On and Off – Episode Two

8168
capitano, ci siamo capiti vero ?

Fatemi capire …
Mi sveglio alle sei e mi sparo 800 km tra Abbiategrasso e Nola con la macchina carica come un TIR, arrivo, scarico, monto sto cazzo d’affare (maledetto me ed il giorno che l’ho venduto), tutto di corsa. Poteva andare tutto bene ? ma manco per il cazzo. Nella fretta monto un pezzo al contrario e, naturalmente, me ne accorgo solo alla fine quando accendo lo strumento e mi segnala un errore. Smonto, rimonto e, finalmente, sembra andare tutto bene. Sono le sei e mezza del pomeriggio. Con una scusa saluto il cliente e mi defilo per scappare, gli do appuntamento per la mattina dopo per il corso e mi fiondo in albergo. Al check-in lancio il documento alla receptionist pur che mi dia la chiave della camera al volo. Corro su per le scale ed attacco il portatile. Mi collego al WI-FI dell’albergo, merda, è più lento di Montolivo… Tiro due saracche estraggo la magica saponetta Vodafone e finalmente tutto funziona. Il collegamento a DAZN c’è, sono pronto. Rinuncio ad una cena nel mio ristorante preferito di Napoli e mi faccio spennare nella mensa dell’albergo per una mozzarella rancida, che rischio di sputazzare mentre mi leggo la presentazione del live di Milan Night (i cross per Gulliver ed Halilovic che è in panchina anche se non sappiano chi è mi fanno letteralmente sbellicare) ed un trancio di tonno che immagino abbia pescato l’U 535 durante le seconda guerra mondiale scongelato giusto per il pollo milanese che ha avuto la sventura di sedersi al tavolo del loro “ristorante”, tutto questo pur di vedermi Empoli Milan…

Lo confesso, una volta per un Empoli Milan non avrei fatto un plisset. L’avrei guardata se fossi stato comodamente a casa a farmi i fatti miei spaparanzato sul divano e con un  bicchiere di “Diplomatico” in mano ma, in una situazione simile, avrei rinunciato a tutto lo sbattimento. Sarei uscito comodamente a cena limitandomi, una volta ritornato in albergo ben pasciuto (ed allegro…), a controllare il risultato, certo che l’unica incognita era con quale punteggio avevamo vinto e non se. Stavolta no perché c’era in ballo molto di più che un semplice Empoli Milan. Per quanto questo inizio di campionato sia stato contrastante vincere ad Empoli, con la speranza di incassare i tre punti contro il Genoa, darebbe un significato alla stagione, qualsiasi altro risultato decreterebbe lo stato d’emergenza. Nonostante tutto, ero sicuro che l’avremmo portata a casa in un modo o nell’altro. Mi chiedevo solo se sarebbe stata una vittoria per manifesta inferiorità dell’avversario, come è stata con il Dudelange (i tre punti che mi hanno fatto più incazzare degli ultimi 10 anni), o se avremmo vinto come deve fare una squadra che è semplicemente più forte dell’avversario e gioca di conseguenza in attesa della sfida contro uno dei migliori Sassuolo della sua storia (tranne quando giocano contro i carcerati) che avrebbe decretato chi siamo, o possiamo essere, veramente. Si, ne valeva la pena…

Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Lo stato d’emergenza è stato ufficialmente decretato e, d’altra parte, lo certifica la faccia di Maldini quando lo inquadrano sugli spalti del Castellani all’85′. Immagino come può essere stata la vostra. Per quanto mi riguarda evito di guardarmi allo specchio che è meglio.

So che si può obiettare che eravamo senza il nostro uomo migliore (Higuain), che tutto sommato guardando le occasioni avremmo pure meritato di vincerla, che Terracciano ha giocato la miglior partita di tutta la sua vita prendendo anche le mosche che volavano in mezzo ai suoi pali, che anche la sfiga ha voluto la sua parte, tutto vero. Ma non mi dimentico che anche l’Empoli era senza il suo uomo migliore (Zajc), che gli mancava Pasqual, e che il tanto vituperato Donnarumma (l’unico che salverei insieme a Bakaioko), ha preso due palle strepitose senza le quali ho paura a pensare come sarebbe andata a finire. Caputo, Krunic, Di Lorenzo, Mch’elidze, Traorè Junior, Veseli, Bennacer, La Gumina, Marcjanik, Brighi, Provedel,  Jakupovic, Untersee, Maietta, Lollo, Terracciano, Rodriguez (Alejandro), Polvani, Ucan, Rasmussen (e non sto parlando del mitico esploratore dei ghiacci eterni), Mraz, Silvestre, Capezzi, Fulignati. Non è l’elenco telefonico del comune di Morterone (il borgo più piccolo d’Italia per la cronaca), No ! Questi sconosciuti sono i giocatori dell’Empoli, quelli che hanno pareggiato con noi e per di più dopo essere andati in svantaggio. Se mi chiamassi Neo ed avessi preso la pillola rossa, se mi svegliassi in matrix e scoprissi che tutto quello che credevo vero era solo il mondo virtuale che mi proiettavano nel cervello, ci potrei credere ma non mi chiamo Neo e l’unica cosa che ho preso è un bicchiere di Lagavulin al bar dell’Albergo pagato come fosse oro liquido.

Mi rifiuto di analizzare, mi rifiuto di pensare, mi rifiuto di cercare scuse. Non mi interessa di chi è la colpa, chi ha sbagliato e chi si dovrebbe salvare e, per inciso, la colpa non può essere solo di questo o di quello. Le colpe sono di tutti ! Non ci sono se e ma, non ci sono ragioni che tengano, stavolta siamo andati troppo oltre. Queste figure potevano capitare al Giannino (Vi ricordo che non giocavamo a San Siro dove non si può pensare di dominare l’Empoli), ma in questo Milan, se pretende di chiamarsi Milan, non sono accettabili. Domenica scorsa ero a San Siro per Milan Atalanta in modalità tifoso on. Il pareggio mi ha dato fastidio ma, tutto sommato, ero uscito dallo stadio dopo aver visto una partita che mi aveva lasciato l’amaro in bocca per il pari ma nella quale avevo visto sprazzi di squadra e di gioco. Questa sera mi rimane in bocca solo l’amaro dovuto al travaso di bile (ed al tonno ultrasettantenne che mi si ripropone…).

Siamo solo all’inizio della stagione e c’è tempo. Si può rimediare, si può migliorare e non buttare via tutto. Ma pretendo silenzio e lavoro. Silenzio dei calciatori, dell’allenatore e  silenzio della società. Zitti, tutti zitti, perché qualsiasi cosa diciate ora puzza solamente di scusa o proclama. Zitti, tutti, muti e con la testa bassa. Quando le cose non vanno non si cercano scuse, non si dà la colpa agli altri, alla sfortuna ed al destino cinico e baro. Si pensa. Ci si prende intimamente le proprie responsabilità e si cerca di capire dove si sta sbagliando e cosa si può fare per migliorare, ognuno per quanto di sua competenza. Niente comunicazioni, niente social, niente conferenza stampa a cazzo, niente proclami e niente buone intenzioni. Zitti, muti e basta.  Fatemi capire se tutta la nostra passione, se il fegato che ci stiamo mangiando, se la fiele che dobbiamo sorbirci ha una ragione d’essere. Se abbiamo un futuro o se è meglio che ci dedichiamo ad altro. Fatemi capire. Adesso, perché tempo non ce n’è più… Non ho soluzioni, sono solo un tifoso, e come tale posso solo giudicare quello che vedo e non quello che c’è dietro. Non ho idea di cosa abbiano in mente, non so se sono consci di quanto sta capitando, non sò nulla. Spero solo che chi ne ha la responsabilità lo sappia e sappia cosa fare. Non butto tutto nel cesso e spero sempre che le cose migliorino. Nel frattempo, anche se stasera faccio una certa fatica, vi mando lo stesso il mio migliore

FORZA MILAN, perchè mai come ora ne abbiamo bisogno…

PS: E’ quasi l’una di questa mattina quando finalmente rimetto piede in casa. Nonostante l’occhio pallato riesco a dare un’occhiata al post concio che averlo scritto nel momento peggiore, cioè subito dopo il fischio finale di Empoli Milan, poteva indurmi a dire cose di cui avrei potuto pentirmi. Ammetto che se lo scrivessi ora probabilmente userei toni più morbidi ma che volete farci. E’ sempre la solita storia. On ed Off. Possiamo vincere o perdere, anche male, possiamo incazzarci a morte, dire che in fondo non ci frega nulla, che lasceremo perdere e penseremo ad altro ma poi siamo sempre qui. A proposito, domani ce la giochiamo con il Sassuolo. Modalità tifoso ON attivata …

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.