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Non c’è un cazzo da fare, l’opinione milanista è di nuovo polarizzata: i ‘gattusiani’ da una parte, i ‘post-sacchiani’ dall’altra. Ma cerchiamo di conoscere queste due nuove razze osservandole con rigido distacco, come biologi tardo settecenteschi (soprattutto ‘tardo’).

Alcuni fan del gioco gattusiano in riunione tattica

I gattusiani.
Noti anche come ‘rattusiani’ o ‘fetusiani’ dalla contrazione del nome del loro idolo, Gattuso, l’allenatore più incapace dell’Universo il cui unico titolo è l’aver soppiantato Totò Schillaci come ‘Gran Visir de tucc i terùn’, ma nonostante ciò l’Unico che può guidare il Milan.
Inneggiano ciecamente all’ex giocatore sulla falsariga di Milan Channel durante il periodo Inzaghi. Al posto di guardare le partite mettono in loop il video delle migliori azioni dell’ex numero 8, una clip con sottofondo heavy metal di circa 2 minuti di cui 1 e mezzo occupato dalla corsa verso la Sud a Perugia, una furbata del calabrese appunto nell’ottica di gonfiare il video delle sue prestazioni decisamente poco spettacolari. Il resto sono falli, ululati, ghigni, altre corse inutili; all’incirca quello che si vede oggi in campo. Dopo la partita, quale che sia il risultato, difendono a spada tratta l’allenatore esordendo con “premesso che di Rino non me ne frega niente…”. Cagano talmente il cazzo col girone di ritorno 2017/18 da 39 punti che tutte le volte obbligano i loro detrattori ad andare a rivedere se effettivamente è veramente successo. Citazioni preferite: toccare con mano; veleno. Citazioni colte: lo 0-0 è la partita perfetta, ma non ricordano chi lo disse. Probabilmente un cieco. D’altronde quale se non uno 0-0 è la partita più clamorosamente goduriosa della Storia del Milan? Potrebbe proprio in questo momento scendergli la lacrimuccia ricordando la corsa di chi se non GATTUSO verso Buffon al 118esimo; inutile, ma altri 25 secondi della clip sopra menzionata.
Se la peperonata con nduja li supporta con visioni lisergiche possono arrivare a rievocare Capello o Nereo Rocco millantando che il Vero Milan è Cacciavite più che sacchiano.
La loro concezione del calcio è orientata al risultato. Siccome Gattuso non ha finora ottenuto alcun risultato, ecco che la loro analisi si concentra su quanto sia scarsa la rosa, sugli infortunati, sui cartellini gialli, sul Dio Vendicatore, sul governo (Salvini) ladro. Nonostante tutto Gattuso ha i seguenti meriti degni di Santificazione:
-Il terzo posto parziale dello scorso girone di ritorno.
-Il primo posto parziale nel segmentino di ottobre.
-Il supplementare eventuale della Supercoppa se l’arbitro avesse fischiato il rigore.
-La Febbra di Higuain.
-La seconda miglior difesa del torneo nelle ultime cinque partite.
-Lo spogliatoio compatto e allegro, ma non troppo.
-Montolivo in tribuna.
-Il fatto che oggi c’è il Sole.
-Il fatto che domani probabilmente ci sarà il Sole.
Secondo i gattusiani il Milan ha una squadra da ottavo posto ma arriverà terzo giocando come il Servette stagioni ’32-33 e ’33-34, allenatore Karl Rappan. Ma con più veleno, e più sterzate di Suso.

L’ultima squadra rossonera degna secondo i post-sacchiani

I Post-sacchiani.
Come tutte le elìte intellettuali allargate potrebbero tramutarsi in una sanguinaria setta proprio mentre stiamo scrivendo. O a causa di ciò che stiamo scrivendo.
I post-sacchiani si riuniscono al circolo del belgiuoco dove osservano (non ‘guardano’) le partite generalmente con un unico occhio perché dedicarne due sarebbe troppo. Lo sdegno che gli causano i primi esercizi di riscaldamento, che Sacchi faceva eseguire senza palla e bendati, è sufficiente a spingerli a scrivere anatemi sotto forma di commenti acidi per i seguenti 18 mesi.
La loro concezione del calcio è: palla sempre avanti, di minimo 10 e massimo 25 metri; massimo 2 metri dal suolo; massimo numero di passaggi per arrivare in porta: 8; massimo numero di incursioni laterari: 4 per tempo. Tempo per passare la metacampo: 8 secondi, come nel basket. Il pressing va fatto per 90 minuti anche ai raccattapalle e durante l’intervallo. I cambi vanno disposti al 55esimo, 66esimo e 77esimo in un rigido schema non modificabile: dentro un attaccante, un altro attaccante, un terzino di spinta. Frase preferita: “Il Milan degli ultimi 25 anni ha fatto cagare”. Anche se di anni, magari, ne hanno 22.
Ogni giocatore del Milan secondo loro deve giocare in posizione più avanzata, inclusi Romagnoli e Donnarumma. Ogni infortunato deve giocare dall’inizio, salvo Bonaventura che è una pippa e sta bene in infermeria.
Gattuso andava esonerato dopo il pareggio di Benevento. Gli ultimi 14 mesi sono solo uno spreco di tempo ampiamente previsto, un’inevitabile ulteriore tappa di declino morale. Ciononostante si possono attribuire a Gattuso le seguenti colpe:
-La sconfitta di coppa Italia con due autogol del portiere causati dall’ansia di Gattuso.
-L’eliminazione con l’Arsenal, più forte a causa dello stipendio di Gattuso.
-La qualificazione in Champions dell’Inter, determinante il pareggio nel derby a causa del catenaccio di Gattuso.
-La squalifica dall’Europa League, colpa della qualificazione all’Europa League ottenuta da Gattuso.
-Il rendimento di Calhanoglu, che con Gattuso è migliorato per poi peggiorare quindi è colpa di Gattuso: se non fosse migliorato sarebbe rimasto stabile.
-Il rendimento di Suso, che segna troppo per quanto è scarso e lento quindi è invendibile per colpa di Gattuso.
-Gli infortuni.
-Lo spread.
-Il freddo in inverno e poi il caldo in estate.
Secondo i post-sacchiani il Milan ha una squadra da ottavo posto ma deve arrivare terza giuocando con le due punte e il trequartista e deliziando le platee à la Brazil 1970. E l’unico che può fare ciò sarebbe Giampiero Gasperini, nonostante non giuochi il belgiuoco, non metta le due punte e non sia un sacchiano.

Dunque l’unico punto in comune fra le specie è che il Milan è una ciofeca, e un uomo solo può fare o disfare questo Benedetto quarto posto. Che poi, fondamentalmente, interessa poco. Il vero interesse è semmai lo scorno: se il Milan dovesse arrivare quarto Osanna per Gattuso, ma anche frustamento di coglioni perché verrebbe riconfermato Gattuso; se invece dovesse arrivare dal quinto in giù (anche magari a causa di un qualunque episodio) allora apriti Cielo! Cavi della batteria nelle palle a Gennaro Fetuso, pronto a tornare sui banchi della pescheria, ma anche grandi feste popolari e tripudi perché non sarebbe riconfermato.
Ora voi sicuramente capite l’ironia. Capite che questa ennesima spaccatura (di coglioni) è un’assurdità che conduce a ragionamenti assurdi come quelli sopra. I ‘sostenitori’ di Gattuso non possono essere considerati una massa di lobotomizzati figli di Pellegatti e Suma che gustano Catenacci d’antan come frutti prelibati; e i ‘detrattori’ non sono degli altrettanto lobotomizzati oltranzisti di un calcio che non esiste e non è mai esistito. E’ una guerra senza vittoria, perché per vincerla bisogna abbandonare la razionalità. In primis nell’attribuire a un singolo elemento del tutto (il manager) dei poteri taumaturgici e totalitari che non possiede. Gli allenatori sono fondamentali? E allora spiegatemi perché sono sempre gli anelli più deboli, e costano un decimo (se è tanto) rispetto ai calciatori.

La realtà è che il Milan 2018/19 è una squadra con identità e gruppo, ma non basta questo a renderlo un osso duro. Non è Gattuso che ha creato questo Milan. In verità è una buona squadra rispetto anche solo all’anno scorso. Per questo è giusto avere delle aspettative, anche in termini di gioco.
Il campionato è più equilibrato, proprio grazie a noi che abbiamo smesso di essere i materassi di chi ci sta davanti e grazie anche all’Atalanta e alla Fiorentina, anche loro più forti e continue della passata stagione. L’equilibrio si sta traducendo in una quota quarto posto probabilmente più bassa del solito.
E’ sempre realtà che il Milan non ha un organico abbondantemente più forte delle concorrenti. No, nemmeno della Lazio di Bastos e Caicedo, certamente non della Roma; sull’Atalanta parliamone: Gomez, Freuler, De Roon, l’ossatura del gioco della Dea, a me fanno tutt’altro che schifo.
Siamo giovani, e a gennaio abbiamo cambiato parecchio: centravanti titolare e mezzala titolare; e non abbiamo preso certezze ma prospetti. Questo pesa. E stanno rendendo. Forse quello stesso rodatissimo sistema che ci fa bestemmiare e gridare alla vergogna qualche merito ce lo può avere. Non mi sembra che Paquetà si stia ‘rovinando’, tutt’altro, mi pare stia diventando pronti-via uno dei centrocampisti più completi e dinamici del campionato. Se poi quei barabba della Gazzetta continuano a insistere che ‘deve giocare più avanti’ se no si intristisce, istintivamente mi viene da sostenere il contrario.
La realtà è pure che Gattuso è eccessivamente conservatore. Non prendersi mai un rischio, se non obbligato dalle circostanze, è il modo migliore per arrivare impreparati al momento decisivo. E quest’anno non ho dubbi: ci sarà. Quindi Rino si deve svegliare per tempo, pena arrivare quinti a un punto dalla quarta. E si, nel caso avrebbe delle ampie responsabilità.

Domani il margine di errore è 0.00. Quale che sia la vostra posizione su Gattuso bisogna essere consapevoli che finchè abbiamo il piede nella porta prima o poi potremo avere l’occasione di tirare la spallata; se ci chiudono fuori: tanti saluti. Da qui deriva una paura in bilico fra sana e malsana; non riesco proprio ad espormi. Poi via a Bergamo, per quello che già so che sarà la sfida finale (anche se mancano 3 mesi al finale) nonchè uno scontro finale (che continuerà altri 3 mesi) fra fazioni che genererà nervosismi fuori scala.
Voglio le ferie.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.