Trust the Process

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Questo slogan tipicamente americano, che fa molto elezioni presidenziali, fu coniato dal visionario General Manager dei Philadelphia 76ers, Sam Hinkie, nel 2013. Egli decise, per cercare di creare un nuovo corso della franchigia, di mettere in atto un piano tanto visionario quanto complicato. Si avventurò in qualcosa di molto difficile ma che nello sport professionistico americano è possibile. Decise di costruire una squadra “per perdere”, in modo che, grazie alle regole NBA, avrebbe potuto ricostruire stagione dopo stagione con i migliori (o potenzialmente migliori) giocatori provenienti dalle università. La sua idea era quella di portare a Philadelphia giocatori che potessero risollevare le sorti della franchigia senza ricorrere per forza a nomi famosi (con stipendi monstre). Quando “espose” questa teoria chiese alla città di Phila, ai tifosi e a tutto il giornalismo intorno al circo della NBA di credere in questo progetto. Ci sarebbe voluto del tempo ma la sua idea avrebbe aiutato la squadra a ritornare grande. Un processo che avrebbe visto i 76ers in difficoltà per alcuni anni ma che poi avrebbe portato dei risultati importanti nel futuro. I tifosi decisero di seguire questa folle idea e il “Trust the Process” divenne un mantra ripetuto in ogni occasione dal 2013. Anche quando piovevano record negativi.

Un visionario ma ha avuto ragione lui

Questa introduzione per provare a spiegare il mio stato d’animo nei confronti di tutto ciò che quotidianamente ci togga leggere tra le colonne dei giornali e su diversi siti internet. Sono passati poco più di dodici mesi dall’acquisizione di Li Yonghong e dal nuovo progetto societario e tecnico. Un proprietario che ad oggi ne ha già passate diverse. Dalle indagini, alle inchieste. Dal denaro misterioso, alla sua “scarsa” liquidità. Ahimè, però, ad oggi, non risultano pendenze economiche e il “processo” sta andando avanti. Siamo ancora in una fase totalmente embrionale che ci ha visto passare dall’entusiasmo sfrenato della scorsa estate alla smania più sfrenata di cambiamento delle ultime settimane. Ma io sto ancora aspettando la data esatta del fallimento.
Che ci siano stati degli errori durante questo periodo (ben un anno!) è indubbio, inutile nasconderli. Mancanza di lungimiranza nell’acquisizione di un attaccante centrale, rinnovo del contratto ad un allenatore come Montella, ritardo nel suo allontanamento e, infine, un rinnovo un pò troppo frettoloso al nostro Rino. Sì, nostro, perchè Rino è uno di noi, questo non va dimenticato. Ma dal punto di vista societario sono errori dettati dalla fretta e/o dall’inesperienza che in un “processo di crescita” dovrebbero essere comprensibili. Noi tifosi del Milan, dopo diversi anni di trionfi ci siamo un pò dimenticati di quello che in passato abbiamo vissuto, e da “Casciavit” ci siamo trasformati un pò in “Bauscia”. Quello al quale stiamo assistendo nelle ultime settimane è un continuo piagnisteo sul quello che sarebbe potuto succedere se… Oppure la panacea di tutti i mali è “cambiamo tutto e basta”, “va tutto male”. Ignorando che in alcuni casi la pazienza nel seguire il progetto è la fortuna del progetto stesso. Il mio “Trust the process” sta in questo. Dobbiamo credere in quello che questa società sta facendo, perchè lo sta facendo per il bene del Milan. Non confodiamo l’errore con la malafede. Non entro nel merito di Mirabelli. L’ho già scritto e riscritto, a me di lui frega ben poco, a me interessa del processo di crescita che questa squadra e società deve portare avanti nei prossimi tre anni. Chi è abituato a vincere in un anno, si faccia avanti, racconti la sua esperienza e lo spieghi a Fassone, Mirabelli e Gattuso. Che io sappia di cariche aperte sul sito del Milan ce ne sono.

Intanto, sapete com’è andato a finire il “Process” in quel di Philadelphia? Il visionario Hinkie è stato allontanato da un pò di tempo e da GM è passato a fare consulenze a società sportive ma i “suoi” 76ers, quest’anno sono arrivati alla seminfinale di conference con una squadra di grande talento e con giocatori di assoluto valore (c’è anche un italiano che sta tirando con una percentuale pari alla sua miglior stagione da quando è negli USA). Sono passati cinque anni da quello slogan. Sono passati cinque anni di sonore sconfitte ma il processo è stato completato, con altri dirigenti, ma è indubbio che la strategia di Hinkie abbia portato i suoi frutti. Alcuni dei giocatori che ha acquisito nel corso della sua permanenza, ora, sono dei cardini della squadra.

Noi non dobbiamo di certo aspettarci di dover perdere sempre e tutto nei prossimi anni. Noi non dobbiamo farci “andare bene” le cose e avremo tutto il diritto di criticare e far presente gli errori ma dobbiamo pensare che il progetto che c’è in mente alla società sia un qualcosa che porti il Milan al fasto che merita. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza. In primis noi tifosi dobbiamo decidere se credere o se disfare tutto. Non abbiamo la palla di cristallo che ci potrà dire come saremo tra un anno ma di certo possiamo vedere come siamo ora rispetto ad un anno fa. “A posto così”, vi ricorda qualcosa? Chi lo vuole vedere come un paragone inutile, ricordo che della classifica e dei risultati, ad oggi, mi interessa poco, io ho scelto di tifare il Milan, di nuovo, dopo anni. Quell’altra cosa che vestiva i nostri colori e che ha ancora tanti seguaci, per me è seppellita. Nonostante la depressione continui a pervadere le nostre anime, io ho scelto. Ho scelto di credere nel progetto. Fino a prova contraria. Let’s go Milan, “Trust the Process”.

P.S. per piacere, rileggere con attenzione tutte le righe del post.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.