Si può fare

5141

Finché dal mezzo di queste tenebre una luce improvvisa mi illuminò, una luce così brillante e portentosa, eppure così semplice: cambiare i poli da positivo a negativo e da negativo a positivo. Io solo sono riuscito a scoprire il segreto di infondere la vita, macché, anche di più: io, proprio io sono divenuto capace di rianimare nuovamente la materia i-na-ni-ma-ta!
S
i
Può
Fare!

Recitava così un immenso Gene Wilder nel capolavoro di Mel Brooks Frankenstein Junior e devo dire che dopo l’ultima settimana con tre vittorie, dieci gol fatti in tre partite, cross al bacio di Rodriguez per Cutrone, Suso che serve in verticale Higuain, avevo la stessa espressione del dottor Frederick Frankenstin: è stata rianimata nuovamente la materia inanimata!
Dai siamo sinceri, dopo il trittico cagliari, atalanta, empoli la stragrande maggioranza di noi pensava di aver mandato in vacca la stagione senza nemmeno arrivare ad ottobre stabilendo così un nuovo record di mediocrità, invece nel momento di rottura qualcosa è cambiato. Che sia dovuto ad un gruppo unito, un po’ di fortuna o un miglioramento nel gioco e nella forza fisica lascio a voi giudicarlo, ma ciò che è veramente importante è l’essere rimasti aggrappati alle squadre in lotta per un posto in champions league.
Come herr docktor rivaluta il suo cognome esclamando “il mio nome è Frankenstain!” allo stesso tempo noi rossoneri reduci dal Giannino incominciamo a rivalutare la nostra squadra guardando da una nuova prospettiva quanto sta accadendo, la prospettiva di un nuovo Milan. Sia chiaro, parlo di nuovo Milan perché quello vecchio, quello che precede il Giannino non esiste più. Il nuovo Milan è una squadra che dovrà tornare passo dopo passo a competere per posizioni sempre migliori, ma ci vorrà tempo, non si possono accorciare le tappe dopo aver buttato negli anni un vantaggio (o rendita di posizione se volete) abnorme, come il cervello della creatura.
Già, ma la nostra di creatura? Come herr docktor facciamo fatica a comprenderla, ci fa incavolare e la temiamo prima di ogni match perché sappiamo che per vederla tornare ad alti livelli serviranno nuovi interventi negli anni con giocatori vincenti, uno stadio di proprietà e molto altro, interventi in grado di farci percepire nuovamente come un club a cui ambire. Insomma, stadio e grandi giocatori potrebbero diventare il nostro schwanzstück, con cui diventare molto popolari.

Quindi tutto bene dopo tre partite? Macché. L’attacco è certamente un aspetto che nelle ultime partite ci sta dando delle soddisfazioni, ma l’approssimazione mostrata in fase difensiva e Biglia redux solo contro tutti a centrocampo sono dei campanelli d’allarme non da poco. Se andiamo a riguardare i gol presi è proprio la scarsa concentrazione il comune denominatore, errori individuali a cui spesso si aggiunge un centrocampo poco incline al sacrificio, ad eccezione di Biglia redux, in cui finora Bakayoko non ha rappresentato un punto di forza.
Sarà proprio il mercato a segnare la nostra stagione perché il turnover applicato indistintamente da tutte le squadre è fondamentale per poter lottare per un traguardo ambizioso come il quarto posto. Ad oggi i nuovi non hanno aggiunto molto alle capacità di questa squadra (Higuain escluso), ma quantomeno hanno permesso di allestire una panchina in grado di dar fiato ad alcuni titolari. Certo le prestazioni non sono state eccezionali, ma nemmeno pessime come quelle a cui abbiamo assistito l’anno passato, roba da mani nei capelli a ripensarci.
Dopo qualche mese di rodaggio in cui si sono palesati pregi e difetti di questa squadra a gennaio è lecito attendersi un intervento di valore a centrocampo in grado di alzare il livello dell’undici titolare accomodando in panchina qualcuno degli odierni titolari. Perchè questo accada il Milan dovrà tentare in tutti i modi di arrivare al nuovo anno in scia a chi lotta per qualificarsi alla champions league. Potrebbe sembrare il minimo sindacale per alcuni, ma non lo è affatto per una squadra abituata da anni ad affondare in maniera inesorabile tra ottobre e novembre. Questo è un nuovo Milan che ha bisogno di crescere, speriamo abbia quella concentrazione spesso mancatagli e causa di paure ed isterismi, collettivi e non, in grado di intaccare la fiducia di tutto l’ambiente.

Calhanoglu & Suso. Spesso ci si accapiglia per questi due giocatori dando vita a vere e proprie fazioni pronte a darsele, metaforicamente, di santa ragione. E’ normale avere nelle proprie preferenze un certo tipo di giocatore rispetto ad un altro, ma è altrettanto vero che se entrambi giocassero ad alti livelli la nostra stagione svolterebbe in tempo zero. Fino ad oggi non è mai stato così, anzi, ognuno sembra prediligere un determinato periodo dell’anno per mostrare le proprie doti e proprio per questo ai miei occhi appaiono, ad oggi, degli incompiuti.
Lo spagnolo è partito bene esattamente come lo scorso anno, mentre il turco sembra avere le ruote sgonfie esattamente come lo scorso anno. Nella passata stagione la situazione si ribaltò in primavera facendo credere ad un Calhanoglu in grado di diventare uomo squadra con Suso da vendere senza indugio. Quindi? Quindi non ci capisco una mazza, o uno schwanzstück se preferite. Spero che lo spagnolo non sia nel suo stato di forma top come ha dimostrato la passata stagione e che il turco soffra la posizione in campo. Sicuramente Suso alza di più la testa rispetto a poche partite fa, mentre Calhanoglu in campo sembra sempre avvolto da un velo di tristezza e preoccupazione esagerata. Stai giocando a pallone, divertiti un po’ di più e se proprio non riesci a essere spensierato fai come Biglia redux: zero sorrisi, ma concentrazione massima.
Inutile nascondersi, questo sarà l’anno della loro valutazione definitiva in maglia rossonera, per cui spero con tutto il cuore di poterli vedere più e più volte giocare bene insieme potendo urlare “Si può fare!”

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.