Pronti a crescere?

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L’estate folle e il carico di delusioni accumulate nel tempo hanno pesato tantissimo sui giudizi mediatici e social in queste prime giornate. Estremizzo: da un lato lodi sperticate, Gattuso elevato a fenomeno, nuovi acquisti decisivi; dall’altro presagi funesti e taglienti monologhi ricchi di visioni direttamente dal Palantir. Da un lato dunque la solita piaggeria dei giornalisti, ma anche la comprensibile voglia matta di mettersi il paraocchi e guardare il Pipita che ci traina sul podio di un torneo dove ci presentiamo come comparse da anni; e dall’altro perlopiù pregiudizi e sciabolate sterili (tac, à la Piccinini).
Checchè ne dica qualcuno, cui piace tanto tracciare linee di continuità improbabli, quest’estate è stata compiuta una rivoluzione formale che speriamo divenga anche sostanziale. I frutti non si possono cogliere ora, a questo ci arriviamo tutti, ma nemmeno forse si possono prevedere. Noi sappiamo molto bene la difficoltà di seminare qualsiasi cosa nell’arido terreno di Milanello. Molto sabbioso, drenante; per tanto tempo è stata data molta acqua, ma non ce n’era mai per le piante, finiva a percolare nelle sabbie fra le tibie e i peroni di Emerson, Sciankatino Arrotino Mancini, Ramessien…eccetera. Ossa talmente consunte da essere inutili pure come concime. Un problema di aridità e drenaggio di risorse che prevedo si diffonderà presto nel monzese. E il cinese? Ha aggravato la situazione. D’altronde gli insider lo avevano detto: ha truffato dei contadini cinesi. Appunto.
Veniamo da anni di difficoltà e di raccolti prodigiosi non possiamo attendercene; occorre pazienza, specie se viene riconosciuta finalmente della virtù e volontà. Nel management, senza farsi troppe seghe sulle disponibilità economiche o intenzioni (si può pure rilevare un terreno per poi rivenderlo, e tenerlo comunque benissimo); nei giocatori, anche quelli troppo bassi o troppo neri, o con le gambe troppo piccole (che però frullano veloci); nel sempre troppo bistrattato allenatore. C’è più silenzio, meno ruffianate e più risposte dal campo. Parlo degli ultimi nove mesi nel complesso. Vediamo come procede.

Penso che dal 12 di novembre si potrà saperne di più sulla bontà, o meno, del lavoro svolto fin qui. Due mesi in cui scorreranno quasi un terzo di campionato e il grosso del girone europeo, e in cui il gruppo e il tecnico saranno stati stressati più o meno da tutte le possibili difficoltà. Delicatissimo il finale di settembre: la trasferta di Cagliari dopo la sosta sarà un buon test, poi alla formalità della trasferta lussemburghese (ne parleremo settimana prossima) seguirà la casalinga contro l’Atalanta ovvero una partita ultimamente molto complessa. Poi doppia trasferta contro Empoli e Sassuolo, due test con molte insidie contro squadre organizzate e leggere, con la sfida a De Zerbi che da sempre scalda Gattuso oltremodo. Il pericolo è non avere la necessaria identità per imporsi contro queste avversarie che possono giocarti in faccia come agire di rimessa se il Milan tornerà a rifugiarsi nella pericolosa ‘comfort-zone’ del tikiminkia. Le mie personali aspettative sono molto alte in termini di risultati, perché non abbiamo scelta: il Milan e Gattuso non hanno né l’autostima né l’esperienza per crescere come squadra senza una serie di risultati positivi. Bisogna fare di tutto per uscire dal campo con 3 punti e poi ancora, e ancora, e godersi gli elogi (in questo momento comunque esagerati). Mi aspetto di conseguenza una squadra equilibrata ma aggressiva come contro la Roma, capace di momenti fulminanti che contro avversarie di rango inferiore spesso risultano più efficaci di cervellotici costrutti tattici.
Ottobre sarà tutto casalingo, con ovvi vantaggi. Il Milan sarà sempre impegnato a Milano, con la prima sfida di livello europeo serio all’Olympiacos e poi il Chievo, prima di un po’ di sosta. Il 21 il derby, poi in rapida serie Betis, Samp e Genoa. Il bis casalingo europeo deve essere l’occasione per indirizzare la qualificazione e tirare il fiato dopo.
A novembre infine la trasferta di Udine, seguita dal determinante confronto a Siviglia contro il Betis e dal big match prima del break: Milan-juve, con CR7000 pronto a farsi rivedere in uno stadio serio e lo spettro dello 0-4 di Roma che aleggerà inevitabilmente. Misureremo il coraggio.

A proposito di difficoltà. L’infortunio rimediato da Cutrone ha agitato la piazza, evidenziando un possibile problema. Da un’ipotesi funesta (e se anche il Pipita…) a creare un caso con tanto di imputati, sospettati, rimpianti e testimoni ci passa poco. Infatti…Specie poi nello spazio della sosta Nazionali, dove gli argomenti sono talmente scarsi da dover riesumare Montolivo dalla cripta ogni santo giorno. La preoccupazione per eventuali concomitanze di indisponibilità c’è, non condivido invece il capo d’accusa “manca la terza punta”. Senza menzionare la juventus abbiamo l’Inter con Icardi e Lautaro (inf), Napoli con Milik e Mertens, Roma con Schick e Dzeko spesso in campo assieme; francamente: ma chi cazzo ce l’ha la terza punta? La Lazio? Ha Immobile, Caicedo e…il giovane Rossi, con un roboante numero 9 sulle spalle, scelto probabilmente nella speranza di accumulare a spizzichi e bocconi quel numero di presenze a fine anno. Ah beh, poi c’è Perea; ma fuori lista. Ci sono certamente realtà con un parco ‘punte centrali’ vasto, come Fiorentina, Atalanta, Torino; ma sinceramente gli interpreti principali mi paiono un gradino sotto quelli schierati dalle big, e anche da noi. Uno può valere per tre, dovremmo saperlo no?
La coperta è (quasi) per tutti cortina: fra l’avere tre punte, di cui una magari penosa, o peggio un medioman, un’emergente e un debuttante (vedi anno scorso), e mancare di cambi da spendere a gara in corso; o avere più alternative a centrocampo e sulle fasce anche d’attacco, rischiando magari di dover affrontare l’emergenza con qualche esperimento non ho dubbi: la testa ce la fasceremo se servirà, come fanno tante altre squadre che ci arrivano pure regolarmente davanti.
Mi agita di più l’esperimento di Kessie regista, sperando che sia la solita cagata dei giornalisti. Le caratteristiche migliori dell’ivoriano sono potenza e tempo di inserimento; va bene la duttilità che tutti i suoi ex tecnici ed estimatori sottolineano, ma per piacere…Franck va lanciato come un panzer d’assalto, a tenerlo fermo prenderebbe ruggine e diventerebbe vulnerabile.
Facciamo le cose semplici.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.