Classe Kilo. Non c’è un solo modo per fare le cose

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I sottomarini “Classe Kilo” sono uno dei cavalli di battaglia della Marina Russa. Per quanto le ultime versioni siano state ammodernate sono ancora sottomarini del tipo “Diesel-Elettrico”. Nonostante i Rusky dispongano di una flotta di tutto rispetto di sottomarini nucleari (tattici ed Hunter killer), classe Akula, Typhoon ed i nuovi ”progetto 955”, non rinunciano ai vecchi Kilo (che anzi vendono a molte nazioni “amiche” come l’IRAN e la CINA ad esempio).  Secondo gli analisti più accreditati si tratta di una strategia e non un caso. Nonostante la tecnologia Diesel-Elettrica sia ormai obsoleta ed abbia un sacco di limitazioni come la scarsa autonomia, i limitati tempi di immersione, il dislocamento contenuto che ne limita l’armamento, hanno un vantaggio tuttora insuperabile. In immersione (sotto i 5 nodi) è praticamente impossibile individuarli. I sottomarini nucleari, per quanto oggi dotati di tecnologia stealth, hanno una marcatura acustica ben precisa ed individuabile anche in navigazione ultrasilenziosa. I Kilo invece, non vengono individuati nemmeno dai sonar filati degli Yankee. Rimangono l’unico vero potenziale nemico di un gruppo da battaglia portaerei (gli States ne hanno 11 attivi al momento). Gli ammiragli comandanti dei gruppi sanno bene che, per quanto un gruppo da battaglia sia praticamente inespugnabile via aria, mare ed immersione  c’è un una eccezione. Il Kilo che, in taluni casi, può essere letale. Ho molto semplificato per far passare il concetto. I Russi sanno di non poter competere contro gli Yankee sul loro terreno, quello della potenza di fuoco, del numero di unità, della tecnologia, degli investimenti e chi più ne ha più ne metta. Essendo tutt’altro che stupidi hanno fatto una scelta alternativa. Quella della “guerriglia sottomarina” utilizzando i Kilo come spauracchio. Insomma, hanno deciso di fare qualcosa di diverso perché nello scontro diretto non avrebbero chance. Funziona ? Non lo sappiamo perché ad oggi non si è mai arrivati al confronto sul campo ma nel caso il successo della strategia sarebbe anche legato alla capacità di comandanti ed equipaggi perché per penetrare con un kilo dentro un gruppo da battaglia e sparare due siluri filoguidati in pancia alla portaerei non è certo cosa per tutti. Ma almeno hanno una strategia…  Vi ricorda niente ?

Sembra, in un certo senso, quello che stanno provando a fare in casa Milan. Le cosiddette “grandi” del nostro campionatino, giocano oramai tutte alla lotteria delle plusvalenze. Fino ad ora funziona ma l’impressione è che sia un gioco al quale anche noi potremmo giocare ma avremmo dei grossi limiti. Per gli accadimenti societari degli ultimi anni che ben conosciamo, siamo in ritardo su tutte le altre e ci mancano alcuni presupposti. Sempre semplificando:
1) Siamo ormai usciti dal giro e di fatto non abbiamo società medio/piccole “amiche” con cui imbastire il giochetto.
2) nel gioco delle plusvalenze “fittizie” se da una parte risolvi il problema dell’anno in corso, dall’altra ti carichi sempre più di ammortamenti pesanti (perche i giocatori che compri dalle società conniventi li strapaghi tanto quanto strapagano i giovani che gli rifili). E’ un loop che può essere virtuoso o perverso. Virtuoso se riesci, grazie ai risultati, a far crescere i fatturati in proporzione (partecipazioni alle coppe/merchandising/sponsor esterni e, per chi li ha tipo Inter e Juve, interni, che più aumentano i fatturati più possono sponsorizzare). In questo modo rendi meno pesanti gli ammortamenti futuri ma noi al momento non saremmo così appetibili per sponsor di un certo livello, quest’anno non giocheremo le coppe e, immagino pure, che quella di non gravare i bilanci futuri sia una scelta precisa di Elliott (Leggere MAX al riguardo ndr.).
3) se ora provassimo a sfidare le concorrenti sul loro stesso terreno scornandoci per questo o quel giocatore, vista la situazione finanziaria e tecnica attuale, ne usciremmo con le ossa rotte prima ancora di iniziare oppure dovremmo scendere a compromessi pesanti con chi questo gioco, de facto, lo gestisce. Purtroppo l’essere stati fuori dal giro “che conta” per anni ed anni lo paghiamo e lo pagheremo per parecchio mentre le altre possono sfruttare al momento vie preferenziali (vedi le trattative per Sensi e Veretout ad esempio).

Quindi la sensazione è che Gazzy, Boban & Co, che ciucci non sono nemmeno loro, stiano provando una strategia alternativa (o detto stiano provando, non hanno trovato…). Non solo nella filosofia dei giovani low cost da far crescere ma proprio nel modo di porsi sul mercato. Si compra a quanto si ritiene giusto e si vende a quanto si ritiene giusto (con buon senso e flessibilità ovviamente). Se si riesce ad arrivare all’obiettivo bene altrimenti si vira su altri prospetti. Se si vende onestamente bene, altrimenti si cercano altri compratori. Magari ci si appoggia a qualche procuratore meno “vicino” alle altre. Per questo sembra si stia lavorando soprattutto all’estero o, in Italia, con squadre come l’Empoli che sono riuscite a rimanere abbastanza indipendenti. Questo non vuol dire che non si faranno affari con le Italiane ma credo che si faranno in modo canonico con valutazioni in entrata/uscita scevre da stime (esageratamente) gonfiate. Darei anche alle “notizie” che si leggono/sentono tutti i giorni il peso che hanno. Probabilmente non sono del tutto senza fondamento ma un conto è l’interesse per un giocatore, un conto è una vera e propria trattativa, un altro che la stessa si chiuda per davvero. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia…   ne è prova che gli acquisti fatti fino ad ora si sono risaputi a cose praticamente fatte ed erano fino a poco prima inaspettati così come la vendita (sembra che sia fatta) di Silva. Lo davano dappertutto ed in cambio di chiunque ma non al Monaco e per soli soldi. C’è però anche il fattore tempo. Va bene che manca un mese e mezzo alla chiusura del mercato ma, tornando alla metafora, se parti in missione senza avere un equipaggio bene addestrato il rischio di non centrare l’obiettivo, o peggio, di venire affondati, è concreto.

Ammesso di non aver preso un granchio, ben coscio che in realtà le cose sono più complicate di come ho cercato di schematizzare per semplicità e che a qualche compromesso bisognerà pur scendere, le vere domande sono: Funzionerà? Quanto? Al momento non vi sono risposte e dovremo aspettare che si inizi a fare sul serio. Solo il campo ci dirà se siamo sulla buona strada. Solo allora scopriremo se la strategia può funzionare e se comandante ed equipaggio saranno all’altezza… Pessimista? Ottimista? Preferisco SanTommasista. Non nel senso che non credo finchè non vedo ma che credo a quello che vedo (mi stava scappando un “quello che tocco con mano”) e fino ad allora aspetto con fiducia ma senza pretendere di avere delle certezze. La differenza non è così sottile …

PS: Non ditemelo, lo so. Leggo troppi romanzi di Patrick Robinson ma per chi pensasse mi sia limitato ai racconti di fantasia ed avesse interesse ad approfondire http://www.sottomarinioggi.it/kilo.htm o http://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/sottomarini-classe-kilo/

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.