Quei secondi che cambiano tutto

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Il calcio è sempre più semplice di quello che lo si dipinge. Lo scrissi qualche settimana fa e continuo a ribadirlo, troppo spesso si fanno castelli in aria pensando ad equazioni quantistiche per spiegare i risultati e l’andamento di una squadra. A volte bastano pochi secondi per cambiare il corso delle cose, non solo nella vita, e la dimostrazione più evidente la possiamo constatare nelle ultime settimane di Milan. A Roma a pochi secondi dall’inizio del secondo tempo, prendiamo un gol evitabile ma che ha un peso specifico importante, ti fa cadere delle certezze e ti mette un pò in difficoltà. A Bergamo succede l’opposto, a pochi secondi dalla fine di un primo tempo, sofferto ma mai in apnea, segni un gol difficile ma che ti cambia il corso del match, e chissà, forse del campionato.

Anche se si impegnasse, un pallone non lo perderebbe

Inutile raccontare la mia soddisfazione per il risultato di sabato sera, in primis per una vittoria pesantissima che ci dà la conferma che questa squadra si sta formando sempre più e sta diventando un grande gruppo. In secondo luogo, non nego la gioia di vedere i sorrisini atalantini rimessi al loro posto, a partire dal loro allenatore che mai ho amato. Pensavano di passeggiare, erano convinti di farci male. Ma al primo schiaffo che siamo riusciti ad assestargli, sono andati KO. Le stagioni cambiano per poco e con poco, se pensiamo ad alcune settimane fa, navigavamo in un oceano in burrasca che mi aveva letteralmente portato allo sconforto totale. Oggi questa squadra ha un carattere, un’anima. Senza discussioni. Mi lascia di stucco leggere ancora di fazioni pro e contro Gattuso, di fazioni pro e contro Suso. Io voglio bene al primo e non gradisco il secondo ma non è possibile non creare empatia con una squadra che in campo, ad oggi, non sta più regalando nulla a nessuno. Inoltre non ho lesinato critiche a Rino e complimenti allo spagnolo, ma continuare a fare la gara a chi la fa più lontano sa molto di frustrazione. Che senso ha continuare a ribadire la propria posizione quando in gioco c’è il Milan. L’unica cosa che conta è ritornare a fare punti, vittorie e rientrare nel calcio “che conta”. Oggi conta poco il bello, conta il concreto.

La partita di sabato ha messo in evidenza una compatezza che in casa nostra non si vedeva da parecchio tempo. Tutti uniti verso un unico obiettivo e se arriva uno spintone, come il gol di Freuler, ci si mette a testa bassa e si risponde colpo su colpo. Poco tempo fa saremmo implosi, regalando la partita agli avversari. Oggi si incassano i pugni ma non si va al tappeto. Ottimo. Alzi la mano chi vede giocare un “bel giuoco” in Italia, non vale chi si guarda solo gli hihglights o il Monza. L’Atalanta non gioca bene, gioca di ritmo e di coralità ma gioca a uomo a tutto campo, non possiamo pensare sia modernità questa. Sabato hanno giocato bene? Il Milan di Gattuso non è bello ma è sempre molto essenziale, immagine e somiglianza del suo allenatore. Sabato la pazienza ha pagato, oltre al fatto di avere davanti uno che sta trasformando tutto in oro. Ma la sensazione di lasciarci le penne, io, non l’ho mai avuta.

Posato per festeggiare qualche ora, va rimesso da venerdì sera

Adesso arriva il momento più difficile, quello che ci può mettere in difficoltà e può rovinare tutto il bello che è stato fatto fino ad oggi. Arrivano le partite che ultimamente ci hanno sempre fatto rimpiangere qualcosa, Empoli, Sassuolo e Chievo. Due di queste partite saranno delle battaglie contro due allenatori che hanno ben poco interesse a giocare bene ma pensano a portare a casa i punti salvezza. Le più difficili. Non ci faranno giocare, ci meneranno, faranno in modo di essere collosi e fastidiosi per novanta e rotti minuti. Sono quelle partite che devi vincere con tanta pazienza e anche giocando male ma che però non devi sottovalutare. Con il Sassuolo vedremo di nuovo il vate De Zerbi quanto campo ci lascerà per poi bivaccare. Quindi sono d’accordo con Gattuso, testa all’Empoli e concentrazione altissima, perchè arrivare in alto non è difficile, ma lo è rimanerci e ripetersi.

Chi ancora oggi pensa che la testa non sia importante, sia nella vita che nello sport, invito ancora una volta a riguardarsi la partita di sabato. L’esempio più lampante è quello di Calhanoglu che ormai da mesi era stato dato per disperso, pronto a partire e con “misteriosi” problemi al collo del piede. Il turco, per una serie di motivi personali e non, non stava bene. Nel calcio di oggi, dove per giocare devi essere al 100%, per fare la differenza devi essere al 130%, tutte le settimane, tutti i giorni, tutti gli allenamenti. Questo provoca un consumo di energie psichiche importanti, lui non ne aveva. Lo si vedeva, era deleterio per sè e per la squadra. Eppure basta un un secondo e ti cambia tutto. Un pallone recuperato, un tiro secco e preciso in porta e ti cambia lo sguardo, l’umore e, ti cambiano anche le giocate. Persino alzare la palla battendo un calcio d’angolo non è più diventato un peso. Assist per Piatek e 1-3. Ciao Atalanta. La testa fa fare cose incredibili e spesso fa la differenza tra un Cassano e un Baggio. Quindi adesso per Calhanoglu si apre una nuova stagione, il peso del gol se lo è levato, speriamo che possa essere sereno e mentalmente sgombro per continuare in un recupero che serve a tutti. Soprattutto adesso. Poi in ambito psicologico, un giorno parleremo anche di Bakayoko.

Il 16 gennaio ero a Roma, poco prima dell’inizio della finale di Supercoppa contro la juve ero al telefono con Gian che mi stava dando direttive sulla linea editoriale (vi piacerebbe eh?!). Stavamo trovando un modo per vederci tra mille impegni e chiacchierando, entrambi, eravamo sconcertati per la gestione di quel pre-partita. Entrambi ci lasciammo andare in paragoni pericolosi ma in quel momento molto calzanti. Rimasi molto scontento di tutto quello che successe pre e post partita ma ormai mi sembra evidente che la dipartita dell’ex centravanti è stata una manna dal cielo. Mai avrei pensato che potesse condizionare così negativamente l’umore di una squadra, ben venga questo polacco dal nome impronunciabile ma dal piede arroventato che ci sta facendo letteralmente impazzire. Complimenti a Leonardo che ha intuito la situazione è ha messo una toppa, e che toppa. Ero scettico ma non così ottuso da non ammetere che il mercato di gennaio ci ha dato un volto nuovo.

La settimana scorsa mi è piaciuto molto il post di Raoul che inneggiava all’elmetto per Bergamo e condivido, tuttora, questa posizione che però dovrà essere portata avanti anche nei prossimi match, il gioco adesso si fa duro e io ci ho preso gusto, dopo anni, pertanto non voglio lasciare indietro più nulla. Pertanto venerdì sera, ovunque saremo, alziamoci in piedi e cantiamo per pochi secondi: “Forza lotta vincerai, non ti lasceremo mai, alè alè alè Milan alè”. Adesso hanno bisogno anche di noi. Tutti.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.