Statistiche individuali 2017/18 – Centrocampo

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Lucas Biglia: L’argentino è il giocatore che ha pagato maggiormente l’inizio da incubo, in particolare il gorgo apertosi a Roma contro la sua ex squadra e concluso con lo 0-2 subito dalla juventus. A quel punto giunti Biglia viene accantonato. Ci sono pochi dubbi: forma fisica imbarazzante e scarsa fiducia, con i continui strali della stampa a rimarcare quanto l’ex capitano Montolivo e suoi montoservi abbiano sgradito l’arrivo del suo sostituto. Gattuso però gioca un bel tiro a tutti: il 18 chiude l’anno in plancia, ma da gennaio è Biglia il titolare fisso.
Lucas è il terzo centrocampista più preciso del campionato dopo Matuidi e Borja Valero con 58.7 passaggi e il 91% di precisione, ma rispetto a questi effettua più giocate lunghe. In interdizione conta sull’esperienza ma non disdegna il tackle (2.1 riusciti a gara); questi dati praticamente triplicano contando l’Europa League, segno di un’attitudine difensiva aggressiva spiccata. Ci auguriamo che le doti di volante risaltino di più la prossima stagione. Perde poco la palla (1 errore a partita) e ancor meno gliela tolgono (0.7 a gara). Quest’anno anche 1 gol e 1 assist, ma può dare di più.
Insomma a 32 anni Biglia non è certo un mistero. Sampaoli gli ha lasciato in mano il centrocampo argentino in vista dei Mondiali, lo spessore del giocatore è questo. Non è un caso che appena ripreso un livello fisico e mentale decente, e preso dunque il comando del centrocampo, i risultati della squadra siano radicalmente cambiati.
I fenomeni sono altri ma Biglia è il classico giocatore su cui un allenatore intelligente può fare affidamento per accrescere il valore di quelli che lo circondano e correre pochi rischi nelle due fasi in una delle zone nevralgiche del campo, dove ogni errore, indecisione o inazione si pagano salati.

Riccardo Montolivo: Un migliaio di minuti per l’ex capitano. Stagione iniziata con tentativi di colpi di mano e rivalsa (doppietta allo Shkendja con esultanze da finale mondiale), proseguita approfittando del momento no di Biglia. Rino gli ha dato giustamente spazio al suo arrivo perchè in condizioni fisiche migliori, con scarsi risultati, fugando ogni dubbio: quest’estate non si è ordito un complotto ai danni di un grande giocatore, è il giocatore che è (era) discreto e poco più. Poi lo ha tolto definitivamente, concedendogli 230 minuti nel girone di ritorno e solo 2 partite da titolare. I punti di forza sono rimasti gli stessi: attitudine al recupero, al gioco scolastico preciso, senza rischi; i punti deboli idem: sempre molto basso in campo, troppo compassato, piatto.
Da rincalzo è francamente risultato più inutile che da titolare, avendo dimostrato scarsa capacità di entrare subito nel match (abbastanza strano visto l’esperienza) rimediando anche cartellini pesanti in pochi minuti (giallo a Torino, rosso a Bergamo).
The end? Speriamo.

Immagine fuorviante, Kessie è un grande atleta non un atleta grande

Franck Kessie: Non mi piace descrivere le cose come ‘non sono’ ma visto che se ne sono lette di ogni sull’ivoriano mi tocca iniziare da qui: Kessie non è ‘grosso’ (183cm per 74kg) e non è un interditore. Non è un veterano, visto che ha 21 anni, e non è un giocatore ‘completo’ nel senso di buono a fare ogni cosa discretamente.
Il tempo di adattamento di Kessie è stato pari a 0:00, esattamente come a Bergamo l’ivoriano è diventato titolare inamovibile nel momento stesso del suo arrivo. Il suo strapotere fisico è stato immediatamente depresso dalla non preparazione, per fortuna il conto non è stato molto salato. Con 3848 minuti giocati, più 5 gare di Coppa Italia, Kessie è divenuto il giocatore di movimento più impiegato in una singola stagione nella nostra storia. 3270 minuti li ha giocati in serie A, quarto fra i giocatori di movimento in Italia e primo under23 in Europa per impiego (portieri esclusi). I centrocampisti con più di 15 partite in questo ruolo sotto i 23 anni in Serie A sono solo 14; nei 5 massimi campionati europei 40, e poco più del 15% quelli che hanno superato le 20 partite, tanto per avere un’idea.
Con 9 cartellini gialli è stato il giocatore più sanzionato della squadra, essendo anche il più falloso (1.9 a partita). Come detto con 1.3 tackle e 0.7 intercetti non è particolarmente abile nel lavoro difensivo; Gattuso dovrà lavorare molto sul migliorarne l’impatto fisico nei contrasti. Perde 2 contrasti aerei a partita, ne vince 1.3, numeri indicativi di un aspetto di gioco da affinare.
Con 1.1 tiri dall’area di rigore (area piccola esclusa) Kessie è il miglior giocatore del Milan in questo aspetto (più degli attaccanti) e secondo fra i centrocampisti solo a Milinkovic-Savic e Hamsik. Questo dato sottolinea la qualità maggiore attuale e prospettiva del 79: la capacità di inserimento. In generale con 2 tiri a partita è il terzo centrocampista della A, sotto i due citati e a pari con Nainggolan; l’ivoriano conclude meno da fuori rispetto a loro.
Franck ha però segnato solo 2 reti (più 3 rigori), un bottino veramente misero. E’ anche il secondo miglior dribblatore del Milan con 1.3 dribbling completati (decimo centrocampista della divisione), e il quarto miglior suggeritore con 1.2 passaggi chiave a partita. Con 46.6 passaggi e 84.6% di precisione a partita la distribuzione, specie breve, è stata distinta.
Per quanto riguarda i palloni persi e quelli riconquistati dagli avversari Kessie è con 2.1 e 1.9 a partita uno dei più ‘spreconi’; attenzione però: il primo assoluto di entrambi gli indici è Milinkovic-Savic, in compagnia di Nainggolan e Allan. Sono infatti i centrocampisti che giocano più profondi fra le linee avversarie e che tentano le giocate più risolutive ad essere ovviamente contrastati e soggetti a maggiori errori.
Dunque cosa è Kessie? Una mezzala che al momento ha nell’inserimento, nell’affidabilità e nella conduzione palla al piede (a volte straripante) le doti migliori; nell’attitudine difensiva e nella concentrazione, intesa come capacità di finalizzare, freddezza e precisione nel momento decisivo, i punti deboli.
Mi è capitato di leggere davvero di tutto: piedi di legno, poco cervello, centrocampista ‘muscolare’. Mi sembra che in questo senso il colore della pelle, senza invocare il razzismo ci mancherebbe ma solo qualche incubo di Ruttari, faccia il buon 50% della valutazione. L’altro 50% lo fa il trascurare che Kessie non è un roncolatore che pascola in 10 metri ma un incursore che svaria su tutto il campo, che sbaglia in situazioni dove altri nemmeno arrivano.
Franck dunque crescerà e diventerà uno dei migliori? Non sta scritto da nessuna parte. Ma al momento già quello che è non pare così male.

Manuel Locatelli: Dura stagione di apprendimento per Manuel, anche se nel finale sembra aver scalzato Montolivo nelle gerarchie. Nelle poche gare da titolare fra serie A e Europa League ha evidenziato l’attitudine a far girare tantissimo palla, con 70/80 passaggi; la precisione non è quella di Biglia. Ha rimediato 7 gialli in tutte le competizioni dimostrando la consueta aggressività; in Europa League dove ha giocato più regolarmente ha la media di 3.6 tackle a partita e 1.6 intercetti, numeri alti.
Ha 20 anni e già 3 stagioni all’attivo, per il salto di qualità occorrerebbe forse continuità ma visto che il talento c’è occorrerà valutare bene il modo di conservare ‘capra’ e ‘cavoli’ senza svendere o svalutare un giovane che resta interessante.

Giacomo Bonaventura: Sinceramente è uno dei giocatori meno ‘generatori di controversie’ che però generano controversie. Il centrocampista italiano sotto la guida di Gattuso si è espresso con buona continuità, come del resto ha sempre fatto, recuperando dall’infortunio e dalla gestione Montella che lo aveva ridotto allo stadio larvale.
Ha segnato 8 reti da Benevento in avanti, 7 delle quali partendo dalla posizione di mezzala. Questo fa di lui il quarto centrocampista per finalizzazioni in serie A, il secondo dopo Khedira per gol dall’area (6), il sesto in Europa. Numeri utili a contestualizzare il fatto che non ci sono poi molte mezzali molto più efficaci nel segnare.
Con 1.9 tiri a partita è il sesto centrocampista della divisione, leggermente più da fuori (1) che dall’area (0.9). Tuttavia Whoscored riporta come difetto l’accuratezza nel tiro, confermando la sensazione che a volte il giocatore forzi troppo la giocata.
Scendendo ad occupare stabilmente il ruolo di centrocampista Jack è diventato molto preciso (88.1%) nella circolazione della palla, superando vistosamente tutte le precedenti statistiche della carriera a riguardo; serve 1.4 passaggi chiave a partita ai compagni risultando il terzo suggeritore di squadra. E’ un giocatore affidabile, tuttavia non si è distinto negli assist, avendone serviti solo 3 di cui 2 al defunto Hellas.
Dove il rendimento di Bonaventura, giunto come si diceva a piena maturità, lascia perplessi è in fase difensiva. Nella medesima posizione da interno occupata quest’anno ha disputato al Milan 51 gare nei 3 anni passati, e 44 in 4 anni all’Atalanta; in queste 95 gare sono 222 i contrasti tentati, 162 riusciti, media 73%. Quest’anno Jack ha invece subito 31 dribbling su 58 contrasti, perdendone il 53%; anche la media degli intercetti è stata inferiore al passato (1.1 contro 1.5, 1.3, 1.5 delle precedenti stagioni sempre da mezzala). I duelli aerei sono stati sempre un punto debole. Si può dire che Bonaventura è stato meno aggressivo che in passato, ricevendo meno cartellini in proporzione ai minuti giocati.
Anche nei dribbling c’è stata una bella compressione rispetto al passato; influisce la posizione arretrata, ma nel periodo in cui l’aveva occupata l’anno scorso e quello prima ne metteva a segno 3 e 2.3 a partita, quest’anno si è fermato a 1.1.
Bonaventura sbaglia poco e garantisce dunque qualità in uscita palla, segnando anche gol pesanti. La giocata geniale non è mai stata nelle sue corde ma si conferma un giocatore di buon livello, non a caso lo cerca la juventus ovviamente per un ruolo da turn over. La reattività in interdizione e contropiede può tornare sui livelli precedenti, probabilmente anche Jack ha pagato dazio fisico e mentale nei primi tre mesi complicati.
A meno che non chieda espressamente la cessione per andare a tenere la mano di Perin di fianco ad Allegri (e ne dubito) non c’è alcun motivo per cederlo, essendo poi adattabile a qualsiasi contesto tattico o di approccio.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.