Da #PioliOut a #PioliIn con l’insidia europa league da centrare a tutti i costi

9589
foto acmilan.com

Erano i primi di ottobre quando sui social spopolava l’hashtag #PioliOut, un grido tra il serio e il faceto dei tifosi rossoneri non tanto contro il mister quanto contro la società rea di una politica votata al barcamenarsi e al sostanziale menefreghismo rispetto alle vicende sportive.
Poi come spesso accade nella vita si tende a ricordare solo le ultime cose, dimenticando tutto il resto, così Gattuso è diventato l’uomo del disastro che ci ha portato fuori dalla champions per un punto mentre Pioli è il mister della svolta e della grande cavalcata a suon di rullate sul campo, anche se a conti fatti abbiamo concluso il campionato con un misero sesto posto distante ben 12 punti da quella champions league così vicina l’anno precedente.
Tanto è bastato per meritarsi la riconferma quasi a furor di popolo rispetto al tetesco prutto e cattifo, nonostante il rinnovo fosse automatico solo in caso di qualificazione alla coppa delle grandi orecchie. Alla fine i tifosi non si lamentano per cui la società ha seguito il vento giusto sperando non arrivino temporali di fine estate a oscurare il cielo.

Per l’altra parte della barricata Pioli è stato quasi un soprammobile nelle mani del dio Ibra, ma a ben vedere non è così. Nella parte finale di un mio vecchio post in cui presentavo sommariamente l’idea di calcio del mister è racchiuso il fallimento della sua prima parte di stagione e il successo della seconda. Certo c’è stato di mezzo il covid, gli stadi vuoti e una serie di condizioni non ripetibili che potrebbero darci un’idea distorta del valore di questa squadra, ma non del suo sistema di gioco perché in questi due mesi di partite ogni tre giorni nessuno si è allenato e tutti sono stati costretti ad applicare ciò che avevano appreso e noi abbiamo mostrato un gioco offensivo spesso spumeggiante e godurioso.
A questo punto già sento la domanda che tutti mi vorreste porre: “e prima dov’era questo gioco?”. Beh, semplicemente prima non si poteva fare.
Andando a rileggere le ultime righe del post sopracitato, Pioli è un tecnico che predilige il 4231 con i tre dietro la prima punta che devono avere caratteristiche ben precise: a sinistra un destro e a destra un destro. Per me il primo equivoco da risolvere era Suso ed infatti è stata la sua croce (insieme a Piatek) costringendolo ad uno strano 4141 per poterlo schierare.
La svolta, quella vera, si ha proprio col cambio degli interpreti davanti che in breve tempo lo portano ad adottare un prudente 442, per poi tramutarlo nel suo congeniale 4231 con Pino dal Belgio (preso in prestito a fine gennaio) spesso schierato nei tre a destra proprio perché non è “a piede invertito” su quel lato.
Cambiamenti così drastici non possono avvenire in due settimane, ma Pioli nemmeno ci impiega una vita. Con il siluramento di Piatek e Suso a fine gennaio, il mister adotta definitivamente il modulo a lui congeniale in Milan-Brescia del 17 febbraio (siamo a ridosso dell’esplosione del covid in Italia) con a destra un “piede invertito” come Castillejo, nonostante preferirebbe senza dubbio un destro. Il successivo step viene accelerato dall’infortunio dello spagnolo che lo costringe a buttare dentro Pino anche se ancora acerbo. La svolta del Milan di Pioli, quella vera, arriva così solo tre partite prima del lockdown per cui non c’è da meravigliarsi del percorso precedente perché il mister prima si è adattato e poi ha cambiato pelle alla squadra grazie alla fuoriuscita di Piatek e Suso che impedivano un certo tipo di calcio.
Palese che non sia tutto merito suo (Ibra lo vediamo tutti) e che siano i giocatori a fare le fortune degli allenatori, ma negargli il cambio tattico e quel gioco ben definito che hanno segnato la nostra risalita, mi sembra un esercizio sterile.

Ci sono però sempre quei 12 punti da recuperare, e sono tanti, perché se è vero che nel girone di ritorno abbiamo totalizzato ben 41 punti è altrettanto vero che in quelli delle stagioni 2018/19 e 2017/18 ne abbiamo totalizzato 37 e 39 senza i vari Ibra e Rebic. Insomma c’è parecchio lavoro da fare, specie su quella fascia destra che sono sicuro Pioli vorrebbe rifatta totalmente negli interpreti titolari. La ricerca potrebbe essere tutta in casa viola con il duo Milenkovic/Chiesa, ma normalmente in Italia si strapagano i calciatori e proprio per questo non mi meraviglierebbe vedere arrivare dei giocatori da campionati esteri.
L’importante è non sentirsi arrivati per un ottimo girone di ritorno e un gioco finalmente divertente perché i segmentini e il lodarsi e sbrodolarsi per classifiche parziali sono robe da Giannino che mai ci han portato lontano. Paolo tocca a te, non sarà facile perché di soldi non ce ne saranno moltissimi, ma spero ti confermerai sui livelli di calciomercato della tua prima stagione da novello ds.

Il primo test per questo Milan sarà la qualificazione per l’europa league visto che l’euroma league era già stata assegnata a suon di rigori dati a favore e non fischiati contro i capitolini. Nonostante in molti facciano gli schizzinosi dobbiamo qualificarci ed andare avanti il più possibile per due solidi motivi: soldi e un ranking di palta. Ce n’è poi un terzo, quello più importante, vincere una dannata coppa per dare più consapevolezza a questo gruppo e dar vita a un circolo virtuoso di sponsor, incassi e appeal. Vi pare poco?
Al momento la qualificazione ai gironi è tutt’altro che scontata perché il ranking ci penalizza oltremodo nel caso passassimo il secondo e terzo turno di qualificazione per poi approdare all’ultimo turno, cioè lo spareggio. Per chi non sapesse come funzionano le qualificazioni all’europa league ecco un breve riassunto di ciò che ci toccherebbe in caso di arrivo allo spareggio.
Il Milan fa parte del cosiddetto raggruppamento piazzate in cui saranno presenti solo 3 club provenienti dalle qualificazioni alla champions league e più precisamente le perdenti del secondo turno piazzate CL che entreranno in gioco al terzo turno preliminare EL. Tutte le altre perdenti delle qualificazioni alla champions league non ci interessano perché avranno un percorso proprio nelle qualificazioni all’europa league chiamato raggruppamento champions. Agli spareggi del raggruppamento piazzate accederanno 26 squadre, quindi saranno 13 le teste di serie e come sempre saranno decise dal ranking ed al momento noi siamo fuori da questo lotto essendo sedicesimi come da rigoroso ordine:

Tottenham
Basilea
Sporting Lisbona
Copenaghen
PSV Eindhoven
Wolfsburg
Sparta Praga
Apoel Nicosia
Bate Borisov
Galatasaray
Malmo
Partizan
Standard Liegi
Steaua
Granada
Milan

Quindi per rientrare tra le teste di serie dobbiamo sperare che almeno tre di queste squadre escano nei turni precedenti onde evitare possibili abbinamenti infelici con club come Tottenham, Sporting o PSV giusto per fare tre nomi. A dire il vero nemmeno tre eliminazioni tra le squadre sopra elencate basterebbe perché come già detto nel raggruppamento piazzate del terzo turno preliminare EL verranno paracadutate le tre perdenti dei tre match del secondo turno di qualificazione CL raggruppamento piazzate ed almeno una di esse (con un massimo di tre) avrà un ranking superiore al nostro visto che in queste tre partite giocano Besiktas, Viktoria Plzen, Rapid Vienna e PAOK.
Come vedete a conti fatti non siamo messi bene per cui ci tocca sperare nell’uscita prematura di parecchi club per poter affrontare un eventuale spareggio come testa di serie ossia con una partita poco impegnativa (sulla carta) da gestire ad inizio campionato. Questo è uno dei vari problemi dello schifare le coppe sparendo dal panorama europeo per cui direi che è ora di tornare a fare il Milan, rialziamoci!

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.