Una stagione diversa – statistiche di squadra 2018/19

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Quella conclusa è stata la stagione più lunga degli ultimi 11 anni, la terza di sempre dopo quelle culminate con i successi di Manchester e Atene. Il Milan ha disputato 57 partite; bisogna tornare alla stagione 2011/12 per trovare una stagione con più di 50 partite disputate (53). Nel 2016/17 ne giocammo 41, 45 l’anno prima, addirittura solo 40 l’anno con Inzaghi in panchina. L’aver giocato così tanto ha probabilmente impedito un finale in crescendo, logorato molti giocatori, accentuato lo stacco qualitativo fra titolari e riserve. La mole di impegni caricata su un gruppo nuovo, perlopiù avendo passato due terzi di stagione a cercare un’improbabile rimonta, ha gravato sul risultato finale. Tuttavia ci sono aspetti positivi: per l’intesa del gruppo, la crescita dei molti giovani, la concentrazione richiesta lungo tutto l’anno. Alcuni automatismi e soprattutto la mentalità possono crescere meglio nella fatica e nella pressione; nelle difficoltà possono nascere gruppi più solidi. Preciso che si tratta di una sensazione.

In ambito nazionale si registra purtroppo un’altra annata sotto i 70 punti, quota che non raggiungiamo dal 2012/13. Il ‘record’ però più triste riguarda il piazzamento finale: dall’istituzione della Divisione Nazionale (poi Serie A) cioè dal 1926 ad oggi mai il Milan aveva trascorso cinque anni consecutivi fuori dalle prime cinque posizioni del campionato (nel ’79-80 arrivammo terzi prima della retrocessione d’ufficio). In realtà dal Dopoguerra solo patendo l’onta della B non siamo saliti sul podio per più di tre anni consecutivi, e questo già rendeva il periodo attuale (unitamente alla mancata qualificazione europea per il triennio 2014-2017) uno dei peggiori; abbiamo comunque toccato anche questo piccolo ulteriore ‘fondo’. Va bene l’umiltà e il cacciavitismo, ma il Milan in Italia è pur sempre la terza squadra per punti ed ha terminato fra le prime tre il 47% delle volte. La tradizione si crea, si conserva e purtroppo si può pure distruggere: non sottovalutiamo il periodo.

Ecco una resa artistica del Milan di agosto-novembre 2017

Sei sconfitte nelle prime 14 gare (altrettante le vittorie) hanno segnato inesorabilmente il cammino del Milan. Alla quattordicesima i rossoneri viaggiavano con un ritmo da 50 punti (decimo posto) e accusavano già 12 punti di distacco dal quinto posto (Lazio). La media si è ulteriormente abbassata al termine del girone d’andata, chiuso a 25 punti e col disastroso score di 24-27 fra reti segnate e subite. E’ stato il secondo peggior girone d’andata da quando la serie A conta 20 squadre (peggio solo il Milan di Allegri 2013/14 con 22 punti), e il terzo ‘parziale’ peggiore (24 punti nel ritorno per il Milan dell’anno scorso). A posteriori dunque il cambio di mister, avvenuto alla 14esima ovvero a poco più di due terzi del girone d’andata, non è stato il classico palliativo con crescita improvvisa di risultati e finale in calando con ritorno ‘in media’. Anzi, Gattuso ha iniziato peggio di Montella. Il cambio ha però prodotto effetti significativi e solo dopo diverso tempo, a partire da ben un mese e mezzo dopo, segno che il malessere del team era profondo. Il ritorno chiuso con 39 punti rappresenta un risultato incoraggiante e molto positivo. Non dimentichiamo però che è lo stesso conseguito da Montella nel girone d’andata 2016/17.
La chiave di lettura può essere duplice: anche un non colpevolista come me, che non ama caricare sugli allenatori il peso dei fallimenti (o dei successi), deve ammettere che il (non) lavoro svolto da Iamm’bell Montella in estate è stato clamorosamente deleterio; a 70 punti questa squadra poteva serenamente arrivare con una partenza meno squallida, che più di tutto ci ha visto soccombere in ogni scontro diretto. Inoltre malgrado per appeal Gattuso sia per certi versi meno rassicurante (e sciccoso) rispetto ad altri profili ha svolto un lavoro concreto e tangibile. Del domani, comunque, non c’è certezza: tutto il buono potrebbe rimanere confinato ad un momento particolare in cui il gruppo aveva bisogno di un Gennaro Ivan che gli facesse fare cose semplici e motivanti (tipo non uscire con le ossa rotte da ogni scontro diretto) passo-passo, paternamente, e tradursi in nulla dopo l’estate. Non sarebbe la prima volta.

Dall’arrivo di Gattuso abbiamo perso 4 partite in campionato, di cui solo 2 nel girone di ritorno, contro la prima e l’ultima del torneo. Le sconfitte (più il pari di Benevento) sia in campionato che nelle coppe hanno comunque fatto ‘storia’ e sensazione, restituendo un’immagine eccessivamente negativa del Milan ‘Rino style’, aggravata dal Disastro di Roma. Il 50% comunque sono state vittorie. 11 risultati utili consecutivi fra gennaio e marzo (8 vittorie) ci hanno riportato a ridosso delle posizioni da Champions, quasi toccate prima della sconfitta a Torino e calo di risultati conseguente.
Fa bene Gattuso a chiedere esperienza per alzare il livello dei risultati: il Milan ha schierato (come l’anno scorso, nonostante gli innesti di Biglia e Bonucci e altri acquisti) la squadra con l’età media più bassa del torneo con 24.8 anni.

A livello difensivo abbiamo incassato 42 reti, nonostante un basso numero di tiri concessi a partita (10.8; Roma, Lazio e Inter ne hanno concessi di più). Il nostro indice xGA (gol subiti attesi) è fermo a quota 36.78, la nostra difesa è stata dunque valida ma con una resa basa, nettamente aumentata sotto Gattuso. Abbiamo pagato la vulnerabilità mostrata sui tiri da lontano e nella protezione del centro, visto che abbiamo subito quasi il 70% dei tiri da una zona centrale dell’area o del suo limite. Ci sono state inoltre diverse situazioni in cui abbiamo subito rete alla prima occasione concessa o commesso errori fatali. Abbiamo subito solo 6 gol da piazzato, terza miglior difesa del campionato su questa situazione, ma ben 31 da ‘open play’ quasi quanto una squadra più aperta come la Lazio (29) e ad abissi di distanza da Inter (17), juventus (10), Roma e Napoli (18). C’è molto lavoro da fare ma la possibilità di costruire una delle difese migliori del campionato è aiutata da numeri incoraggianti e confermata dal rendimento effettivo di gennaio-aprile. Va detto pure che con Rino in panchina il Milan ha subito un’unica rete nei quattro scontri diretti contro Roma, Lazio, Napoli e Inter; nel girone d’andata erano state ben 11.

Con Montella la fase di possesso, prevalentemente di alleggerimento e difensivo, era preponderante e la caratteristica è stata ereditata anche da Gattuso. Il Milan è la quinta squadra con la maggior percentuale media di possesso (54.6%) e quarta più accurata (85.3%). Siamo penultimi per contrasti e per tackle, questo anche grazie all’inclinazione a difenderci con la palla per lunghi tratti del match, ma la scarsa presenza fisica è certificata anche dal pessimo dato sui duelli aerei (12 vinti, 13.8 persi a partita). Questa squadra ha un problema di fisico e qualità difensiva e interditiva.
Essendo una squadra abbastanza statica facciamo pochi tackle, ci può stare. Manchiamo però di intercettori e centrocampisti capaci di anticipare, capovolgendo le situazioni. Il nostro pressing è statico, rigido, contenitivo.
Kessie, visto spesso come ‘quello grosso’ non è in realtà così imponente né è un interditore; Bonaventura se la cava bene tatticamente, ma fisicamente non è in grado di fare la differenza. Approfondiremo meglio nelle statistiche individuali prossimamente. Al momento l’ivoriano è troppo falloso e perde troppi duelli aerei, mentre Jack e Biglia hanno numeri inconsistenti da questo punto di vista.
Sorprende l’inefficacia aerea di Bonucci (mai stato un drago), e soprattutto il calo negli intercetti. Da uno dei centrali più esperti e sfrontati ci si aspetta ben altro; la prima parte di stagione ha largamente condizionato il rendimento del capitano che il prossimo anno dovrà dimostrare molto di più.
A far crollare l’indice intercetti/contrasti/duelli aerei sono comunque gli offensivi. Il contributo di Suso è poco e scarso, Cutrone è tanto letale in area quanto inesistente nei dintorni, Kalinic e Andrè Silva idem ma senza essere letali in area. Borini ha girovagato talmente tanto che dare consistenza al suo contributo effettivo è molto complesso.
Complessivamente siamo una squadra troppo leggera e occorre intervenire sul mercato.

Risorsa imprescindibile o equivoco tattico?
(la didascalia è di gennaio, domanda ancora senza risposta)

Passiamo alla fase offensiva, questa piaga ormai nota. Se guardiamo gli xG (gol attesi) non possiamo nemmeno dirci delusi: 56 gol fatti con 50.88 gol attesi. Non è stata la resa ad essere scarsa ma le situazioni create ad essere scarsamente redditizie. Siamo la terza squadra per cross, dopo Roma e Inter, un dato frutto quasi solo del ritorno al 433; il numero è sorprendente perché produrre 23 cross a gara (28 i giallorossi e i nerazzurri) senza uno Dzeko o un Icardi è un modo molto complesso di cercare il gol. Già statisticamente il cross è una delle situazioni meno pericolose, va detto anche che spesso arriva dalla trequarti; di peggio c’è solo l’insistente tiro da fuori da posizioni sfavorevoli. Appunto: in questo siamo straprimi non solo in Italia, ma nelle prime 5 leghe d’Europa. Con 7.8 tiri da fuori a partita siamo i numeri uno, die besten, gli inarrivabili; per quanto riguarda le reti siamo invece 21esimi (sesti in Italia): facciamoci delle domande, diamoci delle risposte.
Abbiamo realizzato solo 11 gol da piazzato (juve e Inter 19, Lazio 17, Napoli 16), e vista la presenza di Calhanoglu e Suso è un numero non in linea con le possibilità.
Il numero più inquietante è comunque quello dei dribbling. Con 11.8 dribbling a partita (7.8 riusciti) siamo quart’ultimi in graduatoria in mezzo alle retrocesse o quasi. Un numero da squadretta, col solo Suso ad avere statistiche significative, figlio sicuramente delle indicazioni tattiche (circolazione lenta della palla per rischiare poco e tikiminkia di eredità montelliana) ma anche e soprattutto dei singoli. Chiaramente se non si va mai a creare superiorità numerica è tutto molto difficile.

A meno di pensare a rivoluzioni di modulo o effettivi (che non avverranno secondo me), le strade razionali sono due, necessariamente da intraprendere assieme. Da un lato bisogna creare situazioni di gioco più pericolose e varie: recuperare la palla alta, intercettare passaggi sulle ripartenze, darsi maggiori opportunità di superiorità numerica con sovrapposizioni; non lo facciamo quasi mai e queste sono mancanze. Abolire il cross dalla trequarti e il tiro a rientrare dal vertice d’area sono priorità.
Dall’altro occorrono giocatori, e passiamo alle note dolenti. Questo si sarebbe l’anno buono per i famosi 2 o 3 innesti di qualità. Serve una punta efficace nel gioco aereo e con resa oltre la media, capace di convertire a rete ogni tipo di occasione. Per fare un esempio i top di divisione sono stati Icardi (29 gol con 23 xG) e Immobile (29 gol con 21 xG); numeri stratosferici (l’argentino in crescita costante) che delineano due attaccanti appunto superbi nel convertire a rete le occasioni. Dybala invece è un fuori scala visto che calcia spesso punizioni e da fuori è letale (per lui 22 reti con 13 xG). O.T.: con un normodotato la juve, stessa squadra e stesso gioco, quest’anno sarebbe arrivata abbondantemente dietro al Napoli.
Stando coi piedi per terra il nostro Patrick Cutrone fa ben sperare, ha realizzato 10 reti in 1520 minuti, in ogni modo, con xG 8.80: è un buon profilo. Serve un altro giocatore più esperto, più tecnico possibilmente e con caratteristiche di efficienza superiori.
Servono pure ali o seconde punte più abili nel saltare l’uomo e nel proporsi, possibilmente prolifiche, in grado di sfornare assist difficili. In questo senso il rendimento di Suso con Rino in panchina è stato al ribasso (2 gol e 4 assist in tutte le competizioni), passando da uomo determinante a mezzo problema; percorso opposto lo ha fatto Calhanoglu (5 gol, 9 assist), giocatore forse meno letale e determinante ma più completo. Chiaramente lo spagnolo è il primo di squadra per dribbling e falli subiti e il suo contributo non può essere ignorato.
Il fantamercato ci accosta i nomi più vari e disparati, su cui è francamente inutile confrontarsi logorandosi. Vedremo le scelte quando saranno fatte.

Dubbi? Molti sicuramente. Ma anche fiducia: nel bene o nel male avanti insieme

Non è stato un anno facile e probabilmente nemmeno bello. Le aspettative erano diverse e più alte, alcune scottature fanno ancora male. E’ tuttavia una stagione con molti spunti positivi, a partire dalla ritrovata solidità difensiva, la capacità di tenere il campo contro le big, di restare uniti anche dopo le batoste. Il gruppo c’è e il tecnico pure; nonostante il profilo modesto ha la fiducia della società, dei giocatori e della piazza. Piaccia o meno conta poco: Rino ha un sostegno tangibile a chiunque bazzichi San Siro; e credetemi non è poco, con Montella i mormorii partirono da molto lontano, pure sugli spalti. Come si suol dire ‘vox populi vox dei’. In molti casi è determinante.
Ora spazio al mercato, speriamo non azzoppato, che sarà fondamentale e alla preparazione estiva, altrettanto. I margini per fare molto meglio nel 2018/19 ci sono.
Forza ragazzi, un po’ di fiducia al di là dei dubbi che ci assillano.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.