Regali da riciclo

4107

Ammetto di aver assistito al pirotecnico spettacolo di Frosinone, come molti di voi presumo, dalla tavola imbandita per la giornata di Santo Stefano. Purtroppo però la passione rimane comunque  una brutta bestia e anche tentacolare (cit.), quindi nonostante la distrazione indotta dal bollito misto con salsa verde, non sono riuscito a disinteressarmi alle gesta dei nostri eroi in quel del ‘Benito Stirpe’.

Ho intervallato fette di salame ai tiri in piccionaia di Higuain, cucchiaiate di gorgonzola alle ciabattate di Kessiè e, per fortuna, bicchieri di Chianti alle parate di Donnarumma.

In questo mélange calciogastronomico non ho potuto quindi fare a meno di meditare ancora una volta sulla pochezza che ci sta regalando il Milan ormai da diverse settimane (mesi? anni? lustri?). Una squadra stretta tra ataviche paure in campo e in panca, scarsa personalità, confusione, minimi mezzi tecnici e una gestione sportivo manageriale a dir poco fantasmatica. Eppure per piegare la resistenza del Frosinone non dovrebbero essere necessari fenomeni in ogni zona del campo e un ibrido tra Guardiola Klopp e Brian Clough in panchina.

Ma ormai questa squadra pare essersi avvitata in una inarrestabile spirale di negatività, simboleggiata tra gli altri da Fantasmoglu, Higuain e Kessie. I tre, che dovrebbero essere punti forti dello scacchiere milanista, certezze a cui aggrapparsi nei momenti di bisogno, sembrano trasformati nei temutissimi regali da riciclo. Quei regali che appena scartati capisci che non ti piacciono e non ti servono a niente. Quei regali che conservi in apposita scatola in fondo al ripostiglio nell’attesa di sbolognarli a qualcun altro in un perenne ciclo che si autoalimenta. Quei regali che ti chiedi come abbia fatto qualcuno a pensare di donarti. Quei regali che sei pronto a spolverare e reimpacchettare alla prossima riffa natalizia aziendale o a propinare alla cugina di secondo grado di Celle Ligure che non vedi dal 1994. Esatto proprio quelli.

Nell’estate 2017 salutai l’arrivo di Hakan con grande gioia e lo difesi ardentemente durante i primi mesi di ‘apprendistato’ al campionato e all’ambiente italiano. Esultai ai suoi evidenti miglioramenti nella seconda parte della scorsa stagione e la speranza era che, con una bocca fuoco come Higuain davanti, quest’anno avremmo visto sbocciare una volta per tutte il suo innegabile talento, balistico e non. E invece niente. In un anno e mezzo di Milan il turco ha dato troppo poco e si è ormai tramutato in una delusione cocente, ancor di più per un fan della prima ora come me. Troppi pochi sprazzi di luce in un tunnel di tristezza, mediocrità, involuzione, mosciaggine (passatemi il neologismo). I suoi tentennamenti continui quando si prepara al tiro sono marchio di fabbrica di un giocatore cui manca anche più di un quid per fare il salto di qualità o anche solo per stare nello standard della decenza. E temo che il quid non sia solo caratteriale (come ormai evidente, e non mi addentro nelle sue beghe familiari) ma anche tecnico tattico e agonistico. In fondo al mio corazon di tifoso la fiammella che possa esserci un risveglio è sempre più flebile, quasi estinta. Ma anche se dovesse riprendersi il buon Calha dovrà fare fuoco e fiamme per archiviare questi mesi penosi e per meritarsi una nuova chance l’anno prossimo. Iniziasse a buttare dentro almeno una punizione, suo presunto fiore all’occhiello, sarebbe già un buon inzio e, vista la malaparata, anche manna dal cielo.

Su Higuain si è detto e si è scritto di tutto. Si sta scrivendo e si sta dicendo di tutto. Non voglio essere noioso e ripetitivo, ma pare evidente come al netto della disorganizzazione gestionale che lo circonda, si stia esprimendo abbondantemente sotto il par con errori grossolani e inaccettabili come quello al tiro di Frosinone o come le incertezze nei controlli di palla. Tutto questo è inaccettabile da un puntero del suo lignaggio nonostante le attenuanti che si possono fornire. Forse uno dei peccati orginali è stato anche il considerarlo un leader e un trascinatore, cosa che a ben vedere è stato solo a intermittenza durante la sua ormai lunga carriera. Se a questo idilliaco quadretto aggiungiamo l’atteggiamento da bisbetico poco domato (spartiacque in questo senso la tragica serata di Milan – juventus) e le voci poco controllate dal suo entourage, è evidente come il buon Pipita sia una enorme delusione finora. Resta innegabile che l’argentino potrebbe accendersi da un momento all’altro e ricominciare a segnare e incidere come ha sempre fatto. Ed è altrettanto innegabile che nonnon si possa continuare ad avere un (non) gioco d’attacco che non lo mette in condizione di avere 3-4 occasioni nitide a partita, quantomeno contro avversari modesti come il Frosinone o il Bologna. Vero, Rino?

E infine Kessie: a differenza di Calhanoglu il buon Franchino non ha mai acceso le mie fantasie di tifoso. Troppo confusionario, troppo scarso tecnicamente e troppo poco illuminato tatticamente e nella lettura del gioco, non è mai entrato nelle mie grazie. Ho sempre avuto l’impressione che l’ivoriano non incida fattivamente nello svolgimento dei match a meno di segnare mettendo a frutto la sua caratteristica migliore ossia l’inserimento in area, che infatti lo aiutò ad emergere in terra orobica sotto la guida di Gasperini. Il suo tiro dalla distanza non è migliorato in questo anno e mezzo a Milanello, il che lo rende battezzabile da parte degli avversari. Aggiungiamo la sua scarsa capacità di condurre e concludere con lucidità i contropiede (vedi Milan – Parma ad esempio) e il quadro è completo. Il suo alibi è sempre stato l’iper utilizzo ma quest’anno qualche piccola sosta se l’è presa, pur non registrando miglioramenti sostanziali. Tra i due centrocampisti XL attualmente in rosa non avrei dubbi a tenermi Bakayoko e a rinunciare a Kessie, qualora avesse seri pretendenti, in modo da completare la mediana con quella qualità che ci manca come l’acqua nel Sahara.

Piccola annotazione finale: non ho mai lesinato critiche a Donnarumma ma devo ammettere che tra la partita col Torino e quella di ieri ci ha salvato da due scivoloni ancora più inopinati. Considerando che a mio parere sul gol di Chiesa ha pochissime responsabilità, direi che possiamo fare un decimo di sorriso sperando che il buon Gigio continui su questo trend positivo e che i famosi ‘clean sheet’ inizino ad andare a braccetto con delle vittorie e non con scialbi e inutili pareggini.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

RAOUL DUKE

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!