Tre indizi fanno una prova

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Derby, Firenze e Cagliari. Tre tappe, due trasferte senza sconfitte e un passaggio del turno in Coppa Italia. Gli indizi ci sono tutti ma dobbiamo ancora aspettare e stare con i piedi per terra. Non è stato fatto ancora nulla, nemmeno il minimo sindacale, ma qualcosa si sta muovendo.
Prego tutti di rivedere con calma il contesto di questi risultati per cercare di analizzare onestamente la crescita di questa squadra. Non ho mai visto un malato grave ristabilirsi da una corsia d’ospedale e poi una settimana dopo correre i cento metri di fianco ad Usain Bolt, risultando anche vincente. Ci vuole pazienza. Ci vuole calma. A Milano diciamo “calma e gess”. Le aspettative che tutti noi avevamo riposto in questa stagione erano enormi, troppa la gioia di uscire dall’oscurantismo, troppa la voglia di tornare ad esultare con passione per questi colori. Questa eccessiva aspettativa ci sta facendo perdere di vista tutto ciò di buono che in questo momento il Milan sta facendo.

SQUADRA – Stiamo diventando una squadra. Questa è la notizia principale e che dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali, al posto delle solite sparate. La stagione è cominciata con colpevole ritardo, si è passati da un clima lassista ad un clima battagliero. Si è passati dall’atteggiamento “Calimero”, all’attaggiamento “Commando”. Non sto esagerando, analizzo quello visto a Firenze e Cagliari. Vai sotto, a Firenze anche meritatamente, ma poi reagisci subito, con rabbia, con orgoglio e con voglia di combattere quel destino avverso che vuole infossarti. Con i Viola in tre minuti si è raggiunto il pareggio e si è conclusa una partita giocando in faccia agli avversari provando fino alla fine a trovare un risultato pieno. A Cagliari ancora una volta si va sotto, in questo caso alla prima occasione per un errore del portiere, e si reagisce immediatamente. Palla al centro, azione che porta al cross dalla sinistra Calhanoglu e Kalinic manca di poco la deviazione in area. Reazione di rabbia, d’istinto, di carattere. Quando l’atteggiamento è questo, i risultati ti premiano, sempre. Finalmente, l’impressione è che tutti vogliano la stessa cosa. Finalmente i nuovi arrivati stanno dimostrando di non essere giocatori del Giannino. Anche il povero Kalinic, sbertucciato e fischiato ancor prima di giocare, sta dimostrando che un lavoro sporco e fastidioso come il suo porta dei risultati. Non è un fenomeno, ma se ha sempre giocato titolare ovunque sia stato, una ragione ci sarà. L’atteggiamento è quello giusto, la voglia anche, pian piano arriverà anche un minimo di gioco, anche se, al momento, già vedere una condizione fisica decente è già un grande risultato.

GATTUSO – Non scommetto un centesimo sulla sua permanenza la prossima stagione ma il lavoro che sta portando avanti è indiscutibilmente ottimo. Lo ha più volte rimarcato, non ha preso il patentino con i punti del supermarket di Coverciano. Ha fatto gavetta, tanta, anche in campionati assurdi, con squadre terribilmente barcollanti. Queste esperienze l’hanno portato a sottolineare ancora di più il suo carattere combattivo. Rino non molla, la sua squadra nemmeno. Questo è fondamentale per costruire una mentalità. L’ho scritto e detto decine di volte. Non è facile costruire una mentalità vincente dove è stato raso al suolo tutto. Ci vogliono le persone giuste che riescano a trasmettere i concetti giusti e che martellino senza tregua su questi punti. In lui rivedo il primo Conte di Torino. Non è nato tarantolato, lo è diventato. È nato antipatico ma quello fa parte del suo DNA bianconero. Arrivava da stagioni disastrose tra Arezzo, Bari e Atalanta. Nessuno si aspettava una sua crescita in questo modo ma oggi è un allenatore ricercato per il suo carisma e per il suo metodo di lavoro. L’intervista a fine partita di Cagliari, con un Gennarino senza voce mi ha ricordato proprio quel Conte là. Quello che faceva gli show in conferenza stampa ma in campo martellava i suoi. Un martello. Questo è quello che serve a questa squadra. Là dove non ci sono dei messaggi rossoneri passati alla squadra dalla società, solo uno come Rino può spingere su questi concetti vitali. A mio modo di vedere, la mentalità vincente è una qualità che puoi acquisire e una volta integrata nel DNA non ne puoi più fare a meno. Questa mentalità ti permette di prendere a calci la sorte e il destino, non ti fa piegare la testa, anzi. Te la fa alzare ancor di più, pronto a prendere schiaffi e a reagire ogni volta che è necessario. Torno alla prima frase. La sua permanenza. E se la vita rossonera ci avesse donato un regalo inaspettato che ci aiuterà a ripartire?

LA SETTIMANA DECISIVA – Non nascondiamoci, non siamo abituati a farlo. Quest’arte la lasciamo ad uno che è molto bravo a farlo sul rettangolo di gioco. La settimana che comincerà il 28 gennaio sarà una settimana da cerchiare con il pennarello rosso sul calendario. Lazio in casa in campionato, Lazio in casa in Semifinale di Coppa Italia e Udinese in trasferta in campionato. Una settimana così, un mese fa mi avrebbe già dato scompensi a livello cardiaco con tachicardia e ansia diffusa. Roba da far tremare i polsi. Oggi siamo di fronte ad un’occasione unica. La classifica in campionato si sta lentamente delineando, lo svantaggio abissale con il quinto posto, si sta lentamente ridimensionando. Non sono un giocatore d’azzardo, lo lascio fare ad altri, ma se dovessi puntare un euro, lo punterei su questa settimana. In o out, le sfide che a Gennarino fanno salire la pressione. Le sfide che noi abbiamo vissuto per decenni e che non ci facevano dormire per settimane. Fare tre risultati positivi in queste tre gare ci cambierebbe gli orizzonti di tutto. Non tanto della classifica, dove necessitiamo anche degli aiuti altrui ma soprattutto, della nostra autostima e del nostro carattere. Uscire da un trittico del genere con le ossa rotte porterebbe: depressione nell’ambiente, suicidi di massa tra i tifosi, titoloni del tipo “Alla ricerca dell’arca di Mr. Li”, canti e odi delle vedovelle a cadenza giornaliera che ci ricorderanno che “si stava meglio quando si stava peggio”.

Non c’è molta scelta, delle due opzioni scelgo sempre la prima. Perchè sognare non costa nulla, perchè tifo Milan, perchè sono un Nighter, perchè noi non siamo come loro.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.