo da sorprese. Ma il momento della stagione in cui arriva questo appuntamento e il fatto che sia prima del derby non mi lascia comunque tranquillo.

Ispirandomi a una recente chiacchierata con l’amico Seal, l’Hellas è un’accozzaglia di mestieranti più o meno stagionati (gli ex rossoneri Bocchetti e Pazzini, M.Veloso, Badu, Vitale), prestiti (Pessina, Gunter, Amrabat, Adjapong) e pippe assortite. Spero davvero di non provocare l’effetto opposto, ma si tratta di una delle più serie candidate alla retrocessione nonostante la vittoria tra ‘disperate’ in quel di Lecce.

Lapalissianamente auspico una vittoria che consenta di arrivare al Derby senza l’acqua alla gola, magari con una espressione di gioco migliore rispetto al mediocre spettacolo offerto contro il Brescia un paio di settimane fa. Importante sarà anche la scelta dello schieramento in campo, soprattutto per un fissato della tattica come il Giammaestro: riproporre un 433 mascherato come nell’ultima a San Siro potrebbe significare la definitiva svolta verso un realismo gattusiano e la rinuncia assai prematura alle ambizioni di 4312.

Fari puntati su Piatek, che deve sbloccarsi al più presto anche perché una domanda mi ronza in testa dal giorno della chiusura del mercato e forse anche da prima: ma se non dovesse segnare il Pistolero polacco… chi lo dovrebbe fare in questa squadra ‘costruita’ con ben poco raziocinio??

Alzando un po’ lo sguardo rispetto all’immediato futuro della sfida alla squadra di Juric, nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di chiacchierare di Milan con amici rossoneri. Uno di loro (Marco, cui mando un saluto e un abbraccio) mi ha fatto questa domanda, tanto semplice quanto ficcante: “Ma secondo te il Milan nel giro, diciamo, dei prossimi dieci anni tornerà ad essere più o meno quello che era o quello che è oggi un Real Madrid”. La mia risposta è stata seccamente NO. Dieci anni ahimè sono troppo pochi visto il quasi quindicennio di devastazione atomica da cui siamo reduci. E in ogni caso qualsiasi progetto o pensiero di rinascita, che sarà ovviamente graduale, lenta, incerta e piena di inciampi, deve basarsi sulla cessione della società dal fondo di investimento attuale ad una proprietà che abbia a cuore le sorti sportive dell’AC Milan e che voglia in qualche modo riportarlo nelle alte sfere della nobilità calcistica prima italiana e poi europea.

Senza questo passaggio rimarremo sempre in un limbo di mediocrità lastricato di Giampaoli, di Castilleji, di ricordi sempre più sbiaditi e di bandiere bruciate dopo essere state usate come specchietto per le allodole e come diversivo (Inzaghi, Seedorf, Gattuso, Leonardo, Maldini, Boban, ecc)

Nonostante questo e nonostante tutto

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

 

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!