Con i piedi per terra

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E’ questo il sentimento prevalente dopo la partita contro la lazio e non potrebbe essere altrimenti dopo una prova davvero scialba in cui alla grande consistenza difensiva si è abbinata una sterilità offensiva che ha ricordato i periodi più bui di questa stagione. Continuare a dibattere sul gioco di mister Gattuso lo trovo ormai un esercizio inutile, qualcosa in grado di generare solo nervosismo senza portare a nulla, perché le sue squadre hanno sempre mostrato il meglio nella fase difensiva, per il resto devono essere gli interpreti a far nascere qualcosa di buono soprattutto quando sono supportati da una buona condizione atletica.
Non ho dubbi nell’affermare che la partita di Coppa Italia sia stata la peggiore del nuovo anno, una gara giocata senza mordente e probabilmente con le pile scariche (mentali e/o fisiche). Ciò nonostante i biancocelesti hanno prodotto un’unica grande palla gol (il rigore in movimento di Immobile) dimostrando come la nostra solidità difensiva incominci a essere un valore determinante specie in un match in cui Kessié lascia il campo dopo pochi minuti e le due colonne rispondenti ai nomi di Bakayoko e Paquetà non sembrano girare a mille. A dirla tutta è stata proprio la tenuta atletica a lasciarmi perplesso.
Questa partita è stata per molti versi simile a quella disputata contro l’Empoli, la differenza l’ha fatta la diversa caratura tra i due avversari, oltre ad alcuni cambi.
Contro i toscani abbiamo passeggiato per poi accelerare una decina di minuti con i tre giocatori atleticamente più vivaci ossia Kessié, Calhanoglu e Castillejo, mentre il resto della squadra è andato al piccolo trotto se si eccettua Conti alla prima partita da titolare dopo il doppio infortunio. A ben vedere tra questi uomini l’unico schierato dal primo minuto è stato l’ivoriano (uscito dopo pochi minuti) mentre il fenicottero è entrato solo nel finale e Calhanoglu ha sostituito Frank, ma probabilmente aveva la testa altrove (speriamo che la riattacchi una volta per tutte). In pratica è venuto a mancare ciò che di buono si era visto venerdì a San Siro, ma gli alti e bassi con questa squadra ci saranno per forza, sperando di ridurre al minimo i bassi.
Una mezza battuta a vuoto comunque non è un dramma, le trame offensive sono state un mezzo dramma, ma come detto ciò che mi dà più da pensare è la condizione dei giocatori.

Gattuso fa giocare sempre gli stessi o quasi, ma come giustificazione sulla tenuta dei calciatori vale fino a un certo punto perché bisognerebbe ricordarsi che l’ultima partita di europa league risale a due mesi e mezzo fa e in fin dei conti lo stesso Bakayoko gioca titolare solo da novembre. Insomma, dovremmo essere una squadra con una certa condizione atletica, eppure questo Milan sembra ripercorrere lo stesso canovaccio dell’anno passato in cui la squadra ebbe una prestazione fisica ottimale nei mesi di gennaio e febbraio per poi calare inesorabilmente. Se l’anno passato ciò poteva essere imputato a un richiamo della preparazione atletica, quanto visto contro Empoli e Lazio si spera sia soltanto un momento di appannamento, perché la stagione è ancora lunga ed in estate la preparazione è stata fatta secondo i dettami del mister. Sicuramente la svolta nei risultati è arrivata grazie ai nuovi arrivati Paquetà e Piątek, ma se il primo non ha mai smesso di giocare ed un calo appare fisiologico, gli altri dovrebbero avere una condizione atletica migliore perchè mi rifiuto di credere che il nostro picco di forma sia già stato raggiunto e superato vista la brevissima durata.
Due indizi però non fanno mai una prova (spesso nemmeno tre) e il mio rimane solo il dubbio di un tifoso già scottatosi troppe volte, in fondo potrebbe trattatarsi di un periodo di minor brillantezza previsto proprio in occasione di incontri più abbordabili sulla carta. Vedremo.
Ad oggi il grande appunto che muovo nei confronti di un allenatore che non mi entusiasma per il gioco è l’eccessivo timore mostrato contro grandi squadre o presunte tali. Rino mettici più coraggio, a momenti fatico a ricordare se Strakosha fosse in campo o meno. Per il resto il pareggio non mi fa sbraiatare, ma mi lascia l’amaro in bocca viste le ultime prove in cui avevamo dimostrato di saper uccidere l’avversario quando il momento lo richiedeva. Peccato.

foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Peccato anche vedere questo Suso che come al solito non dura neanche tutto l’autunno, quasi avesse una data di scadenza da rispettare fedelmente. Possibile sia sempre così? Siamo già al terzo anno consecutivo con lo stesso identico copione: parte a mille, ci si illude, si spera che finalmente svolti e invece si mette le babbucce, la copertina e dorme come un ghiro. Qualcuno dovrebbe porsi delle domande e ridere a crepapelle quando l’entourage si presenta per chiedere un rinnovo.
Chi invece a conti fatti merita più spazio è sempre un andaluso, molto più frizzante però: Samuel Castillejo.
Il fenicottero di Malaga è stato l’autentico mvp della partita contro l’Empoli con il recupero palla che porta al primo gol, l’assist a Kessié per il raddoppio ed il gol su assist di Conti. Cosa volere di più? Dinamismo. Già perché Samu non si è fermato per tutti i novanta minuti fornendo grande supporto sulla fascia destra. Nel primo tempo l’intesa con i compagni non è stata granché, ma va anche ricordato che è stato l’unico ad impensierire Dragowski con un tiro a giro ben deviato dall’estremo difensore.
Il motivo per cui Castillejo meriterebbe più spazio è però legato alla sua capacità realizzativa. In questo campionato lo spagnolo è partito sei volte da titolare riuscendo a trovare la rete in ben tre occasioni (!), mentre ciò non è mai accaduto come subentrante. Samu non ha mai lesinato voglia e intensità, anzi spesso ne ha messa pure troppa diventando confusionario, ma non si può dire che non abbia un tiro pericoloso. Il fenicottero è un altro di quei giocatori che potrebbe darci delle soddisfazioni, non dimenticando come sia il quarto marcatore in squadra nonostante abbia giocato solo sei volte da titolare e poco più di 600 minuti in totale in 20 presenze di campionato. Nonostante il mio scetticismo estivo tenderei a dargli più fiducia perché a mio avviso è più di una semplice riserva, possiede quel dinamismo capace di rendere meno prevedibile e compassata la nostra manovra. Deve migliorare nell’irruenza e nell’eccessiva frenesia, ma credo meriti maggior considerazione visto il sonnambulismo che affligge l’altro andaluso.

L’ultima notizia riguarda la sfida contro il Sassuolo che con l’apertura del terzo anello rosso potrebbe mostrarci un San Siro con una presenza attorno ai sessantamila posti.

Sessantamila.
Contro il Sassuolo.
Per un quarto posto.

Chi ha orecchie per intendere intenda.

Seal

P.S: anche nell’ultimo live c’è chi non si è fatto mancare provocazioni continue e gratuite per chi non la pensa nello stesso modo dando vita alla solita stucchevole guerricciola intorno a Gattuso tra chi lo ritiene la causa di nuove malattie endemiche e chi lo vorrebbe assurto al rango di santo. Nonostante i continui avvisi a un maggior rispetto c’è chi continua a non voler sentire, poi però non lamentatevi delle conseguenze.

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.