Siamo soli

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“…Il voluntary agreement non ci è stato concesso perchè la commissione riteneva necessaria una garanzia bancaria di 165 milioni (dito verso il cielo) da emettersi da parte della holding, e oggi il settlement agreement non ci è stato concesso perchè, mi pare, la UEFA dica il fatto che a tutt’oggi non si stato fatto (dito indice verso il cielo) da parte sempre della holding e non da parte del club…”

Questo è uno stralcio della dichiarazione dell’amministratore delegato del Milan Marco Fassone, rilasciata dopo la notizia di settimana scorsa sulla “bocciatura” anche del settlement agreement da parte della UEFA. Una dichiarazione fatta davanti ai microfoni della Lega e che voleva “rassicurare” i tifosi sull’assoluta imprevedibilità di questa decisione. Il fatto che io abbia voluto sottolineare il suo modo di gesticolare è per dimostrare che Fassone una posizione l’ha già presa. Si è schierato contro la proprietà cinese. O meglio sta scendendo dal carro o dal trenino.

Fassone deve spiegare a tutti però perchè e come si sia infilato in una situazione così “imbarazzante” e nella quale, a mio modo di vedere, recita un ruolo di assoluto protagonista. Penso che si trovi anche in una scomoda situazione con i “player” in gioco, Elliott e Li. Perchè se Elliott è su questo trenino, lo deve al Fassone che si è sperticato nella ricerca di fondi quando il buon Li dimostrò di non avere più conigli nel cilindro. Ha fatto entrare gli americani in questa assurda avventura e ha chiesto a loro un aiuto anche in sede di un eventuale SA (la famosa lettera di garanzia di continuità). Lavorando per il Milan, però deve anche rendere conto ad un azionista di maggioranza che si è dimostrato troppo misterioso. Deve rendere conto anche ad azionisti di minoranza che sono rappresentati da un numero sempre più grande di tifosi, grazie a Radio Rossonera e con un portavoce importante come l’Avv. La Scala. L’azionista di maggioranza non è insolvente ma altamente inadeguato. Decisamente inadeguato. Che Mr. Li sia solo o che sia con alle spalle un miliardo di finanziatori cinesi a me frega poco. Sta di fatto che se dal suo approdo al Milan lo abbiamo sentito parlare massimo tre volte, una delle quali, davanti ad una credenza nel ristorante dell’IKEA dove si era recato per mangiare le famose polpette con la famiglia. Un problema c’è. Anche grosso. Prendere le distanze oggi, per Fassone è troppo semplice. Girare la responsabilità su Mr. Li è un gioco facile che a me non piace. Le dichiarazioni di rassicurazione che si sono succedute per mesi, sono sempre state le sue e non quelle del misterioso cinese. I documenti preparati e sbandierati, sono sempre stati i suoi. Gli sponsor, Milan China e le “cose formali” sono tutte farina del suo sacco. Il grosso problema è che, ad oggi, quel sacco risulta vuoto.

Io che arrivo da anni di pantomime del magnifico duo, all’inizio mi sono lasciato influenzare dall’operatività di un manager apprezzato e stimato. Poi con il passare del tempo, i primi nodi cominciavano ad arrivare al pettine. Non di certo nel pettine di Fassone che ha le maglie larghe e che ha sempre pensato a “tenere in piedi la baracca” ma con una comunicazione che ora gli si sta torcendo contro. L’AD è lui e chi ne risponde è solo lui. Anche davanti ai tifosi. Oggi è facile puntare quel dito al cielo come a voler far capire che il problema è solo sopra di lui. È vero, il problema è Li che è un ectoplasma che compare a comando e tale rimarrà, ma lui su questa trenino ci è salito e ha portato con sè parecchie persone che nel corso della stagione hanno fatto diversi, troppi, errori. Troppo facile fare la comunicazione con e per i tifosi quando il vento tira dalla tua parte ma appena il cielo è diventato nebuloso si sono inanellati errori su errori. Silenzi, dichiarazioni fuori controllo e trenini.

Siamo in questa situazione per gestioni “allegre” nel trienno precedente, va bene. Ma la UEFA sta entrando anche nel merito attuale. Vuole sapere chi c’è dietro a Li? Chi è Li? Il silenzio non è la risposta. Mai. Anche i proclami ora non sono più necessari, adesso qui si deve lavorare e darsi da fare. Non per Fassone, non per Li ma per l’unica cosa che conta, il Milan. Li non può e non deve pensare di fare quello che vuole, solo perchè ha messo sul piatto diversi milioni. Il Milan è suo solo sui documenti ma nella realtà è di tutto quel milione di tifosi che sono andati allo stadio, nonostante i ritardi nei rifinanziamenti e delle prestazioni (a volte) imbarazzanti della squadra. Tutti quelli che si sono seduti davanti alla televisione a seguire un’annata che doveva essere della rinascita e si sta trasformando in una farsa con un finale ridicolo. Per quanto mi riguarda il buon Mr.Li, al momento, è paragonabile ad un Manenti qualunque con la differenza che i soldi li ha messi ma vuole restare attaccato al giochino correndo il rischio della caduta rovinosa. Io a Las Vegas ci sono stato e al tavolo dei “grandi giocatori” non mi sono mai seduto. Se non posso stare a quel tavolo, sto a casa. Evito di fare brutte figure. I soldi non sono suoi? Bene si faccia da parte e scarichi la patata bollente a chi sta muovendo i fili dall’inizio. Si faccia da parte e con lui tutto il corollario di comparse che hanno voluto partecipare a questa buffonata. Perchè comunque finisca questa storia, la figura di palta rimane. Una macchia indelebile che qualcuno dovrà cancellare. Adesso si deve pagare, non solo in termini monetari ma anche in termini di ruoli manageriali.

Una volta a quel tavolo c’eravamo noi…

Che la UEFA non ci ami particolarmente è fuori di dubbio. Abbiamo monopolizzato il calcio europeo e mondiale per decenni. Ora però ci sono protagonisti, più ricchi, più belli e più “vendibili”, pertanto siamo una piccola che si affaccia al tavolo dei grandi giocatori. Sono convinto che la UEFA farà il possibile per colpirci in maniera esemplare e per dare un messaggio forte a tutte le società europee. Quella regola “ad cazzum” del FFP deve avere una ragione di esistere ma finchè la vittima è il Vojvodina non se la fila nessuno ma se hai un bel nome da mettere in bella mostra sul banco degli imputati, è molto probabile che l’attenzione sul caso sarà massima. Non sto accusando la UEFA di essere “cattiva” con noi, anzi, in questa situazione ci siamo trovati anche per responsabilità nostre raccontando di “rifananziamenti in arrivo” fermi da qualche parte nel mondo e anni di bilanci “luculliani”. Sto semplicemente analizzando il trattamento che ci è stato riservato e che ci sarà riservato. Mi chiedo ancora cosa sarebbe successo se fossimo entrati in Champions. La UEFA per me è un organo assolutamente aleatorio al servizio dei “grandi” di questo sport. Ormai è palese che l’unico interesse è quello di far girare soldi e di fare soldi.
Tutto lecito, non è una onlus ma l’imposizione delle regole a piacimento è un esempio di come a quel tavolo ti puoi sedere solo se hai la VIP card. Altrimenti stai fuori e guardi mangiare dalla vetrina, come il povero Winthorpe III quando assiste alla cena tra i fratelli Duke e  Billie Ray Valentine. Ad oggi, politicamente noi siamo come Winthorpe, in decadenza assoluta, nella speranza che un Billie Ray ci dia una mano a risalire. Questo ruolo da comprimari ce lo siamo cercati grazie alla gestione folle precedente e lo abbiamo mantenuto a causa delle “parole, parole” che sono state raccontate ai quattro venti e che non hanno mai portato a nessuna conclusione. Certo, che la UEFA non può e non deve dimenticare chi ha davanti a sè. Non deve valutare Mr. Li e Fassone ma deve considerare il colosso (decaduto per colpa di una coppia di pensionati) che rappresentano questi due colori, il Milan. Nessun trattamento di favore, quello lo chiedono altri, solo equità di giudizio e rispetto per una squadra che fa parte della Storia di questo sport.

Sono talmente stufo di tutto questo che sto seguendo con disinteresse tutto ciò che avviene intorno al mondo Milan. Di finanza e di bonifici non mi sono mai appassionato, altrimenti avrei fatto il finanziere. Sono un tifoso, pertanto devo essere nutrito di calcio, sogni e vittorie. Così non riesco proprio ad andare avanti. Ma poi mi dico che da questa situazione possiamo e dobbiamo uscirci con le nostre forze, nessuno ci tenderà una mano. Il Milan è l’unica vittima, i protagonisti sono tutti degli attori di B-Movie americani che stanno dimostrando il loro spessore. Il Milan è e rimane dei tifosi, l’avete detto alla prima conferenza stampa. Adesso è il momento di rispettare quelle parole. Fuori gli attributi, fuori la verità e fuori i soldi per sistemare questa situazione.
Attenzione, non voglio alimentare il panico già proliferante ma la UEFA ci sta lanciando un messaggio, la Serie A anche, siamo soli. 
Soli in mezzo all’oceano in tempesta, adesso servono capitani pronti a navigare in queste condizioni. Gli unici che conosco sono qui, dentro a Milan Night. Restiamo uniti, navighiamo a vista ma di certo non permetteremo mai a questa nave di andare alla deriva. Questa nave è nostra e noi a questi colori ci teniamo veramente.

FORZA MILAN

Johnson

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"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.