Take it (un po’ più) easy

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Leggiamo una tonnellata di pattume ogni giorno sul nostro Milan, accumulata dagli stessi scienziati che negli ultimi dieci anni hanno prodotto meno cronaca e forse pure informazione di un pugno di dilettanti (non allo sbaraglio) come noi. Fortunatamente si è creata un’alternativa. Ho ascoltato volentieri, e chi mi conosce sa che purtroppo non è un’attività per cui ho molto tempo, la puntata di Radio Rossonera dedicata all’assemblea soci (Talk serale del 2 maggio, per chi volesse sentirlo recuperandolo dall’app). Mi ha ridato una fiducia un po’ spenta purtroppo dagli obiettivi del campo scivolati via con un accompagnamento da Requiem come sempre esagerato dai media che hanno lanciato nel calderone del sesto/settimo posto tutto il possibile: fallimento, revoca del titolo sportivo, demolizione, morte, cremazione, dannazione eterna. Chiaramente Fassone non è cretino, a differenza di qualcuno, e ha coltivato bene i rapporti con tutte le componenti Milan incluso il tifo, garantendosi di base un’immagine positiva. Sempre meglio un po’ di sane pubbliche relazioni piuttosto che nascondersi nel retro a mangiare tartine e concordare risposte del cazzo. Ma non è cretino nemmeno chi ci ha spiegato che gli ‘incastri’ finanziari cinesi non sono campati in aria, che il Milan ha un bilancio in miglioramento e ha prospettive. Di questi argomenti non ci capisco granchè. Nel senso, sulle baggianate della precedente gestione ci arrivavo senza problemi; ma erano comprensibili anche a un paramecio, un protozoo che comunque avrebbe capito certi magheggi ma non può, tuttavia, iscriversi all’albo dei giornalisti. Una vera ingiustizia. Oggi mi fido volentieri di chi palesemente ne capisce di più. Una boccata d’aria fresca in mezzo ai miasmi della fu stampa sportiva, oggi scandalistica, sempre in caccia di titoli impattanti seguiti da articoli vuoti che di competente non hanno spesso nemmeno la grammatica. Siamo comunque in democrazia, quindi i tafazzi (che leggo anche qui sul blog) continuino pure liberamente a martellarsi le palle.

Pare chiaro che il Milan si orienterà verso un mercato diverso rispetto all’anno scorso. Qualcuno dirà: meno male, visto che la resa a breve è stata non buona; bisogna però capire anche che gli investimenti possono rendere nel tempo (sarebbe meglio da subito e nel tempo), a differenza dei ‘parametri zero’ o prestiti che devono avere invece una resa immediata o diventano solo pesi. Servono su tutto esperienza, fisico e gol; su questo siamo d’accordo tutti e a quanto pare anche Fassone. Sui nomi che circolano inutile discutere ora: si passa da Cavani a Belotti, a Muriel; da Ki a Vidal a Moussa Dembele. Piuttosto mi sentirei di aggiungere alle necessità la creatività. L’allenatore di turno viene spesso ‘crocefisso’ perché la squadra crea poco. Per me i meriti, in questo caso di Gattuso, si notano quando il Milan fa una partita senza rischi (salvo all’ultimo secondo) contro il Napoli dopo anni di batoste pur senza restare rintanato nella propria area; e i demeriti si esprimono nel pari di Torino, pervenuto dopo 60 minuti di assenza in campo dei granata, per troppa rigidità e troppo dispendio. Calha visto a Bologna è l’esempio del singolo che fa la differenza: un gol, dettato e segnato con movimento verso il fronte opposto all’abituale, tre assist (a referto uno solo per gli errori dei compagni). Non c’entra il tecnico, e questo serve. La creatività non è solo ‘impostata’, non esistono solo gli schemi, serve pure talento e in questo Milan mancano i cervelli offensivi. Kessie è atletica, meccanismi e sacrificio, Suso è bravo nella giocata codificata (che non gli riesce più) ma non ha grande fantasia, Biglia ha un raggio d’azione ristretto, Bonaventura è un finalizzatore. Chissà che nel calcio di oggi dove i muscoli si pagano oro (e li pagheremo oro, perché ci servono come aria e sono sicuro che ne prenderemo) non salti fuori qualche bella occasione per una ‘mente’, che non sia pure l’assistman ma anche solo qualcuno in grado di vedere e immaginare più degli altri.

Si è parlato anche di cessioni. Tanti di noi sono ‘figli’ delle cessioni di Sheva e Kakà. Incazzati da allora e per sempre. Lo scrissi in calce al post di Pier su Shevchenko: la cessione di Andreino, il Re dell’Est nonché il mio migliore amico dai 13 ai 20 anni, fu come quando mi dissero da bambino che Babbo Natale non esisteva. Ricky Kakà fu invece come quando per la prima volta nella vita ti fregano dei soldi; feci stessa faccia da pirla gabbato, con la bocca a O. Per questo quando si parla di ‘vendite’ di giocatori del Milan ci scatta dentro una resistenza elettrica che ci fa dare di matto. Eppure la sensazione è che ci saranno cessioni rilevanti quest’estate. Come capita ormai in ogni estate per ogni tifoso anche di squadre di vertice, la differenza è che noi siamo stati gettati nel mondo delle ‘cessioni importanti’ dopo che ci avevano raccontato gran fandonie e siamo stati fottuti dai successivi ‘investimenti’, vedi alla voce Ricardo Oliveira&co. La nuova proprietà deve tenerne conto: nel mondo Milan non c’è mai stata una cessione importante che portasse qualcosa di buono. La garanzia è che stavolta non saranno per ‘il bilancio’, scusa accampata da Berlusconi per motivare la graduale dismissione della squadra mentre il suddetto bilancio si decomponeva comunque come sterco su un marciapiede d’estate. Il problema non erano i campioni (che erano, anzi, opportunità) bensì altro. Ci saranno dismissioni tecniche o magari occasioni non rifiutabili? Vedremo. Pioveranno giudizi e attacchi da ogni parte, gli stessi che non piovvero quando era evidente l’intento di disfare il team. Riusciremo a stare calmi? Riusciranno a gestire questa situazione? Dipenderà molto anche dal timing delle cessioni eventuali e rimpiazzi o nuovi acquisti. In ciò la proprietà dovrà dimostrare un uso dei media meno ‘pacchiano’ (cose formali et cetera) e più spietato. Oltre che, ovviamente, competenza e sicurezza che nelle ultime settimane hanno vacillato. La strada deve essere illuminata e le mani sul volante salde: lo ripeterò alla nausea. Fra uscite e entrate quest’anno sarà determinante.

Il Liverpool è in finale di Champions. Ce l’hanno fatta prima di noi a tornarvi, e a tornarci prima di rivincere il titolo nazionale. Anche loro sono passati da campagne acquisti totalmente cannate e ottavi posti, forse meno sofferti di alcuni secondi posti sanguinosi. Qualche anno fa dilapidarono una fortuna per giocatori come Downing (20 milioni) e Andy Carroll (35 milioni), pacchi anche meno clamorosi di altri come Aquilani (22), Markovic (20). I Reds hanno mediamente investito quasi 100 milioni all’anno dal 2007 raccogliendo una League Cup, due secondi posti, quattro partecipazioni alla Champions, una finale di Europa League. Il 23 settembre del 2012 a fine primo tempo di un Liverpool-United (terminato 1-2) un giovane Suso rilevava Fabio Borini, così per la cronaca. Quattro anni fa, più o meno di questo periodo, erano alle prese con le minchiate di Balotelli. Rimasi basito di fronte all’acquisto per oltre 40 milioni di Roberto Firmino, pensai fosse l’ennesimo muppet aggiunto alla collezione dei Supermario, Carroll, Origi, Benteke. Invece…piano piano hanno costruito una buona squadra, con un grande manager a condurla (uno dei pochi che oltre all’ “aurea” ha anche sostanza) ma soprattutto buoni giocatori e un paio di Campioni veri. La Storia, comunque, ha pesato molto e si giocheranno il titolo europeo per un’altra volta. In bocca al lupo a loro e anche al Real, finale ‘rossi’ vs ‘bianchi’ da Subbuteo, di grande fascino anche per la netta differenza di stile di gioco.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.