Un traguardo lontano

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Due premesse fondamentali: primo, a caval donato non si guarda in bocca; secondo, dopo 26 partite di casuale c’è qualche momento, ma la posizione che hai te la sei meritata.
Ciò detto Milan-Sassuolo è stata una schifezza ai limiti dell’inaccettabile. Non li varca solo per quanto detto sopra e perché la squadra è apparsa molto stanca. A volte mi meraviglio delle critiche asprissime ad alcune partite disputate dal Milan, non ultima quella di Roma di Coppa Italia. Ad additare tutto come merda si fa fatica poi a distinguere la merda vera, e a me piace sempre marcare la differenza. E sabato è stata merda vera. Ricordate sempre le premesse sopra, mi raccomando.

Siamo stati massacrati dal Sassuolo in ogni aspetto del gioco: tattica anzitutto, possesso, passaggi, qualità complessiva perché pur osando di più i neroverdi hanno complessivamente sbagliato meno. Siamo stati messi sotto nella velocità, dribbling, contrasti, abbiamo perso più duelli. Unica nota positiva, fatto salvo il risultato, è che l’impressione di totale sottomissione non è suffragata dal dato sugli expected goals: 1.01 Milan, 0.80 Sassuolo. Quest’ultimo, emerso in una partita totalmente subita, è ironicamente l’indice di gol attesi più basso prodotto da un nostro avversario da Milan-Fiorentina, perfino l’Empoli aveva avuto occasioni più rilevanti e comode; questo perché nonostante tutte le ottime trame il Sassuolo ha concluso solo 4 volte in porta, producendo una occasione sventata dal portierone rossonero e un palo con Boga ma da posizioni complesse.
Colpito dal dato sugli xG dei nostri avversari ecco appunto il totale dall’ultima sconfitta in campionato: in 9 partite 11.21 xG concessi, 3 gol subiti. Un rendimento difensivo stratosferico. Facile dunque per tutta la squadra appoggiarsi sulla difesa, una comfort zone però pericolosa che Gattuso ha identificato nel post partita.
L’approccio contro il Sassuolo è stato sbagliato, davanti a 65mila spettatori con l’Inter a portata di sorpasso non è stato saggio caricare interamente il peso della partita sulla difesa. De Zerbi, contrariamente alla gara di andata, è stato umile rinunciando dopo poco al pressing insistito sulla costruzione del Milan; l’indice di passaggi concessi per azione difensiva, che grossolanamente definisce l’aggressività di una squadra in fase difensiva, è stato insolitamente alto per i neroverdi (14 contro una media di 9) a testimonianza dell’approccio più cauto nel pressing, insistito solo nella prima parte della ripresa. Ma il Sassuolo ha comunque saputo intasare le linee giuste per impedirci la circolazione, Sensi, Magnanelli e Locatelli in ripartenza hanno potuto spesso circolare palla come e dove volevano. Sugli esterni la scelta ancora una volta di dare campo si è rivelata stavolta sbagliata; Boga col solito metro a disposizione ha annichilito Calabria, che gli stava a distanza per poi braccarlo come di consueto. Ma stavolta la caccia è stata infruttuosa, perché il piccoletto d’acciaio probabilmente era un po’ stanco; mentre a sinistra le triangolazioni ci hanno fatto ballare. Solo un Romagnoli attento e un Musacchio guerriero, oltre a un Kessie onnipresente al raddoppio anche in area e a uno spirito di sacrificio complessivo, hanno garantito la necessaria protezione a un Donnarumma comunque sicurissimo. Ci mettiamo anche la qualità degli avanti del Sassuolo fra i fattori: davvero poca cosa, al netto del ‘tiro della vita’ pescato da Boga. Abbiamo commesso falli che solitamente non concediamo, ben 4 le punizioni dal limite quando solitamente non ne concediamo alcuna, e chiunque abbia seguito questo Milan con un minimo di obiettività sa che questa è una spia rossissima.

Il tocco di Djuricic è difficile per l’attaccante, su un cross e abbastanza defilato, ma è maligno. In questo momento però serve altro per sorprendere Donnarumma

Nonostante ciò questo Milan si è piazzato al terzo posto. E’ ora di rendersi in fretta conto che questa posizione vuol dire responsabilità e vuol dire che non ti sottovaluta più nessuno. Delle partite che avanzano molte saranno come ha detto Gattuso (si lo ha detto per la centosettantamillesima volta, ma stavolta è così) ‘finali’, e lo saranno perché gli avversari ci si cuciranno addosso, come ha fatto il Sassuolo, cercheranno di adattarsi al nostro gioco che potrà anche non piacere a qualcuno ma che ci ha portati fin qui. I nostri avversari non saranno così raffinati: siamo terzi e ci tratteranno da terzi. Ci studieranno e le proveranno tutte per farci male, proprio come una finale. Non è il momento di cambiare nulla a livello tattico anzi sarebbe un grave errore. Ma nell’atteggiamento e nella preparazione dei match qualcosa deve cambiare.
Contro il Chievo e l’Inter Gattuso ha una priorità per non trovarsi alla sosta con poco in mano, nonostante gli sforzi: cercare di valorizzare nuovamente Piatek e la paura che incute. E’ fondamentale che il polacco continui a essere un simbolo, a mettere pressione ai difensori avversari anche solo con la presenza. A Roma e contro il Sassuolo è sembrato invece molto umano, braccato a uomo da un centrale e raddoppiato sistematicamente. Si ok la difesa ma l’arma della vittoria è là davanti, non lasciamola in mano agli avversari a sfruttare solo improbabili disattenzioni. Più palle pulite, più coinvolgimento, almeno un centrocampista nei pressi per il dialogo stretto in alcuni frangenti. E’ fondamentale tenere caldo il polacco. A questo proposito Suso mi sembra tutt’altro che adatto al compito, l’intesa con Kristo è scarsa per non dire nulla, con il primo che non riesce a servigli mezzo pallone e il secondo che piuttosto che allargargli una sponda preferisce avvitarsi e colpire di nuca a 15 metri dalla porta (come nel primo tempo contro il Sassuolo, con Suso liberissimo poco dietro). Male male, va trovato rimedio.

Bakayoko stanco, Paqueta quasi. Il problema non è questo, ovviamente ci sta, ma i cambi. Lucas Biglia ahimè pare parecchio andato; e siccome a differenza di Montolivo è un giocatore coraggioso difficile che si limiti al compitino. Già contro il Sassuolo si è visto: voglioso, tenace, ma appunto andato; può sbagliare palloni sanguinosi. Verso il finale di partita pensavo ad un certo punto che volesse scagliare una stampella a Boga prima di immolarsi. Insomma che Dio ce la mandi buona, ci serve in tutt’altra forma.
L’altro Lucas invece dopo 7 partite di titolarità inamovibile in campionato possiamo cominciare a pesarlo meglio, senza sospetti ma anche con un filo meno di entusiasmo. Paque è un centrocampista intelligente e moderno, non velocissimo nel breve ma corre tanto, è resistente; è una mezzala fatta e finita, con margini di crescita importanti. Tuttavia il dato non positivo è che quasi il 50% di ciò che fa in campo al momento lo sbaglia; un giocatore considerato confusionario come Kessie non va oltre il 35% di errori nel complesso, tanto per fare un esempio. Nessun paragone, ovviamente, fra i due che fanno cose diverse. Il brasiliano però vince pochi duelli, perde qualche pallone di troppo; anche contro il Sassuolo ha qualche volta voluto stupire ma deve imparare ancora più di quanto sappia già che il vero stupore in Europa è verso i fatti. Del tocco di suola a uscire dalla zona di traffico se poi si mette dentro un pallone sciatto non si ricorda nessuno. L’intesa col Calha c’è, il lavoro difensivo è notevole; deve migliorare il rapporto con Piatek, negli ultimi match servito solo con piattoni scolastici sui piedi e in situazioni impossibili. Penso che Paquetà sarà un giocatore formidabile, la sua presenza già oggi è determinante ma qui Gattuso deve lavorare meglio. L’adattamento è finito, il ragazzo ora deve crescere e far crescere la squadra; se con più libertà, meno libertà, o avanzandolo di posizione questo sta al tecnico, che lo deve valorizzare. Ultima nota, la convocazione in Nazionale è sicuramente una bella cosa ma per noi è una notizia non buona. Quante volte i brasiliani ci sono tornati svampati e moribondi dalle trasvolate per la Selecao per disputare dei Brasile-Guadalupe? Non dimentichiamo che il ragazzo gioca senza soste da oltre un anno, e la stanchezza potrebbe venire fuori di botto.

Com’era la citazione di quel film, “da grandi poteri, grandi responsabilità”? Bene sono d’accordo. Non siamo più gli sfigati outsider con davanti attaccanti che fanno ridere, usciti per miracolo dal Giannino e dai cinesi con la credenza di Aiazzone. Siamo giovani e terzi, meritatamente e al netto delle nostre stesse ironie e dell’insopportabile snobbismo che trent’anni di bausciamenti berlusconiani (che faceva dunque benissimo a pigliarci per il culo con il belgiuoco viciuino alla porta cribio) ci hanno purtroppo lasciato in eredità. Ma non abbiamo ancora concluso nulla, e continuando così come visto contro il Sassuolo non andremo da nessuna parte. Finora abbiamo lavorato in tutte le componenti non bene, benissimo. E’ già iniziata la gara dei peana e lodi sperticati a questo o quello, il momento cioè più insidioso, quello degli agi e della comodità dove la faticosa autocritica e i miglioramenti da ottenere sudando diventano più pesanti e complessi. Ma il traguardo è ancora lontano. Non fermiamoci a specchiarci ora, forza ragazzi!

Larry

 

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.