Progetti e compromessi

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Purtroppo le amichevoli estive non mi interessano. Non riesco a giudicare nulla del calcio d’agosto, né i progressi fisici né quelli tattici, né capire il peso dei nuovi innesti, né il valore della concorrenza. Per questo non mi importa nulla se al momento abbiamo uno score poco eccitante, specie alla voce gol fatti; sono sicuro che alla prima di campionato sarà altra storia. E idem non provo alcun brivido di piacere nei 15 minuti di sgroppate di Theo Hernandez in queste partite che non contano nulla. Anzi, si sforzasse meno se l’esito è un mese di infortunio. Noto che con Giampaolo e la squadra tutti si stanno muovendo con molta cautela e velluto; va bene così, piuttosto che attacchi alla gola fin dalle amichevoli, come successo per esempio a Mihajlovic, o anche a Gattuso, dopo qualche risultato estivo poco eccitante. Nella speranza che qualche goccia di propaganda non offuschi la ragione dei molti: la strada sarà lunga, e come già scritto in precedenza piena di ostacoli.

Il progetto tecnico si sta delineando, pur mancando alcuni tasselli, magari quelli pesanti e portanti. Sarà un Milan U23, non è ironia ma una media della presumibile formazione titolare ad oggi: 22.45 anni, che ci renderà la squadra più giovane d’Europa, più anche dell’anno scorso. Unitamente a ciò è forte lo sbilanciamento a favore della tecnica e del potenziale, per un parco giocatori duttile che può condurre ad un gioco affascinante, coi dovuti tempi. Il potenziale va però dimostrato e la duttilità, specie dei centrocampisti, dovrà comunque prevedere gerarchie e ruoli definiti ad un certo punto; luglio è scivolato senza risposte vuoi per la tournee vuoi per l’arrivo lento dei nuovi. C’è come detto un certo fascino e la voglia di tornare a imporsi con stile; ma se la combinazione giovani/gioco non dovesse funzionare potrebbe anche tradursi in un disastro. Quello che non metto in dubbio, finora, è unità di visione e intenti e che ci siano meningi all’opera, quelle di Maldini su tutti visto che pare senza dubbio l’eminenza grigia di questo Milan.
Nondimeno le idee e il cantiere devono fare i conti con i committenti: papi Elliott e mami Mendes. Il papi tramite l’emanazione ectoplasmatica di Gazidis ha tracciato subito le linee guida, e finora dalle righe non si è uscito; i giovani per la direzione sportiva non sono un’opzione ma un diktat. E’ stato specificato che essi saranno il gruppo futuro; io sento invece odore nel medio periodo di player trading ad alta rotazione. Staremo a vedere. La mami invece è difficile da capire, o meglio è facile se si legge Pippo Russo da cinque/sei anni in qua, ma come si incastra nella situazione attuale del Milan l’opera di Mendes? Cioè, come possono fidarsi? Ha piazzato Andrè Silva, operazione poi interrotta, e speriamo lo ri-piazzi; ha assorbito Cutrone, portando al suo posto Leao; rimane sospesa l’operazione Correa. E dopo? Elliott e Mendes sono partner, soci o altro? Vedremo come si svilupperà questa ‘collaborazione’.
Al momento sembra che armatori e comandanti vadano tutti in sintonia e si celebri l’unione e la forza con grandi strette di mano; sembra soprattutto che tutto stia filando secondo un presunto piano, senza compromessi. Ma è agosto e come già scritto sembra tutto molto molto facile con le navi in baia, le vele pulite e integre e i punti di domanda e i mostri marini sulle mappe che paiono lontani e forse inesistenti; le trame e la consistenza del tutto, come sempre, le capiremo poi.

La cessione di Cutrone non mi è piaciuta

Vorrei salutare Patrick Cutrone, che ho scoperto essere non solo ignorato ma persino disprezzato da una fetta del tifo milanista. Non ho mai nascosto un debole calcistico per lui, sicuramente perché prodotto del vivaio ma anche per via di alcune sue caratteristiche da ‘underdog che te lo mette in quel posto’, che mi sono sempre piaciute. Patrick è figlio del Diavolo, con cui ha giocato dal 2007 e con cui ha segnato 43 gol in 67 presenze in Primavera, e ha attraversato anche tutte le selezioni italiane dall’Under-15 alla Nazionale maggiore, squadre con cui vanta 36 reti in 73 presenze. Numeri che sottolineano che non è un ragazzino che ha imbroccato qualche golletto nella stagione d’esordio, ma un talento.
Col Milan dei grandi lo score è invece di 27 gol e 7 assist in 90 presenze (41 da subentrante). Ha siglato 10 di queste reti, e 2 assist, in Europa League; 4 gol li ha fatti in Coppa Italia, dove ci ha regalato probabilmente il suo momento migliore col gol nel supplementare all’Inter. In campionato è mancato, ma ci sta visto la giovane età, l’impiego costante anche se è stato protagonista nel girone di ritorno 2017/18. Con 10 reti alla prima stagione sembrava destinato ad un crescendo, ma il secondo anno da gregario è stato pessimo con sole 3 marcature in A e pochissimi spunti positivi; da ricordare nel complesso il gol di cattiveria alla Lazio, che fa ancora schiumare il piangina Inzaghi, due gol alla Roma e qualche altra bella marcatura.
Guardando i gol di Cutrone mi chiedo: sono gol di un giocatore ‘scarso’, di un mero opportunista, di un passante dell’area di rigore come sostiene parte della vulgata? Non mi pare, in tanti c’è cattiveria, movimento, tempismo e tiri agli angoli della porta. E sono quasi 30 in 2 anni. Vi do 5 minuti per trovarmi un italiano con questi numeri, alla sua età, o anche poco più; anzi, vi do anche fino a domani mattina: non c’è. Patrick non è e non sarà mai un top assoluto, un fuoriclasse, un uomo squadra; ma già ora è un buon centravanti, in crisi, ma che non dubito sappia come ritrovare la via della porta. Ha istinto, scuola e mentalità. E la speranza è che si ritrovi a Wolverhampton, onde evitare che i giri di mami Mendes riportino il giovane in Italia a qualche concorrente e magari per due banane.
Cattiveria, forza, capacità di calciare con tutto il piede destro, in tutte le situazioni, capacità sullo stretto, di sbucare al momento giusto, stacco, garra. E milanismo. Voleva giocare a tutti i costi, certo, è il rovescio della medaglia di chi ha quella testa lì, gliene vogliamo fare una colpa??? Poteva essere gestito, invece questa voglia (maldestramente espressa) è divenuta un pretesto. Cutrone ha smesso di essere ‘parte’ del Milan da tempo, lui lo sapeva e lo sapevamo noi. A questo Milan (e parte dei suoi tifosi) di Cutrone, e quelli come lui, non frega un cazzo. Ci sta ma mi sarei aspettato altro, anche se come già scritto a papà e mammà non si comanda: si obbedisce.
La ragion di stato in questo caso ci porta Leao, che sempre prima punta è, ma molto diversa: tecnica, corsa, leve lunghissime, più talento forse, ma molto più da scoprire; un ‘Aubameyang’ magari. O forse un Niang. Se dovrà adattarsi a seconda punta meglio abbassare un pizzico le pretese e aumentare la pazienza. Ha più potenziale di Cutrone? Non so dire, probabilmente si. Come del resto Andrè Silva, al quale l’umile e ‘scarso’ Patrick ha dato la paga. Salvo poi finire sacrificato causa introppi nel trasferimento del portoghese. Sicuramente Leao ha sicuramente più potenziale finanziario, vista l’egida di Mendes e l’impennata di quotazione in soli due anni da pro.
Bisogna elencare anche i difetti: Cutrone è rimasto con le gomme sgonfie all’arrivo di Piatek, dando anche segni di insofferenza (più per sentito dire che in campo); di attaccanti in crisi ne abbiamo visti tantissimi a Milano e non sempre si sono ripresi. Non ha il dribbling nel sangue, non è veloce in campo aperto (anche se in Italia non mi pare un problemone, potrà esserlo in Premier), i movimenti fuori dall’area sono poco efficaci, il pressing è più forcing, e le idee con la palla non sono profonde (anche se gli assist fatti dimostrano che ci sono). Il prezzo pagato dagli Wolves rispecchia gli ultimi 6 mesi, e forse è persino generoso; ma vendere i giocatori reduci dalle annate-no, senza entusiasmo, e senza stampa favorevole, comporta questo genere di assurdità. L’anno passato di questo periodo l’avremmo ceduto al doppio.
Tanti i giudizi fatali sul giovane milanista scartato, ed è bene sottolinearlo, per questioni non tecniche. Ci sono i numeri, io ci vedo benissimo, lo staff tecnico del Milan pure e non sono cretini: chiunque racconti di una ‘scelta tecnica’ racconta palle sapendo di farlo.

Magari è tutto potenziale che non si è espresso, per Cutro, e non si esprimerà. E qui volevo arrivare col ragionamento, tornando a monte: pensiamo che succeda solo a lui? O è il bello/brutto di avere a che fare coi giovani? Erano le condizioni a non farlo esprimere, o l’umore, la forma? Quali sono le condizioni giuste allora, possiamo saperlo, o occorre pazienza? Eppure sembrava tutto in crescendo. Un’estate fa sembrava tutto possibile per lui, quest’anno invece se ne va col broncio. Sembrava così una certezza. Peccato che a 21 anni è difficile darne. Vale per lui e per tutti. Gli strali di indifferenza, quando non insofferenza, che si è beccato Patrick a chi toccheranno domani? Speriamo non al suo sostituto.
Perciò è importante è avere chiaro cosa ha iniziato a fare questo nuovo Milan: non vende pippe per comprare campioni. Vende talenti per prendere altri talenti. In un giro appena iniziato, e speriamo virtuoso da tutti i punti di vista. Senza guardare in faccia a sentimentalismi, e cercando la sponda di qualche gran mercante. Non è sbagliato, non è giusto, è come fanno altri nel grande Casinò del calcio europeo.
Dove a uscire sani e soddisfatti alla fine sono però in pochi.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.