REBOOT

272

Nel contesto della fiction il termine inglese reboot (che può essere tradotto approssimativamente con riavvio) indica l’abbandono della continuity in una serie per ricreare dall’inizio i personaggi e la sequenza della storia, con la totale o parziale riscrittura degli eventi avvenuti nella saga originaria” da Wikipedia.

Nient’altro è rimasto se non il tentativo di ripartenza per certi versi disperata, obbligata sia dai risultati sia per ricostruire una parvenza di progetto tecnico dopo il disastro settembre-dicembre che ha minato ogni certezza relativa alla rosa già presente e al mercato. Ma se la serie di acquisti, di rinnovi e di promesse fatta quest’estate ha un senso allora è giusto così: meglio azzardare con Gattuso che vivacchiare con Montella. Il processo di riavvio è probabilmente senza precedenti: ripristino del modulo ‘base’, rotazione degli uomini che riparte da zero, si rifarà la preparazione; il Milan deve uscire dal ‘precampionato lungo’ per rimettersi in gioco in qualche modo pur con un forte handicap. Con la mentalità si proverà a fare molta differenza, speriamo che oltre alle parole ci sia sostanza; certo quando Rino dopo Bologna dice “Noi domani ci alleniamo” viene voglia anche a me, vorrei allenarmi anch’io e farmi il mazzo. Piccole cose al momento, non si può dire se sarà un successo o se avranno ragione i tanti che razionalmente vedono una situazione incerta messa nelle mani di un allenatore improvvisato; dunque una situazione pericolosa. La coerenza sarà fondamentale: la mia sensazione è infatti che il reboot funzionerà se ci sarà unità totale fra le parti anzi se le parti spariranno del tutto. Basta con stè ‘vecchie guardie’, ‘i nuovi’, le fazioni…questi sono i veri interismi all’interno del Milan, non i trascorsi di Fassone o Mirabelli. Va detto pure che Rino Gattuso non si è gettato in mischia da solo ma è stato riportato nell’ambiente Milan e poi investito di responsabilità proprio dai due sopra, a cui risponde; lo scriviamo a beneficio di chi ciarla di ‘restaurazione’.

Nella pratica è giusto che in un momento così complicato dove come prima cosa bisogna portare a casa le partite di forza, di mestiere e anche con episodi ci si rifaccia ad un 433 che per qualche periodo ha già funzionato in tal senso ed è più rodato. Non è il momento degli esperimenti né dei seghini sul ‘perché gioca questo e non l’altro’. Gioca chi è in forma, chi segna, chi è pronto nel momento decisivo; gli altri si devono prima svegliare. Dunque che siano i giocatori più esperti, anche all’interno del mondo-Milan, a tirare la carretta. Sono anche più semplici da recuperare perché giovano di una stampa generosa quindi quando capita che facciano delle partite decenti o, appunto, sfruttino l’episodio sono subito esaltati e fuori dall’incubo; altri non posseggono questi benefici.
Certo la bontà della scelta di Gattuso, che quantomeno sta facendo cose semplici e chiare, e la profondità ed efficacia di questo reboot si misureranno quando ci sarà da fare un salto in avanti ed andare a rimettere in mischia e recuperare i giocatori più spaesati da questo inizio e più bersagliati dalla stampa o fuori dal progetto tanto da sembrare arrivati per caso. Mantengo una generica fiducia, molto cauta a causa di tanti dispiaceri, nella speranza che Rino non sia così fesso da appoggiarsi solo alla solita cricca di giocatori che ben conosciamo e con i quali più di tanto sappiamo già che non si riesce a fare. Per fortuna così non pare: Bonucci, Borini, Kalinic, Rodriguez un po’ spento fisicamente ma inamovibile, Kessie sono arruolati da subito; l’ivoriano è uno di quelli che dovrebbe imbroccare l’episodio buono per sbloccarsi. Il resto del ‘blocco’ è stato portato al Milan con molta convinzione dal DS, e anche molti tecnici ne hanno narrato le potenzialità: portiamole a galla, proviamoci, andiamo avanti. Anche perchè Gattuso pare sgamato e informato, e credo abbia ben presente che la storia recente del Milan è fatta anche di molti ammutinamenti partiti proprio dai fedayn dell’entusiasmo. Guardati le spalle Rino.

E’ ironico che Montolivo si lamenti dell’‘estate complicata’; è uno dei giocatori che ha maggiormente usufruito della mano di bianco e dei nuovi inserimenti, l’esempio che il ‘nuovo’ può nobilitare anche il ‘vecchio’. Già Montella e poi Gattuso glielo hanno ben spiegato: la presenza di Bonucci, in forte crescita anche se ignorata dai media, lo sgrava dalle funzioni di capitano e di costruzione di gioco, attività in cui ha sempre presentato molte difficoltà; il 18 può dunque dedicarsi a compiti esclusivamente difensivi con meno responsabilità e pressioni. Siamo anche contenti di rivedere una qualche utilità nella convivenza forzata con l’ex capitano, tutt’ora non capendone la conferma; ma il suo atteggiamento post-Bologna, il solito ‘ne ho imbroccata una e adesso mi scarico’ oltre alle consuete frecciate al tecnico precedente, ci rammenta l’incapacità del Monto a creare una qualsiasi forma d’empatia. E’ un personaggio troppo definito dagli eventi passati per farlo passare come ‘nuovo’; al più può essere utile, a patto che pensi molto al campo e poco al suo ruolo di leader non più esistente. Se vuol dare l’esempio in qualcosa pensi solo alla prossima partita e quel che può dare alla squadra, che a guardare indietro c’è solo da piangere e non per il mercato di quest’estate. Vale per tutti, sia chiaro.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.