Uno sguardo alla rosa

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Ecco la possibile rosa del Milan al raduno della prossima settimana, inlcusi alcuni rientranti dai prestiti.
PORTIERI
Gianluigi Donnarumma
Pepe Reina
Antonio Donnarumma
Alessandro Plizzari

DIFENSORI
Andrea Conti (Terzino destro)
Davide Calabria (Terzino destro)
Alessio Romagnoli (Centrale)
Mateo Musacchio (Centrale)
Mattia Caldara (Centrale) – infortunato fino a dicembre
Matteo Gabbia (Centrale)
Ricardo Rodriguez (Terzino sinistro)
Ivan Strinic (Terzino sinistro) – infortunato da valutare
Gian Filippo Felicioli (Terzino sinistro)
Diego Laxalt (Terzino sinistro)
Theo Hernandez (Terzino sinistro)

CENTROCAMPISTI
Lucas Biglia (Centrocampista centrale, mediano)
Franck Kessie (Centrocampista centrale, mezzala)
Giacomo Bonaventura (Centrocampista centrale, mezzala) – infortunato fino a settembre
Hakan Calhanoglu (Centrocampista centrale, trequartista)
Lucas Paqueta (Centrocampista centrale, trequartista)
Rade Krunic (Centrocampista centrale, trequartista)

ATTACCANTI
Suso (Ala destra)
Samu Castillejo (Ala destra, sinistra)
Tiago Dias (Ala destra, sinistra)
Fabio Borini (Ala destra, sinistra)
Krzysztof Piatek (Punta centrale)
Patrick Cutrone (Punta centrale)
Andrè Silva ((Punta centrale)

???

Le possibili uscite – E’ evidente la sovrabbondanza nel ruolo di portiere, terzino sinistro e punta centrale. Problemi di natura diversa.
Per il numero 1 si tratta di capire se i Donna-bros sono davvero in uscita, oppure se sarà il giovane Plizzari ad andare altrove a farsi le ossa. L’innesto del giovane Jungdal dovrebbe essere invece solo un colpo di prospettiva per la Primavera.
Per lo slot di fascia sinistra lascia qualche perplessità la mossa Hernandez. Talentuoso, potente ma poco disciplinato e molto chiaccherato per la vita fuori dal campo, il laterale che il Real designò ad erede di Marcelo, e strappò con 24 milioni cash all’Atletico Madrid dopo aver ben figurato all’Alaves, è per il Milan un investimento di discreta portata vista la situazione. Posto che le condizioni di acquisto non sono ancora ben definite, 20 milioni in qualsivoglia forma o dilazione per un terzino che viene da due annate totalmente inconsistenti sono una bella scommessa; ancor più perché il ruolo era stracoperto. Sono dunque da prevedersi uscite. Il poco amato Ricardo Rodriguez potrebbe avere mercato, e pare l’indiziato numero 1 alla partenza; difficile accetti un ruolo da comprimario, complesso il suo riciclo a centrale di una difesa in linea alta.
Nello slot di punta centrale, con Piatek intoccabile, Cutrone e Andrè Silva andrebbero a formare quel ridondante tandem di ‘riserve-titolari’ già visto nel 2017, col giovane comasco a dare la paga al portoghese. La presunta volontà di Giampaolo sarebbe quella di riciclare Andrè Silva a seconda punta, un ruolo per cui non ha né gamba né istinto tattico, come già ampiamente osservato proprio nella sua prima stagione milanese.
A questi possiamo aggiungere i giocatori ‘borderline’, quelli cioè apparentemente ai margini del progetto tecnico. Se Diego Laxalt e i sopra menzionati Cutrone e Andrè Silva sono lavorabili, Castillejo e Borini sembrano invece inutilizzabili. Discorso a parte per Suso: logica vuole che in un contesto come quello che ha in mente Giampaolo lo spagnolo non sia collocabile al meglio; anche con Gasp a Genova, come esterno destro nel 343 o seconda punta nel 352, la tendenza di Suso era quella che conosciamo (a questo proposito: https://www.ultimouomo.com/chi-e-davvero-suso/). Sulla stampa, finora, si legge invece di possibile adattamento; auguri a Giampaolo dunque.

Le possibili entrate – Al netto delle cessioni la difesa è quasi fatta. Vista l’incertezza sul ritorno di Caldara e le caratteristiche dei centrali milanisti (Romagnoli, Musacchio, RR adattato, eventualmente Gabbia) potrebbe essere una buona idea dotarsi un centrale rapido, a suo agio a difendere il campo dietro sè. Sfuggito Kabak, che sembrava l’ideale, ma che comunque avrebbe comportato un discreto esborso, ci si dovrà muovere fra le ‘occasioni’ onde evitare di spendere cifre importanti.
Il grosso del lavoro sarà a centrocampo. Ai blocchi di partenza avremo Biglia, Calha e il nuovo arrivato Krunic, con Kessie e Paqueta che hanno passato l’estate con le loro Nazionali e Bonaventura in fase di ripresa da infortunio. Giampaolo plasmerà con questi uomini un centrocampo tecnico, le possibilità di far bene ci sono; ma onde evitare di sfasciarsi sui limiti del suo gioco (già evidenti negli anni) sarebbe opportuno dotarsi di una mezzala con qualche attitudine in più al duello fisico, l’interdizione, l’inserimento. A questo scopo si capisce come Veretout (adattabile anche a mediano) sia particolarmente seguito, anche se le cifre in ballo sono alte. Priorità è anche un regista/mediano di gran qualità, data purtroppo l’inaffidabilità fisica di Biglia. Torreira sarebbe l’ideale, ma pare sempre più irrealistico.
Per l’attacco, come trequartista potrebbe essere schierato uno dei centrocampisti più dinamici, si parla molto di Paqueta ma sia Bonaventura che Krunic e Calhanoglu possono ricoprire questo ruolo che nell’immaginario collettivo milanista è proprio solo dei maestri della tecnica come Rui Costa, Rivera, ma che nel calcio di Giampaolo prevede soprattutto applicazione tattica, movimento, e attitudine al pressing.
La seconda punta invece, ruolo delicato e fondamentale, manca. Va bene cercare di rilanciare qualcuno provandone l’adattamento, ma sarebbe il caso di dotarsi di un giocatore con certe caratteristiche al momento assenti: cambio di passo, qualità associativa, rapidità nell’1-vs-1, consistenza fuori dall’area. C’è anche la possibilità che Giampaolo giochi con un doppio trequartista, risolvendo momentaneamente qualche carenza.

Non ho fatto mistero in queste settimane dello scetticismo verso tutte le scelte compiute dal management di Elliott nel quadro d’insieme della stagione trascorsa, e di quella che verrà. Non osservo alcun impulso di risalita nè di volontà di ricostruzione, così come non lo osservai nel 2012 dopo la dismissione “per il bilancio”e i proclami sui top youngs, o dopo la campagna acquisti del 2015, o quella del 2017 cinese che oltre che incoerente non fu supportata da altro. Marketing, comunicazione, settore giovanile, strutture e organizzazione aziendale anche con Elliott hanno visto qualche cambio di uomini, ma nessuna sostanza; la vita sociale del Milan è sempre la stessa: tanta fuffa, tanta immagine, tanta arretratezza rispetto alle concorrenti, finora, e in molti casi con le stesse persone alle redini. La direzione tecnica e sportiva è in mano a uomini che paiono intelligenti, distinti, e certo milanisti ma senza esperienza alcuna; fra l’altro mi viene da ridere pensando che Gattuso allenatore era per la vulgata un ‘incapace’ (anche a fronte di risultati) perchè privo di esperienza, mentre Maldini e Boban sono due Dottori e onniscenti del calcio, anche se Theo Hernandez è stato il loro primo contratto (Krunic era un’operazione già predisposta). La scelta di Giampaolo, allenatore dal curriculum modesto, dal carattere spinoso, dalle idee immutabili, finora poco produttive e note a chiunque, non mi convince. Non mi riconosco nella non comunicazione, che non da senso di appartenenza alcuno, e dopo l’esclusione (concordata a quanto pare) dalle coppe europee mi sarei aspettato qualcosa di più dignitoso e onesto di un comunicato di dieci righe nemmeno in legalese, ma in menefreghese; comunicato che, al pari di altri piccoli oboli fatti da questi manager a noi poveracci, non spiega un cazzo.
Il Milan si sostiene e si tifa sempre, ma non comprendo più una bella parte del popolo “2.0” (evoluti evidentemente non solo tecnicamente) che schifa e disprezza la miglior stagione da 6 anni, disputata da una squadra i cui singoli giocatori perlopiù giovani vengono costantemente insultati, condotta da un allenatore di rara coerenza anche umana e milanista, ma considerato un idiota; però poi esulta per l’esclusione dall’Europa. Mah.

Saprà il fatto suo, ma così al momento non pare

Ma quelli di Elliott non sono certo idioti, e avranno elaborato piani per ogni questione. Lasciamo che questa apparente disorganizzazione sfoci in qualcosa, prima di saltare a conclusioni. Diciamo che l’anno 2018/19 è stato, dal lato squisitamente organizzativo, un flop, ma lo abbuoniamo. L’ingresso di Boban non è venuto dal nulla, già nei mesi scorsi apparve in tribuna con Gazidis e Maldini; le uscite di Leonardo e Gattuso erano note, il potenziamento del ruolo di Maldini anche. Sul DS c’è stata impreparazione, ma se alla fine deve comandare Maldini non ci si poteva aspettare l’ok di un dirigente già affermato. L’allenatore invece (si spera) sia stato scelto con cognizione e non solo per certi echi sacchiani che sono da evitare come la peste (e mi perdoni il grande e appunto inarrivabile Arrigo). Speriamo siano dunque pronti piani efficaci.
Tornando all’oggetto del post, la squadra come giocherà lo sappiamo. Giampaolo gioca il calcio più riconoscibile della serie A, è quello che adegua meno la sua squadra agli avversari e che effettua meno evoluzioni in stagione; si spera che al Milan porti qualche nuova idea, ma le aspettative che abbiamo (le mie, le vostre, quelle della società) spero siano chiare. L’imposizione del quarto posto, con tabelle di risultati simili a quelle dell’anno scorso, con la squadra perennemente sotto pressione, sarebbe come strangolare il neonato nella culla.
Per darci possibilità concrete di vedere un buon calcio e rimanere in zona Europa (sempre che interessi) le priorità sono due centrocampisti che riassumano le mancanze di una batteria snella (ma non spregevole): fisico, letture difensive, visione di gioco, affidabilità; e la seconda punta. Tutto al netto delle cessioni, se ci saranno, di giocatori essenziali; e contando un -120 milioni nel bilancio 2018 la ricerca di equilibrio prevederà necessariamente qualche movimento. Anche se finora non sono stati ceduti nemmeno quelli in esubero (che ci siamo anche creati con l’operazione Hernandez).
Mi pare che stiamo operando nuovamente in modo approssimativo e diverso dagli altri club, ma è giusto attendere la fine del mercato. Stando ad oggi non ci sono le condizioni per attendersi una stagione alla caccia della Champions, oltre alla solita emorragia di bilancio non arrestata. Ma è il 5 luglio e la disperazione non può albergare nei nostri cuori.
Non significa però bersi l’olio di ricino come fosse tamarindo con ghiaccio in riva al mare.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.