Punto di non ritorno

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Una situazione di questo genere non era preventivabile nemmeno per il più pessimista dei tifosi rossoneri. Oggettivamente gli ingredienti per fare una stagione all’insegna della rinascita c’erano tutti. Nuova linfa in società, nuovi giocatori acquistati senza andare al discount, ingresso in una competizione Europea che mancava da oltre tre anni. Insomma, tutto mi faceva pensare che il periodo buio stesse volgendo al termine. Non credevo fosse già tutto sistemato ma pensavo proprio che dopo anni nel quale si rantolava in cerca di acqua nel deserto, una camminata tra le conifere ci avrebbe riempito i polmoni di ossigeno per ripartire di slancio nei prossimi anni.
Invece il risveglio è stato brusco, anzi traumatico. Mentre le sconfitte, le umiliazioni e i dileggiamenti targati Giannino erano ormai una triste conseguenza del disinteresse societario e dell’interesse personale dell’alto dirigente in carica. Oggi il filo conduttore di questo disastro è la totale incapacità di creare un gruppo di lavoro, dirigenziale e sul campo, che sta lentamente portando l’umore dei tifosi sotto la linea di galleggiamento.

Photo – Ac Milan

SOCIETA’ FORTE – Questa è la base dalla quale si doveva e si deve partire. Sempre. Senza una società forte, presente e determinante è difficile tenere serrati i ranghi e combattere. A livello politico questa società non conta nulla. Mi dispiace un sacco, veramente, in Fassone ho riposto molta fiducia e ne ripongo tuttora, ma la tecnica dell’abbozzare, nel mondo del calcio, non funziona. Mai. La decisione della commissione UEFA sul VA è una decisione politica. Punto. Si è deciso di non “ledere” la maestà dei grandi club europei che avrebbero visto un Milan economicamente più forte sul mercato. Invece, si è voluto mantenere lo status quo. Troppo ghiotto tenere al guinzaglio l’unico club italiano che in Europa potrebbe creare scompiglio. Il potere politico è questo. Quello che ti permette di andare in Uefa a far presente che ci sei. Non parlo di intimidazioni, parlo di semplice “soggezione”. Quella che ti fa pensare cento volte prima di rigettare un VA, solo perchè non si conosce il signor Li. Questo potere è anche assente in Italia, dove, lo si vede ogni partita, l’arbitro non ha nessun timore a “martellare” su un Milan morente. L’espulsione a Verona di Suso docet. Chiedere anche a Bonucci le differenze di trattamento. Tutte queste mancanze non sono imputabili tutte a Fassone ma sono anche una coseguenza della totale assenza della gestione precedente. Però si deve porre rimedio. Si deve reagire da Milan, ma si deve reagire. Non è accettabile che ogni mosca che voli in giro per Milanello prenda la parola e spari sentenze su questa società. Mino Raiola nel calcio non dovrebbe stare, ma in quale altra parte del Mondo ha messo in piedi tutto sto casino? In alcune città neanche lo fanno entrare. Si è voluto metterlo all’angolo ma senza essere pronti a tutto. Lui lo è. Chiedere a Madrid, a Barcellona e a Monaco di Baviera se hanno intenzione di fare anche solo una telefonata con questo soggetto. Società forte porta mentalità forte e unione d’intenti ma soprattutto deve portare PRESENZA. Costante. Per troppo tempo Milanello è stato terreno di personaggi di ogni genere, che si sono sentiti autorizzati ad infangare gli spogliatoi perchè non c’era la presenza di una figura societaria interessata e forte. Questo doveva e deve essere cambiato al più presto. Non bastano Fassone e Mirabelli. David Han Li e Yonghong Li devono parlare. Devono far sentire la pressione e la presenza. Costantemente. Pena, lo svacco totale. Attenzione! Quando il nostro Gennarino parla di stipendi pagati e parla di società presente sta facendo il lavoro che invece dovrebbe essere svolto da qualcun altro. Sta lanciando dei messaggi. Serve disciplina. Servono regole. La società intervenga per costruire la mentalità Milan. Io dò il tempo necessario e sono per dare fiducia a questa società, ma si lavori su tutto questo. Non basta solo la presenza in tribuna, le interviste dopo gara o le dirette FB. Serve la presenza costante “dei piani alti” a Milanello, agli allenamenti, durante le partite e nelle trasferte. Grazie per aver iniziato a comunicare con noi tifosi ma non perdete d’occhio i vostri diretti dipendenti. Il gap economico e tecnico che si è creato con le società “grandi” in Italia e, soprattutto, con quelle europee comincia ad essere incolmabile. I danni fatti dalla precedente gestione sono stati incalcolabili ma non si può seguire quella strada di mediocrità. Avanti con questa situazione, al tavolo delle trattative il Milan sarà sempre in posizione debole, con società, giocatori e agenti. Serve una svolta.

Photo – Ac Milan

ROSA DI GIOCATORI – Questa situazione sta facendo perdere a tutti il vero valore dei giocatori che sono presenti in rosa. È evidente che non possono essere tutti così impresentabili come visto da mesi a questa parte. Voglio pensare che sia impossibile. Sul discorso vecchi/nuovi mettiamoci una pietra sopra. Mi pare che la situazione sia stata ristabilita ma sulla qualità dei giocatori bisogna fare chiarezza. Qui rischiamo di andare avanti con due sindromi che io identifico da ormai un pò di tempo: la sindrome Iaquintiana e la sindrome Bonucciana.
La prima sindrome fa sì che si identifichino dei giocatori di medio/basso livello come salvatori della patria, con tutte le conseguenze. Li si strapaga sul mercato, li si considera fondamentali ma il valore tecnico è quello di una squadra di mezza classifica. Ricordo bene che nel periodo post serie B, a Torino i tifosi bianconeri fecero grandi polemiche per un rinnovo di contratto che proprio Iaquinta non stava firmando. Era, per loro, in quel momento storico, impossibile non rinnovare un giocatore così. Risultato? Contratto milionario e appena il livello della rosa si è alzato, c’è stata la conseguente scomparsa del giocatore dal calcio che contava, girando l’Italia in prestito con l’impossibilità di cederlo, perchè il suo valore era quello di una squadra di media classifica ma il suo contratto era da top player.
La sindrome Bonucciana è invece quella opposta alla precedente. Si prende un giocatore, pagandolo anche molto ma per una serie di motivi personali, di squadra e di società questo non rende. La prima ipotesi è quella di considerarlo una pippa stratosferica, come venne fatto ai tempi dell’arrivo di Bonucci in quel di Torino. Si diceva “quello forte è Ranocchia…”, anno disastroso con Del Neri in panchina, squadra al collasso, critiche e dure contestazioni. Quella difesa aveva Bonucci, Barzagli e Chiellini, nessuno fu esente da critiche. Poi, cambiano alcune cose (parte della società e allenatore) e quella che era la difesa più criticata divenne la BBC, che piaccia o non piaccia. Anzi Bonucci le prime giornate con Antonio Conte alla Juve non giocava mai. In questo caso il valore del giocatore è sempre stato buono ma il contesto intorno lo metteva nelle condizioni di rendere il peggio possibile. Dove sta la verità? Non ho una risposta, ma di certo, certi giudizi su alcuni giocatori della rosa devono essere rivisti in un contesto che funziona. O Iaquintiani o Bonucciani non aiuta la società e non ci aiuta ad avere risposte.

LA VECCHIA GUARDIA – Non esiste. Voglio essere chiaro e diretto su questo punto. Chi arriva da decimi posti, chi non ha mai avuto una mentalità vincente, chi non ha mai vinto nemmeno il torneo di burraco alla sagra del paese non può essere considerato un uomo della vecchia guardia. Ci è stato ripetuto che con “la vecchia guardia” questa squadra aveva ripreso a macinare punti. Ma dove? Questa squadra va male con i vecchi e con i nuovi. Punto. Di certo se devo affidarmi a qualcuno per salvare il salvabile, per me, non possono essere coloro che per anni, nel momento che la palla scotta, si nascondono dietro al compagno o fanno il passaggino ad un metro. La punizione del secondo tempo di Verona della premiata ditta Montolivo-Bonaventura è l’emblema di questa “vecchia guardia”. Gente che non riesce a capire nemmeno i momenti della partita. Il problema è che questa punzione fa il paio con quella che tirò Biglia qualche settimana prima a San Siro. Qui è il nocciolo. Se il clima è questo, lassismo e svacco, i risultati sono questi. Sarà mica sempre colpa dell’allenatore se questa squadra non reagisce mai. Mai. Non facciamo paura a nessuno. Contro questo Milan, tutti si sentono autorizzati a giocarsela. Tutti pensano che ci sia la possibilità di farci male. A Verona ci hanno menato in campo senza un minimo di timore reverenziale. Questa squadra non mette soggezione in campo come non la mette fuori. Se i vecchi dello spogliatoio sono pugnaci come un figlio dei fiori, chi trascina chi? Chi spiega nello spogliatoio che per l’Atalanta il sesto posto è un trionfo e per il Milan è una disfatta?

Non ho volutamente toccato l’argomento allenatore. Si sa cosa pensavo di Montella, il tempo ci dirà se tutte le colpe erano sue. Di certo anche Gennarino farà errori ma sempre in buona fede. Ma mi chiedo se, a questo punto, gli agnelli sacrificali sono sempre e solo seduti in panchina.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.