Un derby da attributi

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Siamo alla vigilia di un derby che per molti può rappresentare una stagione. Inutile fare i gradassi ostentando disinteresse a questa partita, perchè un derby ha sempre la sua importanza. Chi come me è di Milano, il derby rappresenta non solo una partita ma la partita contro il nemico di un intera vita. Il rivale che ti infesta la città. Personalmente della Juventus non interessa nulla, è più un’ossessione dei non milanesi. Per me l’Inter è da sempre l’unico grande rivale, del quale è anche bello ridere delle disgrazie. Non penso che questa partita rappresenti la salvezza della nostra stagione ma, di fatto, siamo aggrappati a queste cose in questi periodi di magra assoluta. C’è chi si trastulla in estate con i pagamenti in un’unica formula di Elliott e chi invece, come il sottoscritto, si concentra sul campo e su quello che potrà succedere domenica sera. Quindi spero di potermi divertire.

L’ultima volta che abbiamo vinto c’era sta gente qui…

Non vinciamo un derby di campionato dalla fine di gennaio del 2016. Quattro anni, quattro lunghe stagioni che si hanno visto sempre sotto o, al massimo, in parità. L’ultimo derby vinto, possiamo dire, è di un’epoca fa per noi. In quattro anni è successo di tutto, dai cambi di proprietà ai bonifici, dal FFP ai cinesi insolventi per arrivare ai potentissimi avvocati di Elliott. Insomma è stato un vero e proprio delirio. C’era Sinisa (ultimo allenatore vero a sedersi sulla nostra panchina), un grande abbraccio per un uomo dal coraggio e dalla forza innaturali, che riuscì a vincere con i gol di Alex, Bacca e Niang. Un altro Milan, forse solo Donnarumma e Romagnoli saranno ancora della partita domenica sera. Praticamente è cambiato tutto per non cambiare niente. Già solo il fatto che siano trascorsi quattro anni dalla nostra ultima vittoria dovrebbe farci riflettere su tutto ciò che è accaduto in questo periodo ma spesso siamo più propensi ad infatuamenti estivi di dubbia entità. Nel 2016 loro erano messi esattamente come lo siamo noi oggi. Senza un’idea del futuro, dirigenti improvvisati, un ammasso di improbabili di giocatori in campo. Di quella partita, tra le loro fila, ci saranno in campo solo Handanovic e Brozovic, solo che tutto intorno a loro è cambiato in meglio. Quattro anni che hanno aperto un solco e che, oggi, lo si vede tutto sia dalla programmazione che dai risultati. Un solco lo hanno aperto anche nei fatturati per i lettori di Milano Finanza. Inutile stare qui a fare i fenomeni parlando di incassi, di Champions, dei gol di Vecino salva stagione e così via, loro ci stanno sopra, stop. Sono più avanti di noi, stop. Hanno almeno una speranza di giocarsela fino a fine stagione, stop. C’è chi si presenta con Spalletti e Conte in panchina e Marotta in dirigenza, chi con Giampaolo e Pioli in panchina e Gazidis in dirigenza. A voi le proporzioni.

Detto questo, partiamo da sfavoriti ma in un derby conta poco. Ovviamente la loro maggior “esperienza” nei giocatori può essere importante in una partita dall’alto contenuto emotivo però non per questo possiamo presentarci come vittima sacrificale con la consueta timidezza che ci sta contraddistinguendo. L’approccio alla gara è decisivo e credo che la presenza di Ibrahimovic sia la chiave di tutto. Anche qui possiamo fare gli schizzinosi quanto si vuole sul trentottenne svedese, ma la sua presenza è decisiva per questa massa di fannulloni. La partita di domenica contro il Verona è la dimostrazione di come sia importante aggredire le partite dall’inizio, non si può sempre vivacchiare di colpi di tacco, suole e corse a vuoto in giro per il campo. I giovinastri non hanno idea di come interpretare certe gare, ma la linea vincente gazidisiana è questa. Spero anche nella presenza di Kjaer che ritengo superiore a Musacchio e che ci porta qualche centimetro in più contro una squadra fisicamente grossa. Inutile dire che le parole di qualche giorno fa di Berti dovrebbero essere appese negli armadietti di Milanello, così giusto per pungolare un pò lo spirito di queste pappe molli. Spero che Leao venga panchinato e si vada in battaglia con gente abituata a sudare e non a rimirarsi allo specchio. Essere sfavoriti, oltre alle parole di spocchia dell’ambiente neroazzurro devono essere sfruttati a nostro favore. Oltre al fattore campo che sarà appunto un fattore. Juventus e Lazio giocano prima di loro, mettendo possibilmente pressione, ergo metterli in difficoltà dall’inizio potrebbe anche far entrare in gioco i tipici bauscioni del primo anello che hanno la mugugnata facile e il fischio ancor più veloce. Abbiamo poco da perdere, la stagione è andata in vacca da tempo e sognare le posizioni nobili è tipico dei folli, il derby si gioca per vincere e lo si fa da uomini con gli attributi. Almeno una volta a stagione che si abbia la dignità di mostrarli.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.