Tutti uniti

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Siamo arrivati al momento cruciale della stagione. Ricordiamoci tutti da dove siamo partiti. Un’estate di festa, un’estate di “cose formali” che ci hanno via via allontanato dalla realtà. Siamo partiti da un entusiasmo che ha contagiato tifosi di ogni angolo del Mondo. Abbiamo pensato di poter diventare subito grandi senza neanche imparare a camminare e abbiamo trovato tanti intoppi lungo il nostro percorso. Abbiamo picchiato la faccia, siamo caduti, siamo risaliti e siamo caduti di nuovo. Siamo stati protagonisti di scene negative che ci hanno minato nell’orgoglio e nella voglia. Ma siam sempre stati lì. Sempre sul pezzo. Una stagione dura, pesante, logorante sotto tutti i punti di vista. Ci aspettavamo altro ma ci siamo meritati questo, nessuno ci ha regalato niente. A noi.

La finale di Coppa Italia è davanti a noi. Uno stadio che si tingerà dei nostri colori e che ribollerà del nostro entusiasmo. Un’occasione importante per presentare il conto e ritirare il premio per i sacrifici fatti e per la sofferenza subita. Un allenamento, una partita, un campionato. Tutto il lavoro è stato fatto per arrivare a giocarsi partite che hanno un significato, come questa. Non è Londra, non è Manchester, non è Atene, non è Tokyo, è Roma. La Caput Mundi e il destino ci stanno dando un’opportunità, ricominciare quello che si è fermato ormai da troppo tempo. Tutto è rimasto bloccato come in un fermo immagine e abbiamo vissuto un incubo. Ma non possiamo guardare indietro, dobbiamo solo guardare quel rettangolo di gioco. Guardare la Curva Sud colorata di rossonero, guardare il cielo su Roma che ci osserva, in attesa che tutto cominci.

Non cadiamo nel tranello di considerarci arrivati, questo è solo l’inizio. È una salita da affrontare non senza difficoltà. Siamo gli underdog e tali dobbiamo rimanere. Ci diranno che stiamo meglio. Ci diranno che siamo in forma. Ci diranno che li abbiamo fatti soffrire quest’anno. Non ascoltiamoli, sono come le sirene di Ulisse, ci vogliono solo distogliere dal nostro obiettivo. Dobbiamo essere consapevoli che non sarà facile e dovremo sudare tutti. In campo, sugli spalti, davanti alla televisione, in radio. Tutti. Non c’è spazio per le fazioni, domani i ranghi vanno serrati. Tutti uniti nella formazione a testuggine romana e cominci l’assedio. Domani sera non è una finale di Coppa Italia, non dobbiamo considerarla tale, domani è un trampolino di lancio per il futuro. Domani è l’inizio di tutto. Domani a Roma dobbiamo fare la Storia, quella con la maiuscola, come siamo sempre stati abituati.

La luce arriva sempre dopo il buio. Le tenebre le abbiamo conosciute, navigate e ci hanno avvinghiato in un abbraccio mortale. Ma siamo ancor qui. Più forti e carichi di prima. Voi ragazzi guardatevi negli occhi nello spogliatoio, ricordatevi l’affetto ricevuto. Ricordatevi le nostre critiche. Ricordatevi che la maglia che indossate è come una corazza che ci ha reso invincibili per anni. Domani sarete smarriti, domani sarete timorosi, domani avrete paura di sbagliare ma non dimenticatevi di guardar sempre a bordo campo. Lì c’è un condottiero che vi indicherà la via, lì c’è un Uomo che suderà con voi, ogni istante. Non sarete soli, avrete alle spalle un popolo affamato, orgoglioso e ferito. Un popolo che sa come aiutarvi nel momento del bisogno ma voi dovrete dare tutto, fino alla fine. È il momento di risorgere dalle tenebre.

Un pensiero finale va anche al nostro Capitano. Che occasione Leo! Ne hai già combinata una grossa l’estate scorsa. Non contento, gli sei andato in casa e gli hai mostrato la faccia. Ora c’è un’ultima cosa che rimane da fare. Tu lo sai. Noi lo sappiamo. Che occasione Leo!

Non ho molto altro da scrivere. Sono solo contento di poter tornare ad essere nervoso per una finale, non succedeva da tanti anni. Troppi. Sono convinto che il “processo di crescita” passi anche da queste tappe. Per questo non voglio sentir parlare di coppetta. Non esiste. Una finale è sempre una finale. In un anno particolare ci siamo regalati questa opportunità, proviamoci. RICONQUISTIAMOLA.

#DevilsinRome

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.