Demolire la storia

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Fine aprile. Un mese. E poi sapremo se davvero, per dirla come la canzone di Vecchioni che in questi giorni in tanti a Milano hanno per la testa, «luci a San Siro non si accenderanno più». Sarà davvero così? La partita è ancora da giocare, partita nella quale il Comune avrà un ruolo tutt’altro che secondario essendo proprietario e incassando 10 milioni annui di affitto, ma l’orientamento chiaro: l’ipotesi della demolizione e della costruzione di uno stadio ex novo che sorgerebbe nell’attuale parcheggio sta acquistando peso. E l’idea di una ristrutturazione del vecchio Meazza lo sta perdendo, schiacciata soprattutto dalle tempistiche avverse, 30 mesi contro 50-60, due anni e mezzo contro 4 e mezzo o 5. Durante i quali Milan e Inter, che nelle intenzioni e soprattutto nei business plan dei due club saranno stabilmente impegnati nelle coppe europee, in caso di ristrutturazione dovrebbero giocare con capienze ridotte. In un cantiere. Fra ruspe e sacchi di cemento. Con meno introiti. L’ago della bilancia fra le due opportunità sta in gran parte in questa valutazione di convenienza. (fonte: Corriere della Sera)

E così, quella che sembrava essere solo una boutade o una indiscrezione giornalistica, si sta trasformando sempre di più in una eventualità realistica. E’ sempre più probabile che San Siro venga demolito nei prossimi anni per la costruzione di un nuovo stadio, probabilmente condiviso, nell’area in cui oggi sorgono i parcheggi dello stadio più bello del mondo. Un vero colpo al cuore per chi su quei seggiolini ci è cresciuto e ci ha passato una fetta importante della vita. Un inno alla modernità e al dio denaro (perdonatemi la faciloneria) e un evento che ha riguardato ahimè altre strutture leggendarie, calcistiche e non. Cito a memoria Wembley, Giants Stadium, Stadion De Meer, Upton Park, Highbury e il prossimo venturo Calderon.

Da milanese e milanista che si avvicina ormai ai 40 anni non posso trattenere il dispiacere e il dolore per una scelta di questo tipo. Nel rassegnarmi però non riesco a comprendere come, una volta presa una decisione così drastica e devastante, si possa optare per una soluzione condivisa con l’Inter. Che senso ha sacrificare un monumento al calcio e alla passione, un simbolo di Milano nel mondo per poi ripiombare nella condivisione con la terza squadra cittadina? Persino Siviglia (giusto per fare un esempio), che conta circa la metà degli abitanti del capoluogo lombardo e due squadre assai meno gloriose, riesce ad avere due stadi. Milano invece no. Milano sta per trovare una soluzione che è demolire la leggenda e ricostruire un altro impianto per due. Mi pare francamente paradossale.

Secondo le parole del sindaco Sala, pare che la Soprintendenza stia verificando la presenza di eventuali vincoli architettonici o paesaggistici alla demolizione, ma lo stesso primo cittadino pare scettico sull’effettiva presenza di queste limitazioni.

Così come sembra allontanarsi sempre di più l’ipotesi che si lavori alla ristrutturazione di San Siro. Sia per un tema di costi, sia per il timore nutrito dalle due società a proposito del trovarsi a giocare per molto tempo in uno stadio trasformato in un cantiere o addirittura di essere costrette ad emigrare in città limitrofe.

La sensazione è quindi che il processo sia irreversibile e che, soprattutto noi dinosauri d’altri tempi, dovremo rassegnarci a vedere sparire un luogo del cuore e dell’anima prima che fisico. Non ci resterà che cogliere tutte le occasioni possibili per andare a San Siro nei prossimi mesi. Spero di fare in tempo, magari nel trentennale della mia prima volta (17 marzo 1991, Milan-Atalanta 0-1 gol di Evair), a portare mia figlia a vedere una partita in modo che riesca a ricordarsi dell’esperienza, a prescindere che le interessi o meno il calcio in futuro.

Ormai sono rassegnato a questo inevitabile sviluppo ma almeno spero che non sia un mini impianto da 50.000 posti con conseguente aumento vertiginoso dei prezzi e che non sia comunale ma di proprietà ancorché condivisa coi nerazzurri.

E voi cosa ne pensate?

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

ps: proprio per le vicende che stanno coinvolgendo la vostra casa, mica vorrete lasciarvi scappare di essere ospiti di Milan Night per Milan – Udinese del 2 aprile? Scrivete a raduno.milannight@gmail.com

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!