Statistiche individuali 2017/18: attacco

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L'Urlo di Munchic

Nikola Kalinic – Un romanzo dell’orrore calcistico, il candidato numero uno per il Premio Oliveira, che stiamo pensando di assegnargli permanentemente istituendo il Premio Kalinic dall’anno prossimo.
Kalinic è stato uno dei peggiori acquisti di sempre: preso ‘al posto’ di Aubameyang o Morata dopo qualche mese di parcheggio con tanto di ‘finte’ per non andare al raduno della Fiorentina, il suo rendimento è stato terrificante. Nei mesi è diventato il simbolo dell’impotenza della squadra, incapace di tenere o giocare un pallone oltre la trequarti, figurarsi in area; mai presente al centro dell’azione, un corpo estraneo. Le sciagure sono incalcolabili, ne ricordiamo qualcuna. Sullo 0-1 a San Siro contro la juventus, in un momento difficile, ha sparato alto a portiere battuto da 5 metri. In semifinale di Coppa Italia contro la Lazio al 120esimo, nel momento migliore della stagione dove tutto sembrava ancora possibile, ha vanificato un coast-to-coast di Bonucci con un tiraccio alto da due passi; poche settimane dopo Gattuso ha dovuto eslcuderlo dai convocati per scarso impegno. E’ riuscito a farsi autorete in finale di Coppa. A coronare il tutto la sciagurata cacciata dal ritiro della Nazionale croata per il rifiuto di scendere in campo come rincalzo AI MONDIALI.
In campionato ha realizzato 6 gol, 5 in area piccola e 1 dall’area effettuando 49 tiri complessivi di cui 22 in porta (Dzeko 149/55, Mertens 122/45, Immobile e Quagliarella 110/54 e 47, Simeone 104/50 tanto per avere un metro di paragone), di cui 35 dall’area e 8 nell’area piccola. Praticamente il croato ha segnato solo di rapina. I precedenti con la Fiorentina sono 90 tiri di cui 41 in porta e 15 reti nel ’16-17 e 72 di cui 52 in porta e 12 reti l’anno prima. Per partita si parla di un drop da 2.8 e 2.4 tiri a partita a 1.6.
E’ il secondo migliore fra i centravanti del campionato per passaggi chiave a partita, 1.7, dietro al Papu Gomez, confermando i dati precedenti. Gli assist sono comunque pochi, solo 3, presumibilmente perchì gli appoggi sono avvenuti per conclusioni da lontano; la capacità di smistare in area del croato si è vista solo nel filtrante per Calabria a Roma.
Kalinic è uno degli attaccanti che hanno tentato meno dribbling, insieme a Pavoletti e ahinoi Cutrone. Ha provato la miseria di 9 (N O V E) dribbling in tutto il campionato, riuscendo a completarne 6. Alla Fiorentina ne fece 20 su 40 tentativi l’anno scorso e 13 su 32 l’anno prima, a quasi quattro volte le medie attuali per match. Ha guadagnato 1.5 falli a partita contro un media a Firenze abbondantemente superiore a 2, la sua partecipazione alla manovra è crollata da quasi 20 passaggi a partita a meno di 12, risultando in oltre 100 passaggi in meno sulla stagione.
La regressione su tutti gli indici è spaventosa, in pratica il croato si è ridotto ai livelli di Destro, Maxy Lopez (34 anni), o il connazionale Budimir. Non sorprende pertanto lo score penoso. Con 7.73 xg e 6 gol fatti è riuscito addirittura a fare meno del possibile, confermandosi non freddo sottoporta anche se nell’ultima stagione a Firenze aveva fatto progressi.
Nikola è anche l’esempio di come un giocatore possa ‘rovinarsi’ da solo. Personalmente imputo a lui le responsabilità quasi totali del suo fallimento. Mirabelli, comunque, deve stare più attento a vagliare i profili personali dei giocatori, gli aspetti più occulti: non può essere rincoglionito d’improvviso questo qua, qualche avvisaglia doveva esserci. Inoltre già sapendo che il talento per reggere San Siro non lo aveva bisognava essere certi che caratterialmente fosse in grado di sopportare fischioni e malumori, portando a termine il suo mestiere: segnare quella 15ina di gol che in Italia ha già dimostrato di poter fare, e che probabilmente ci avrebbero elevato in classifica. Dura lezione da mettere a verbale: per la nostra situazione meglio un figlio di buonadonna monopiede irritante, antipatico e inguardabile ma in grado di buttare dentro la palla nonostante le critiche (ogni riferimento a Sputazza è voluto) piuttosto che uno che alle prime pernacchie ha perso la bussola. Questo poi al netto degli atteggiamenti poco professionali dell’uno e dell’altro.

Fabio Borini – L’acquisto meno interessante della scorsa campagna acquisti, quello che ‘sembrava una cazzata’ e invece davvero si è concluso. Se ne vociferava anche a gennaio 2017, quando sembrava possibile il closing dunque una finestrella di mercato per Mirabelli in cui fare qualche operazione. Un fedelissimo dunque ‘il Boro’, che Mirabelli portò al Sunderland e ora qui al Milan.
Tecnicamente un attaccante, ma il giocatore gode di pessima fama a riguardo visto lo score. Effettivamente al Milan ha ricoperto quattro ruoli, due sul fronte offensivo e due su quello difensivo su ambo le fasce. Quando fu presentato come ‘giocatore da rotazione’ avevamo presunto ‘panchinaro’, non ‘tappabuchi’; Borini non è un male di per sé, è male che serva un Borini per mettere pezze a falle che non dovrebbero esserci.
L’impegno non è mai mancato, il rendimento è stato abbastanza costante. La sua dote migliore è parsa la capacità di essere sempre tenace sul pallone guadagnando buoni falli; buona anche la costanza degli inserimenti e la precisione nella distribuzione. Impreciso invece nei tiri e soprattutto nei cross; ha comunque completato 3 assist, una cifra discreta per un rincalzo.
Montella lo ha impiegato spesso da titolare, probabilmente perché più resistente di altri a diete vegane e affini; che il Boro corresse mentre altri avevano le ruote sgonfie è un fatto. Gattuso lo ha usato invece col contagoccie, cogliendone meglio l’utilità come ripiego.
Come disse un commentatore dell’ESPN: se spendi 230 milioni e poi hai come titolare Borini c’è qualcosa che non va. Ma anche averlo come primo rincalzo per quattro ruoli dovrebbe rappresentare una spia rossa sul cruscotto del DS, senza nulla togliere all’impegno di Fabio che è un onesto giocatore e lo ha dimostrato.

Suso – L’eterno problema non-problema: Suso si, Suso no. Ancora una volta i numeri sono dalla parte dello spagnolo, il quale però ha mostrato un rendimento davvero incerto per oltre 6 mesi. Ha realizzato 5 gol e 3 assist nella prima parte, 1 gol e 4 assist (2 al Verona) nella seconda. Con l’esplosione di Calhanoglu ha perso centralità e il rendimento ne ha risentito.
Con quasi 2 tiri a partita da fuori è il terzo in Europa fra gli esterni destri, è il quarto per dribbling provati 4.3 (2.7 riusciti) dietro a  Pulisic, Thauvin e Malcom. Questo aspetto lo rende attualmente unico nel Milan, vista la carenza cronica di giocatori in grado di saltare l’uomo. Effettua 2.5 passaggi chiave a partita (secondo in Europa sempre fra i pari ruolo), e 1.3 cross a partita figurando anche qui fra i migliori. Gli assist compiuti sono in linea con gli altri interpreti del ruolo, le reti molte meno; senza scomodare Salah o Thauvin, decisamente fuori scala, Malcom ne ha messe 12, Callejon 10 ad esempio. Suso è anche il secondo miglior esterno destro per falli subiti, 2.3 a partita.
Lo spagnolo non contribuisce molto alla fase difensiva, tentando 1.4 tackle a partita e riuscendo in 0.4; giocatori offensivi come Eriksen (15 match da esterno destro), Pulisic o Thauvin viaggiano a medie doppie per i tentati e triple riusciti. E’ anche discretamente falloso, quinto fra i pari ruolo.
Ormai a 24 anni Suso è un giocatore totalmente definito nei pregi e nei difetti; si conferma pericoloso e determinante, ma anche solista e pigro in certe situazioni. Al momento nessuno sembra propenso a coprirne la clausola rescissoria. Visto il momento societario e i nomi alternativi forse meglio così: chi lascia la via vecchia per quella nuova….

Può diventare il trascinatore, ma gli manca il mordente

Hakan Calhanoglu – Verso la metà di dicembre, sul finire del girone di ritorno, il turco era disperso. Non si poteva nemmeno definire un ‘cattivo acquisto’, piuttosto una meteora. Qualche giornale lo dava addirittura in procinto al prestito alla SPAL (!!!). Calha è arrivato a Milano non proprio da sconosciuto ma quantomeno ma indubbiamente non preceduto da una fama universale; le sue caratteristiche più narrate erano le punizioni (di cui è stato uno dei migliori realizzatori europei) e una generica ‘fantasia’; il tifoso medio poteva figurarsi qualunque cosa, e nell’estate ad alto volume 2017 Hakan era atteso come un Messia.
Era (ed è) invece un centrocampista offensivo con molti talenti anche se non ancora spiccatissimi, cresciuto sotto l’avanguardista Schmidt, dotato nel lancio lungo, bravo sia a inserirsi in area che a contrastare, ma incostante. La discrepanza base fra “mi aspettavo Kakà ed è arrivato sto coso” ha raggiunto picchi ridicoli nel periodo peggiore del turco, con ululati e giudizi ignoranti e irrispettosi dalla tribuna stampa in primis. Si vedeva che il ragazzo era sfiduciato e fuori condizione. E’ stato piacevole notare come all’ultima giornata, invece, fossero tutti appesi alle sue giocate e pronti a spellarsi le mani (pure troppo).
Montella non gli ha trovato una collocazione, come ampiamente predetto dal nostro Matt Le Tiss.
Rimesso da Gattuso nella posizione di esterno sinistro, sua naturale, ha disputato 19 partite, segnato 4 gol e siglato 7 assist. Whoscored.com assegna ‘very strong’ alla sua abilità di cross, passaggio, passaggio chiave, calci di punizione; il suo stile di gioco è sia corto che lungo e rappresenta una minaccia notevole per le difese avversarie.
E’ facile sottovalutare il giocatore alla luce dei risultati di squadra, ma il Calha è fra gli interpreti più interessanti fra i pari ruolo in Europa: uno dei migliori per tiri in porta, 3.4 (primo da fuori con Insigne, 2), secondo per passaggi chiave (2.9, con Insigne), terzo per coinvolgimento in manovra con 47.9 passaggi, secondo per numero di cross precisi (1.6 a partita), settimo per intercetti e passaggi bloccati (e anche per falli fatti). Cosa manca al turco? Semplice: dribbling, anzitutto, e concretezza. Sono poche le reti segnate e gli assist messi a referto rispetto agli altri esterni sinistri europei (che vanno da Depay a Sanè, a Pione Sisto, Son, Insigne, Perisic, Manè, Mandzukic adattato, solo per citare i più importanti), anche se come detto Hakan ha uno storico ‘corto’ di solo 17 partite. Le medie per partita in questo senso sono incoraggianti: con 0.4 assist a partita è terzo in graduatoria. Ovviamente più lo storico diviene consistente è più è facile che le medie si abbassino; ad ogni modo già che sia ‘nei radar’ dei migliori d’Europa è positivo.
Confrontando il suo storico con il Leverkusen, da quando è in forma e sbloccato nel ruolo di esterno alto il Calha ha fatto meglio che in Germania, uno dei pochi fra i nuovi che ha fatto intravedere pienamente il suo potenziale.
Hakan ha rischiato seriamente di perdersi in questa stagione. Sarebbe bastato un giudizio tranciante di un compagno, o un Gattuso davvero ‘difensivista’ come lo dipingono a preferirgli Borini nel complicato inizio di 2018 perché il turco divenisse ora un giocatore in attesa di cessione, o magari già ceduto. Sperando nella capacità di resistere a offerte (che se non sono già arrivate, arriveranno) e nella tenacia che il ragazzo ha dimostrato, e che quindi magari desideri restare qui, l’anno prossimo sarà il trascinatore. Quella conclusa è stata una stagione fondamentale per il ragazzo, perché oltre a risorgere dalle proprie ceneri ha sfoderato anche costanza di rendimento nella seconda parte dell’anno; gli era sempre mancata. La prossima stagione dovrà essere quella in cui diventare fondamentale per la squadra, quest’anno ha dimostrato che può esserlo anche se il mordente è decisamente mancato ed è un dettaglio non da poco.

Andrè Silva – Come per Kalinic: parla il campo. Le aspettative travolgenti erano totalmente immotivate, ma lo è pure il risultato di questa stagione: non può essere questo Silva, siamo tutti d’accordo. Che non fosse Andriy Shevchenko questo è stato purtroppo chiaro ai più dopo pochi minuti a San Siro. L’ipervalutazione e la fretta di Mendes di piazzarlo dopo l’exploit al Porto hanno bloccato totalmente la crescita professionale del ragazzo, che al Milan fra cambi di allenatore e ambiente in subbuglio è persino regredito.
Il portoghese ha disputato una stagione controversa nella prima parte, con Montella in panchina, in cui a prolifiche scorribande europee si sono alternate prestazioni sconcertanti in Italia, alternate ad altre positive ma in un contesto drammatico (vedi derby di andata). Nella seconda parte invece ha tenuto a galla il Milan con due gol che dovrebbero essere il suo pane quotidiano (Genoa e Chievo) ma che sono invece risultati essere gli unici acuti azzeccati in una steccata unica; Gattuso lo ha dovuto accantonare ad un certo punto, come Montella, come il tecnico del Portogallo.
Ha effettuato in serie A 35 tiri di cui 11 in porta, ha segnato solamente 2 reti con xG pari a quasi 4 dimostrando quindi scarsa freddezza. Il portoghese ha disputato solo 7 gare da titolare in serie A, 17 da subentrante; i suoi unici due acuti sono arrivati proprio dalla panchina. Non c’è molto altro da aggiungere, salvo sottolineare che la disconnessione del ragazzo rispetto alla squadra è stato l’aspetto più sconcertante; non si può definire impreciso, perché ha completato quasi l’80% dei passaggi, è più che altro inutile il suo contributo, scolastico nel gioco corto e poco incisivo nel suggerimento o sponda.
Se avesse mercato personalmente lo cederei, non c’è ragione di credere che l’anno prossimo il ragazzo possa essere aspettato o si trovi in un contesto più positivo, anzi…credo che la stagione ’18-19 del Milan sia riservata a gente con grosse grosse palle e non mi pare il tipo. Se non lo avesse confido in Gattuso, che ha ripigliato più di un giocatore, complice la buona volontà dell’interessato; su questo non so che dire, il linguaggio del corpo di Andrè Silva mi pare indice di mollume ma qua si entra nella fantascienza e preferisco tralasciare aspettando qualcosa dal rettangolo verde.

San Patrizio

Patrick Cutrone – Se c’è un giocatore che mi piace in senso ignorante proprio, da tifoso, quello è Patrick. E’ un goleador, attacca l’area di rigore per fare male, ha buona velocità, coordinazione, ha fregato anche difensori esperti quest’anno: la stagione d’esordio del ragazzo del ’98 è stata ultra-positiva, non si può dire altro.
Ha effettutato 44 tiri di cui 30 in porta. Con sole 17 gare da titolare in A ha segnato 10 reti, e siglato anche 2 assist. I gol attesi sono stati 8.87 (come detto 10 i gol), indice che denota come Patrick sia stato bravo a sfruttare al massimo tutte le occasioni con freddezza e abilità. Inoltre fatto salvo un palo dall’area piccola colpito a Ferrara (match in cui ha comunque realizzato una doppietta) Cutrone non ha fallito nessuna ‘big chance’ in questa stagione. Per ora Patrick è questo: un goleador che si può definire persino affidabile nonostante la scarsa esperienza. Il resto del suo contributo in numeri, a parte il numero di falli che commette che è abbastanza alto, è poco indicativo; sicuramente con i piedi e nel rapporto con i compagni deve migliorare.
Spero e confido nel basso profilo, nella concentrazione del ragazzo, nell’umiltà. Che non sia l’ennesimo abbaglio o l’innumerevole talento centrifugato dalle follie mediatiche ed economiche. Piedi per terra e testa alta Patrick, la strada è lunga e il pericolo di perdersi è sempre in agguato. Certo essere il ‘favorito del popolo’ in questo momento, con la giusta attitudine, può essere determinante in positivo per tanti motivi.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.