Epifania rossonera

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Oltre al chiaro riferimento alla giornata odierna che, come da tradizione, tutte le feste si porta via, la parola Epifania rimanda al concetto di APPARIZIONE. Tutto il popolo rossonero vorrebbe che si palesassero un centrocampista di qualità e una punta (esterna o centrale o polivalente a seconda dei gusti di ognuno).

E nell’attesa ci troviamo spettatori dei colpi per l’estate di Inter e Juventus: Godin e Ramsey. Mica due a caso.

Quindi visto che oggi calze, carbone e dolciumi la fanno da padrone, ecco le mie personalissime calze della Befana in salsa milanista. E le vostre?

Calza con dolcetti di marzapane per BAKAYOKO: con il buon Timouè noi milanisti abbiamo esercitato una caratteristica che ahimé ci contraddistingue da tempo, ossia la mancanza di pazienza. Si pretendeva che il numero 14 scendesse pronti via in campo facendo la differenza e, una volta verificato che non stava succedendo, lo abbiamo bollato come un Traorè qualunque. E invece ci siamo dovuti ricredere, quindi tanto dolce iper zuccherino per Bakayoko a compensazione del tanto amaro che gli abbiamo propinato, sperando che le annose vicende della nostra dirigenza e del budget a disposizione ci consentano di confermarlo a giugno

Calza con caramelle alla Red Bull per LEONARDO e MALDINI: è davvero troppo importante, visto che l’attuale proprietà è un fondo di investimento e che il buon Gazidis è arrivato ieri l’altro, che i due totem della storia rossonera siano vispi presenti e attivi nel tenere la barra dritta all’interno della squadra, nei rapporti coi tifosi e coi media e sul mercato. Il loro essere (troppo) spesso in versione fantasmatica ha danneggiato non poco un allenatore come Gattuso e una squadra che sono già alle prese con un’impresa non di poco conto. Importante anche che Leonardo non pretenda di trovare nella sua calza sempre le letterine dell’Uefa a tema Fair Play finanziario come scialuppe cui aggrapparsi per la lentezza del nostro processo di rinascita.

Calza con caramelle verdi (speranza) per PAQUETA’: la speranza è la nostra che vorremmo fosse davvero un giocatore capace di darci qualità in tempi brevi, pur tenendo conto dei tempi di ambientamento che abbiamo ignorato (vedi sopra) per Bakayoko. L’investimento è molto importante e si auspica azzeccato. E la speranza deve anche essere la sua, quella di aver fatto la scelta giusta per la propria carriera. E in generale la speranza è quella di vederlo già tra 5 giorni in Coppa Italia giocare almeno uno scampolo di partita per iniziare a farci un’idea.

Calza con caramelle al fosforo per chi pretende che il calcio sia più avanti di Economia e Politica italiana: a due settimane dall’evento, nonostante si sapesse da una vita che la Supercoppa Italiana si sarebbe giocata in Arabia Saudita, si è scatenato il battage politico bipartisan e dell’opinione pubblica che condannano la scelta puntando il dito contro il calcio. Tutto giusto e tutto corretto, peccato che sia pratica pelosa e ipocrita. Gli stessi che non hanno il coraggio di bloccare gli investimenti in Arabia Saudita, gli stessi che non hanno mosso un muscolo all’assegnazione dei prossimi mondiali al Qatar, gli stessi che nel loro libro clienti hanno più sauditi che altro, gli stessi che si fanno fotografare con gli emiri ogni due per tre. Ecco, questi stessi puntano il dito contro il calcio che non fa altro che seguire il loro esempio e, spinto dai soldi, si getta nell’impresa saudita senza remore. Si pretende dal calcio che sia più avanti e più puro del sistema che lo circonda e lo governa, perché è semplice ‘sparare’ sul calcio, anche se la coscienza sporca è di chi preme il grilletto. Ovviamente questo discorso non vale per chi si batte ogni giorno per i diritti umani nel mondo e che ha tutto il diritto di puntare il dito verso questa scelta nefasta, che andava evitata in ogni modo.

E specifico, a scanso di equivoci, che ho trovato poco saggia la scelta della stessa Lega Calcio di autoincensarsi sui grandi risultati della prevendita dei tagliandi e di rispondere con l’improvvido comunicato del ‘pecunia non olet’ di Micciché.

Detto questo se vi interessa la mia opinione, non mi sono mai piaciute le supercoppe all’estero, fin dai tempi di quel Milan – Torino a Washington (correva l’anno 1992). Figuriamoci se mi piace la scelta dell’Arabia Saudita, che si gioca con Tripoli la palma della peggiore nella piccola storia delle Supercoppe italiane in trasferta.

Calza con caramelle all’acqua santa per GATTUSO: con tutti i suoi limiti spero, per lui e per il Milan, che Rino si possa giocare il girone di ritorno con una situazione infortuni più normale rispetto a quella allucinante vissuta nel girone di andata. In modo da potersi giocare le proprie carte senza poter addurre alibi. In modo da provare a raggiungere quel quarto posto che sarebbe svolta fondamentale nella tortuosa e ripida salita verso la rinascita del nostro Milan.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!