Torniamo in trincea

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La corsa alla qualificazione alla Champions League prosegue, nonostante un sorpasso ai cuginastri fin troppo sbandierato e una condizione fisica e mentale da rivedere. La partita di sabato è stata una lunga sofferenza, non solo in campo ma anche per tutti coloro che hanno dovuto vedere novanta e passa minuti di non calcio da parte del Milan. I toni trionfali che hanno seguito la partita, soprattutto nei social e tra alcuni giornalai, cozzano con una prestazione pessima che però non è stata l’unica nelle ultime settimane. L’unica certezza ad oggi è che questa squadra è stanca, psicologicamente e fisicamente. Fortunatamente gli impegni da oggi fino al 24 aprile saranno limitati ad una partita a settimana, pertanto ci sarà modo di mettere un pò di benzina nelle gambe e si potrà lavorare anche sulla testa di questi ragazzi.

La stanchezza non arriva per caso, abbiamo giocato 11 partite dall’inizio del 2019. Come noi la juve, il napoli e la lazio. Di queste 11 partite, una si è prolungata fino ai supplementari a Genova contro la Sampdoria, un’altra è stata molto tirata contro la juve a Jeddah. Se poi ci mettiamo la doppia sfida con il Napoli (Coppa Italia e Campionato), le trasferte di Roma e di Bergamo in campionato e la trasferta di Coppa Italia contro la Lazio, ci accorgiamo che il livello di stress psico-fisico di questo periodo è stato molto sopra alla media. Ricordiamoci sempre che questa è una squadra giovane, con un carattere da formare e con una mentalità ancora da trovare. Pertanto, rimanendo sulla corda per due mesi pieni, il momento di calo, prima o poi sarebbe arrivato. Si poteva arrivare a questo punto con qualche energia in più? Probabilmente si ma probabilmente non avremmo completato la rincorsa. Perchè se Rino continua ad avere poco coraggio, continua però a battere sulle sicurezze che ha trovato nel corso delle settimane. Bakayoko è un esempio ma ce ne sono anche altri. Se ci mettiamo a guardare queste undici partire, a mio parere, le due prestazioni più “complicate” sono state a Roma contro i giallorossi e proprio la partita di sabato contro il Sassuolo. Guarda caso, in entrambi i casi sono arrivate alla fine di una settimana da tre impegni, Napoli/Napoli/Roma nel primo caso e Empoli/Lazio/Sassuolo nel secondo. Una volta di più dobbiamo sottolineare come la crescita debba passare anche da situazioni come queste, per troppo tempo non si è stati in corsa per più obiettivi. Anche per il futuro, si pensi molto bene sulla tenuta di questa squadra. Gestire i doppi impegni non è cosa semplice. Nè in campo, nè fuori dal campo. In entrambi i trittici di partite giocate, la formazione è stata pressochè sempre la stessa, fedele al discorso precedente, che Rino non avrebbe mai rischiato di fare diversamente. Qui sta il problema più grosso, in realtà sono due ma sommati ne fanno uno grosso. La rosa non è abbastanza profonda, ma questo lo si sapeva da tempi non sospetti, sommato a Rino che ha troppa pressione addosso per provare anche solo a modificare una virgola di una squadra che sta portando risultati. Insieme queste due componenti ti portano ad esaurire velocemente le energie, tanto è vero che prima del nulla cosmico visto contro il Sassuolo c’erano stati dei segnali preoccupanti contro l’Empoli e contro la Lazio. Se da un lato la difesa rimane stagna e compatta, dall’altro il sacrificarsi nel coprire gli spazi e lottare per non subire l’avversario, ti porta a non essere offensivamente pericoloso e a non avere la forza e la lucidità di ripartire.

Qui arriviamo ad un’altra nota dolente, le condizioni fisiche e psicologiche di Calhanoglu e di Suso. Insistere per me non è giusto ma capisco che Rino non abbia alternative se non il Samu e l’uomo per ogni stagione, Borini. Purtroppo in entrambi i casi i due non stanno in piedi e non riescono a portare il pallone nella metà campo avversaria, questo è il punto terrificante. Nelle ultime partite entrambi sono stati tecnicamente insufficienti anche se l’atteggiamento è diverso tra loro, uno corre l’altro passeggia, ma la sostanza non cambia. Aggiungiamo che ormai ogni squadra sa benissimo che parte del nostro sfogo offensivo passa tra i piedi dello spagnolo pertanto sulla sua fascia si sprecano i raddoppi e in alcuni casi anche tre giocatori avversari. Nelle non-condizioni nelle quali è oggi Suso, diventa un peso e lo diventa anche per Calabria sulla fascia che deve correre il doppio e per Kessie che deve coprire i buchi. Anche il povero Kessie sta iniziando a zombieleggiare. Scordiamoci in maniera totale di vedere Conti con Suso, Rino non rischierà mai un’opzione così “pericolosa” per la compatezza difensiva, pertanto le alternative sono poche. Siccome Rino è testone Suso giocherà e giocherà e giocherà, idem per Calhanoglu. Speriamo solo che possano salire di condizione e di prestazione. Speriamo che le settimane “lavorative” possano aiutarli perchè ormai gli avversari ci affronteranno come il Sassuolo e la Lazio.

Sabato ci sarà quella che fin dal post Atalanta considero la partita più brutta e difficile da giocare. Che il Chievo sia laconicamente ultimo mi interessa poco, questa è una squadra che, nelle nostre condizioni attuali, può solo metterci in difficoltà. Terranno il ritmo alto per almeno cinquanta minuti, picchieranno e saranno fastidiosi in ogni contatto. Non è facile segnare contro di loro, nelle ultime tre partite hanno tenuto sempre botta fino all’ ottantesimo circa. Oltre a questo, che piaccia o no, la testa di molti dei nostri sarà rivolta alla partita della settimana dopo, quindi non c’è partita peggiore che quella di Verona. Se aggiungiamo il clima di giubilo per aver sorpassato l’inter e la condizioni fisica precaria, possiamo solo farci male. Siccome questo ambiente passa dalla depressione alla gioia nel giro di 20 minuti, sarebbe il caso di rimettere giù la testa e di ritornare in trincea come nel pre Bergamo. Questa squadra e questo allenatore, ad oggi, per rendere al meglio hanno la necessità di avere l’acqua alla gola.

Un’ultima nota relativa a Gattuso. Passano le settimane e come direbbe lui “se nasci tondo non diventi quadrato”, purtroppo però il mestiere che ha scelto di fare obbliga ad un cambiamento. Non si tratta più di correre e sudare per tutta la squadra, si tratta di gestire uno spogliatoio e di avere a che fare con le persone. Essere sinceri e onesti con discorsi sui musi lunghi e sulle bravure degli avversari non sempre ottiene il risultato sperato. Nel calcio ogni tanto serve anche un pò di “paraculismo” per evitare fastidi. Imparerà anche questo il nostro Rino.

Come avete potuto leggere nelle righe precedenti, non sono spesso d’accordo con lui su alcuni punti, eppure, nonostante io sia uno dalla parolaccia facile non mi metto mai ad insultarlo e non insulto nemmeno chi non la pensa come me. Leggere il blog in alcuni giorni è una faida continua tra chi sta con Rino e chi no, è giusto e normale avere idee differenti ma non capisco come sia possibile arrivare all’insulto e alla provocazione per far valere la propria posizione.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.