Quello che vediamo e quello che non vogliamo sapere …

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Vincere un Derby è sempre bello. Ancor di più se è un Derby che conta qualcosa, meglio se serve ad eliminare quelli là da una competizione, fantastico se lo vinci meritando e mettendo sul campo più voglia, più grinta, più corsa e più determinazione. Eccezionale se lo vinci quando nessuno, noi per primi, l’avrebbe mai detto, quando i bookmaker si rifiutano quasi di quotarlo e quando i nostri dirimpettai, fino a qualche ora fa tronfi e sghignazzanti, pensavano di mandarci a casa con le orecchie piegate e le ossa rotte. Per una sera è stato bellissimo, il Milan è sembrato il Milan e l’Inter quella che deve essere cioè destinata a perdere quando serve, la squadra di Pirro per eccellenza. Per un istante il mondo è tornato ad essere come il Dio del calcio l’ha creato in origine. Il Milan vince, punto. Nient’altro da dire ma il giorno dopo arriva e, calata l’adrenalina e tornati alla realtà, si deve tornare ad usare i neuroni anziché i movimenti peristaltici. E’ Doveroso.

L’ha detto Gattuso, che la realtà la vive da vicino tutti i giorni, nel dopo partita. “Se pensassimo di aver risolto tutti i problemi sbaglieremmo di grosso”. Parole sante. Se il derby è stato lo sliding door della nostra annata lo scopriremo solo vivendo ma non mi faccio illusioni particolari. Oggi, dopo una vittoria che fa morale come nessun’altra potrebbe, si può ritornare ad analizzare la nostra situazione perché a mente serena si può essere più obiettivi. Oggi se ne può parlare apertamente senza per forza dividersi in guelfi e ghibellini, Montecchi e Capuleti, rossi e neri (intesi come tifosi, sia chiaro…). Oggi il clima è quello giusto e si può parlare da rossoneri, senza distinzioni e senza litigi. Oggi è il giorno migliore per farlo perché a pancia piena si ragiona meglio. Poi, da sabato, si vedrà.

I problemi di questa squadra e di questa società rimangono, non si sono dissolti nel nulla per magia. Ho letto ed ho scritto di tutto. Le opinioni sono tante e differenti, ma se ripenso al “sentiment”, anche limitandomi al piccolo grande universo del night, trovo che in ognuna di loro c’è del fondamento.  Un pensiero però è abbastanza comune e ricorrente per quanto non possa essere l’unica spiegazione ad un’annata fino ad ora disgraziata. Questo Milan è in una fase si transizione a metà tra ritornare ad essere il Milan ma con radici Gianninesche ancora troppo radicate.  Una persona di cui ho grande stima me la riassume così. “quando il pozzo è avvelenato è necessario svuotarlo, pulirlo, disinfettarlo e bonificarlo, poi lo si riempie nuovamente e solo dopo si può utilizzare altrimenti rimarrà sempre inquinato”. Ha ragione ovviamente e la metafora non fa un plisset. Credo che questa dirigenza lo avrebbe fatto se fosse stato possibile.  Credo che compatibilmente con le possibilità lo stiano facendo e mi viene in mente che la degianninizzazione del Milan non può essere riferita ai soli giocatori ed allo staff tecnico. La contaminazione è a tutti i livelli. Il pozzo è inquinato molto in profondità.

Quando le cose vanno male per noi tifosi è difficilissimo mantenere calma e lucidità. Scindere tra il lato sportivo ed il lato gestionale dell’operato della dirigenza ancora più difficile. Siamo tifosi e quello che fa testo per noi è il campo. Tutto il resto sono chiacchiere. Eppure, nel tempo, i risultati sul campo sono la conseguenza della gestione come in qualsiasi azienda degna di questo nome.

Il mercato di Fassone non si è limitato a quello dei giocatori. Anche solo per quel tanto che in questi mesi abbiamo saputo, anche se è passato quasi sotto silenzio, tutti i quadri direttivi della società sono stati sostituiti. Il medico sociale ed il suo staff, il responsabile della primavera, la comunicazione, il marketing, il commerciale, l’amministrazione, la gestione finanziaria e potrei andare avanti. Mi dicono che lo scouting si limitasse ad una stanzetta con una postazione video mentre ora ci sono una dozzina di tecnici che passano il loro tempo a guardare partite di tutto il mondo campionato Kazako incluso su schermi HD da 60”. Persino l’avvocato Cantamessa, che è uno stimatissimo e preparato professionista è stato sostituito con l’avvocato Grassani (che detto per inciso odio a morte ma che è considerato il massimo esperto di diritto sportivo in Italia). Immagino che sul Cantamessa non ci fossero dubbi sulle capacità professionali ma la sua sostituzione faccia parte anchessa del processo di pulizia del pozzo inquinato visto che è da sempre un uomo legato a Berlusconi.

Sono convinto che se avessero potuto, se fosse stato umanamente possibile, avrebbero sostituito la rosa e la società in toto ma, nonostante ogni volta che vedo in campo certi residuati prebellici mi girano i coglioni a nastro, rimango convinto che non era possibile sfancularli tutti in un picchio perché, inquinato o no, il pozzo nel frattempo doveva in qualche modo funzionare. Hanno scelto la via alternativa. Anziché svuotare il pozzo lo stanno continuamente lavando immettendo acqua pulita. Spurgando il pozzo in continuo le sostanze pericolose si diluiscono sempre più fino a che il livello di contaminazione diventerà prima innocuo per  poi sparire del tutto. La strategia sembra questa. Ci vorrà più tempo ma potrebbe funzionare altrettanto bene.

Avrebbero potuto fare di meglio ? Senza ombra di dubbio e certe scelte a posteriori si stanno rivelando errate. Non entro nei dettagli, lo abbiamo già fatto in abbondanza. Rimango dell’idea che non solo sia ammesso, non solo un diritto, ma che criticare sia doveroso. Fa parte dei nostri doveri di tifoso e guai se non fosse così perché vorrebbe dire omologarsi a qualcosa e non è nel nostro stile. Allo stesso tempo la critica dovrebbe essere lucida ed asettica. Tanto quanto corretto sottolineare errori e storture sarebbe necessario guardare la situazione a 360° e riconoscere anche quanto di buono è stato fatto prima di arrivare a conclusioni affrettate. Alla fine Fassone (che di fatto è il primo referente) è un professionista. E la proprietà lo giudicherà per i risultati sportivi e per quelli gestionali. Se non si dimostrerà all’altezza sarà giubilato come deve essere in qualsiasi società,  non come era al Giannino, e con lui i suoi collaboratori.

Perché una proprietà c’è. Magari lontana ma c’è. Se sia Li Yongong o se dietro di lui ci siano altri, se andremo nelle mani di Elliot, se ci comprerà uno sceicco, un petroliere, una cordata di lavandai di kowloon non è poi così importante. Intendiamoci, questi non sono e non saranno mai milanisti, questi non avranno mai il DNA, non hanno le stigmate, non sono mossi dal cuore e non millanteranno fotografie (photoshoppate) con la maglia del Milan di quando da piccoli e solo nei loro sogni giocavano nelle nostre giovanili . Ma manco per niente ! Fino a poco tempo fa non sapevano nemmeno cos’era il calcio, figuriamoci il Milan. Questi fanno business, investono per guadagnare. E questa è la miglior sicurezza che ci possono dare perché per guadagnare la squadra deve tornare a brillare in Italia prima e nel mondo poi. Non sono nostri fratelli ma abbiamo comunione di intenti, un interesse che ci lega. Il modo migliore di percorrere la via insieme perché abbiamo tutti da guadagnarci. Al di là della curiosità, che non nascondo di certo, alla fin dei conti di chi siano mi frega poco. Mi interessa solo quello che fanno e che faranno. Neanche quelli di prima erano fratelli ma in più l’intento non era più comune da parecchio. Quello a cui serviva il Milan lo sappiamo bene.

Perché sapete di cosa mi sono reso conto ? Oggi criticare ha un senso. Oggi analizzare, rimanere vigili, capire e suggerire ha un senso. Oggi farsi delle domande e cercare delle risposte ha un senso. Fino a qualche mese fa non serviva. Era inutile farsi delle domande perché avevamo già tutte le risposte. Dopo che per anni ci avevano condito a dovere  avevamo capito tutto. Rimaneva una sola cosa da fare, combattere, e quello abbiamo fatto. Oggi dobbiamo partecipare ed incidere che è molto più difficile. Dobbiamo vedere e sapere, tutto ed attentamente, anche quello che non vogliamo. Perché non stiamo con Fassone e Mirabelli per partito preso ma solo perché in questo momento reggono le nostre sorti e finchè avranno i nostri stessi obiettivi. Non firmiamo cambiali in bianco a nessuno, non stiamo con Li  o con Là, noi stiamo con il Milan. Tutto il resto conta zero  …

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.