Stagione finita

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Ci ho creduto, ho sbagliato. Poteva, doveva essere la stagione in cui centrare qualche piccolo traguardo e del restart economico e tecnico ad un livello quantomeno degno della famosa ‘storia’; si è rivelata l’ormai solito miscuglio di speranze, piccoli successi, forti delusioni specie verso la fine. Il titolo è provocatorio, forse scaramantico, sicuramente ben motivato. Conosco e conosciamo tutti troppo bene questa squadra per pensare che nelle ultime cinque partite ci sia qualcosa ancora da dire o da fare per evitare l’ennesimo tonfo. Si comincia a parlare di ‘rispetto per la maglia’, l’equivalente retorico dei tre fischi dell’arbitro. Il caso e le avversarie, che quantomeno non ci sono nettamente superiori, ci assegnano ancora delle possibilità, ma veramente scarse viste le recenti prestazioni.

Fu Ringhio Gattuso – Giunti al dunque il mio giudizio non cambia: traghettatore era, traghettatore è rimasto. Ha le sue responsabilità, in primis di natura tattica perchè a maggio si raccoglie ciò che si semina e stiamo letteralmente morendo di fame. Secondariamente, ma non tanto, in un anno e mezzo alla guida di un club di medio-alta serie A non ha fatto un solo passo avanti; è rimasto fermo sotto tutti gli aspetti al novembre 2017. Appunto al ruolo di traghettatore, per il quale bisogna essere tagliati, ma che non rende automaticamente in grado di essere dei Capitani. E la cosa mi sembrava talmente palese da non comprendere le aspettative di molti. Se nel corso della stagione sostanzialmente il Milan lo ha mantenuto in linea, addirittura presentandosi in questo finale con un piedino in zona Champions, in questo finale la sua inesperienza e insipienza anche caratteriale rispetto ai tecnici delle nostre avversarie peseranno certamente in modo determinante. Abbiamo sprecato troppe opportunità, ce la giocheremo punto a punto, e tutto sarà decisivo, quindi anche Gattuso che al momento non mi pare in grado di fare la differenza in positivo. Correggo: non pare in grado di non pesare in negativo.
Non credevo che arrivasse al bassissimo punto toccato da tutti i suoi predecessori nell’era post-Atene, ovvero cambio di modulo a poche giornate dal termine e scombinamento totale delle gerarchie, ma ci siamo invece. Siamo al caos totale, alla vuota retorica, al nulla. Questo è ciò che più mi spiace: la totale assonanza di Gattuso, alla fine, con personaggi totalmente vuoti del nostro recente passato, dal Micione Arkan Mihajlovic in giù; ennesima pugnalata a quel concetto di ‘milanismo’ che al di là delle tribune proprio non si ravvisa.
Senza scendere in dettagli stucchevoli, rimarcati centomila volte durante questa stagione e che verranno ancora rimarcati, il giudizio su Gattuso è così riassumibile: anche se per puro caso, culo o opportunità si arrivasse quarti la sua riconferma non la vorrebbe nessuno; nemmeno lui probabilmente. Anzi sarò più chiaro: non l’ha mai voluta nessuno. Non trovo sintesi più schietta e dura, senza tirare fuori astio o odio personale per il nostro ex mediano, sentimento che francamente non provo.

Ci eravamo illusi, ma pare tutto uguale all’ormai solito trend

Come il Torino – La squadra comunque vale quello che abbiamo sotto gli occhi. Quest’anno è perfetto per rendersene conto una volta per tutte. Perchè siamo stati davanti per diverso tempo, esprimendoci al massimo per alcuni periodi in termini di risultati; quindi non abbiamo il peso di ‘crisi’ o esoneri sul groppo a intasare i ragionamenti o creare un’epica del ‘e se…’. Questa rosa non vale molto più di un Torino; altro che Napoli, altro che Inter. Provoco: rivalutiamo anche Acerbi per piacere, perchè non aveva certo tutti i torti. Gattuso sicuramente poteva far meglio, ma il nostro livello non è tale da giustificare l’addossamento a lui di ogni responsabilità; non sta in panchina con un joystick a schiacciare tasti sbagliati, chi sbaglia sono anche quelli in campo, che fra l’altro da un mese abbondante scendono sul terreno con nessun rispetto di loro stessi o del pubblico pagante.
Paghiamo la campagna acquisti di Mirabelli, sicuramente. Un ensemble di giocatori che personalmente mi sembrava decente per iniziare una rifondazione, ma io non faccio il Direttore Sportivo; e, francamente, nemmeno Mirabelli. Non sono stati valutati tutti gli aspetti che vanno oltre l’aver visto 10 partite dei giocatori in questione (nel caso di Andrè Silva probabilmente meno), primo fra tutti la personalità. Il risultato è un bidonazzo dell’umido di giocatori medi prima di tutto nel cervello, secondariamente nel fisico. Il Torino non ce ne invidia mezzo. La Lazio non ce ne invidia mezzo. Le squadre da cui li abbiamo presi non se li riprenderebbero indietro mai visti i soldi incassati. Non sono scarsi, sono inadeguati per il livello cui in teoria dovrebbero giocare e sono costati un’ira di Iddio. Serve un allenatore vero? Sicuramente si, ma è un annetto circa che vi metto in guardia da questa illusione calda e morbida, dell’uomo solo che trasforma l’acqua in vino. E continuo a farlo.
Ma se dopo due anni tocca bocciare Musacchio, Kessie, Calhanoglu, mi sa che tocca pure, e dopo ben più tempo per valutare, cambiare ‘leggermente’ opinione anche sui lasciti del sciur Galliani e di quell’altro tizio che spacciavano per direttore sportivo. Meno costosi e, probabilmente, più fruttuosi sul mercato, ma certamente non stiamo parlando di giocatori ‘appesantiti’ dagli altri; mi paiono sullo stesso livello, alcuni peggio, a partire dal tanto celebrato Suso, la cui sciccosa plusvalenza stiamo attendendo da anni mentre ci delizia con due mesi di gol a Chievo e Sassuolo e dieci mesi di nulla inaccettabile.
Ma più ancora che il lato tecnico, dove rimane certo la speranza che con un nuovo allenatore magari di buon livello ed esperienza qualcosa si possa cavare, vi invito a pensare alla personalità dei nostri. Centinaia di milioni spesi e non abbiamo che due giocatori con le palle: Bakayoko, in prestito, e Reina, il portiere di riserva. Non c’è altro da aggiungere, no? Chi si è fatto qualche gara a San Siro nell’ultimo mese ha visto la scolasticità con cui hanno giocato ‘i migliori’, la sufficienza, senza mai variare il copione, fare un fallo, rendersi conto dei 60mila spettatori attorno. FARE UN FALLO. Glielo deve dire l’allenatore dalla panchina? A posto siamo.

Futuro – Nonostante le evidenze c’è però chi non molla. “No, non siamo degli alto-borghesi, ma dei nobili!“. In società fanno faccione severe, incasinano il post-derby, mettono pressione a Gattuso. Lecitissimo, per carità, quello è pagato e consapevole; ma questi sono i risultati eh, questi non altri, questi che vediamo oggi. Bella roba. Diffondere malcontento ha pagato vedo, come sparare l’inevitabile (e sacrosanto, per carità) siluro alla guida tecnica. I migliori tecnici di qualunque sport quando delegittimati dai superiori o dalle situazioni colano a picco cari miei, tutti, anche se guidano corazzate, anche se lo spogliatoio magari lo hanno tenuto in mano fino ad allora. I migliori, figuriamoci Gattuso! Non mi meraviglia vederlo non capire un cazzo più del solito, e non avere più in pugno nessuno dei giocatori.
Allora io non so se è solo mancanza di unità, che sarebbe grave, o di idee, che sarebbe peggio, oppure una somma fra l’eredità pessima del recente passato e qualche errore. Che sarebbe l’opzione migliore, si intende. Non lo so. So che del calciomercato prossimo venturo mi interessa pochissimo, dopo 2942 sessioni di mercato di cui rimangono oggi forse 3/4 giocatori come Dio comanda e un sacco di buchi a bilancio sono esausto e non me ne frega niente; quest’estate mi disinteresso. Solo campo. Comprassero 120 esterni brasiliani (però uno lo potevano anche pigliare a gennaio eh). Comprassero James Rodriguez. Comprassero qualche altro franco nigeriano per la primavera che fa schifo. Non mi interessa. So che al prossimo giro di retoriche sul passato, di promesse, di ‘nuovi Pirlo/Kakà/Sheva’ potrei sbroccare. Sui megapiani futuri idem come sopra: chi se ne frega. Abbiamo una squadra che fa scappare i tifosi dallo stadio e questi parlano di farne uno nuovo; che poi sia con l’Inter o meno poco mi importa, è proprio il concetto che è sbagliato. A parte che l’Inter ci è avanti di 2/3 anni nel caso siamo noi che ci accodiamo a loro e non viceversa.
Ora si deve ripartire da un allenatore che abbia soprattutto spalle larghe; perchè inevitabilmente dopo 12 anni di declino di cui 7 di oblio la piazza non può più tollerare nè improvvisati nè inesperti, nè (e mi spiace dirlo, perchè sarebbe bello) tecnici d’avanguardia. Questo però lor signori lo sapevano già da luglio scorso.

Di ‘storia’ e di grandi traguardi si parlerà a iosa ancora, inutile illudersi, ma è ora di dare una bella occhiata alla nostra tradizione recente, quella che si respira in campo: fallimenti, mollume nei momenti decisivi, poca concentrazione, poco gusto a giocare davanti a 60mila spettatori. Che è ciò, per inciso, che ancora ci distingue da un’Atalanta, oltre ai lauti stipendi che elargiamo. Sono questi i punti su cui lavorare per non restare al livello di un Torino, di una Lazio. Questi che vediamo da anni. Questi, che in ben poche volte, anche quest’anno, sono stati messi al centro del discorso e soprattutto delle azioni dai protagonisti della stagione. Che col gol in contropiede da angolo subito dopo 60 minuti di catenaccio privo di grinta, in casa, è andata ufficialmente e giustamente in archivio.
Salvo speranze che personalmente mi rifiuto di covare.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.