Pioli, la testa alta e tutti a casa

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Un’altra settimana indimenticabile per il Milan. Mentre, anni fa, i ricordi indelebili erano sempre legati a successi e trionfi in Italia e in Europa, oggi ricordiamo le date sul calendario solo per le consuete, immancabili, imperturbabili pessime figure. Sia fuori che dentro al campo. Abbiamo assistito all’ennesimo cambio di allenatore, siamo al nono mister sulla nostra panchina dal gennaio del 2014, eppure continuiamo a sperare in un progetto di rinascita, che non esiste ormai dal oltre dieci anni. L’esonero di Giampaolo è una sconfitta enorme per tutti ma soprattutto per la nuova dirigenza. Inutile girarci intorno. La scelta cervellotica di mettere sulla panchina rossonera un allenatore senza curriculum si è rivelata un tracollo. Seppur la maggior parte dei tifosi avesse accolto con scetticismo, fin dall’inizio, la presenza del mister Giampy, il magnifico duo ha continuato ad ostentare sicurezza e tracotanza fin dal primo giorno. Ma questo lo vedremo più avanti.

L’avvicendamento Giampaolo/Pioli è una mossa, a mio modo di vedere, senza senso. Ma guardandola con gli occhi a forma di dollari della proprietà, forse un senso ce l’ha. Passare da un integralista mal supportato, mal sopportato e mai realmente amato, ad un modesto allenatore di provincia con alle spalle un discreto numero di esoneri, non è un upgrade. Non lo sarà mai. La scelta è di natura conservativa. Si è voluto prendere uno yes man (l’ennesimo in azienda) e imporgli delle condizioni. Le stesse che Leonardo e Gattuso non hanno accettato probabilmente.  Ovvio che la priorità sarà schierare dal primo minuto i nuovi acquisti, per dare vita ad un semplice e rapido player trading. La seconda priorità è limitare i danni in classifica. Ma arrivare settimi o quindicesimi, per me cambia poco. Le clausole stipulate con Pioli sul rinnovo senza Europa, stanno lì a dimostrare che il progetto ambizioso non esiste. Pensate che svacco a Milanello nelle ultime giornate se dovessimo essere a distanze siderali dall’Europa. La gestione del cambio di allenatore è stata tragicomica e imporrebbe un bagno di umiltà (assolutamente impraticabile) a Tony&Guy. Nonostante ancora oggi ci siano giornalisti “amici”, che ci vogliono convincere che il loro passato da calciatore sia il passepartout per un successo da dirigenti. Di fatto questi due sono dei dilettanti. L’esonero era nell’aria da tempo e fingere un contatto last minute con Spalletti è stato patetico. Chi sano di mente o un minimo capace, può pensare di risolvere un contratto come quello dell’allenatore di Certaldo in una nottata? Nessuno, a meno che non serva come specchietto per nascondere un ridimensionamento epocale. Ridimensionamento che segue linee precise, se c’è da scegliere tra una quasi certezza (che costa cara) ed una scommessa (che viene via a prezzo di saldo), non c’è dubbio sulla scelta finale. Pioli arriva già con l’etichetta del tappabuchi, l’accoglienza degli hashtag non mi interessa, ma in sostanza è l’ennesima scelta di ripiego, e la squadra lo sa. L’ennesima scommessa che puntualmente non pagherà dividendi. O meglio, se ci si aspetta un modesto campionato, allora va bene così. In bocca al lupo a Pioli, spero che sia consapevole che coloro che dovrebberlo difendere, da qui alla fine del contratto, sono gli stessi che hanno abbassato la testa e si sono girati, lasciando Giampaolo in balia della sua follia. Speriamo solo che l’allenatore parmigiano sia più sveglio del suo predecessore e si stampi chiaro in testa dove è capitato.

Pronto Luciano? Pronto?

“Testa alta e giocare a calcio” è stato lo slogan di Giampaolo durante la sua presentazione e Tony&Guy si sono sbrodolati per la loro scelta dopo questa frase, attribuendo al maestro di Bellinzona capacità divinatorie. Purtroppo nessuno dei due ha mai verificato la storia dell’allenatore e anzi, nella loro boria, si sono messi sullo scranno a pontificare di un ritorno alle origini. Maldini e Boban sono due capitati per caso, come lo era Giampaolo, con la differenza che i primi due sono accompagnati da un ego smisurato e da giornalisti in adorazione che pendono dalle loro labbra. Una società seria e con un reale interesse alle sorti del proprio asset, avrebbe sollevato dall’incarico Giampaolo, Maldini, Boban e Massara. Insieme. Tutti. Loro sono stati il progetto, loro hanno miseramente fallito, loro hanno spacciato per buono quello che tutti sapevano essere una mediocre copia sbiadita del primo Sacchi berlusconiano. Loro avevano predicato pazienza per tornare ai fasti di una volta, ma la pazienza non la hanno avuta fin dalla prima conferenza stampa quando la camicia sbottonata di Giampaolo ha infastidito Boban e la battutta “Veretù e Veretù” ha toccato la suscettibilità di Maldini. Ma per tutti i loro fan, e ce ne sono ancora molti in giro, espongo brevemente il loro CV dirigenziale prima dell’approdo al Milan.

Maldini: Fondatore Sweet Years (con Vieri) azienda gestita da terzi – Miami FC presidente/fondatore del club della 4 divisione americana
Boban: Laurea in Storia – Commentatore Sky – Segretario FIFA

Conclusione: due inesperti e poco umili. Non hanno mai nemmeno mostrato interesse ad iscriversi a Coverciano per prendere i patentini come ogni normale DS o DT. Almeno Boban, ieri pomeriggio, la domanda sul perchè sia al Milan se l’è posta. Chi continua a sostenere che Marotta e Paratici fossero due “verginelli” quando arrivarono alla Juve per avvalorare il buon lavoro che due “inesperti” possono fare, invito ad andare a leggere la gavetta fatta in svariate società.

Un posto per gli amici c’è sempre

Gazidis e Scaroni sono due macchiette che vanno a completare un quadro dirigenziale che se solo avesse avuto la decenza di dimezzarsi lo stipendio ci avrebbe permesso di prendere un allenatore serio già a giugno. Ma lasciamo questi sogni per le notti autunnali sotto il piumone. L’arrivo del sudafricano, accolto con fiumi di sbrodolate da gran parte dei tifosi, è da ricordare come uno degli eventi più nefasti della nostra storia. Uno che non capisce niente di calcio, il Condor con l’album Panini, in confronto, è un luminare. Ha il solo mandato di sistemare i conti e sa solo bloccare ogni tipo di trattativa che possa veramente aiutare la squadra a migliorare. Ha avuto l’ideona della nascita di una app e poi la perla è la costruzione di un nuovo stadio in comproprietà. Uno che ha la fortuna di aver fatto il dirigente in Inghilterra (l’Emirates Stadium, per gli scordarelli, non è nato dalla sua gestione), e in Premier League farebbe i soldi anche il Parma di Manenti. Non sa nulla di come gestire una società calcistica italiana, in Italia, nell’ambiente italiano. Come spalla, per questo, gli hanno preso Scaroni. Bene, andiamo oltre.
Su Elliott c’è poco da dire. Fino a che saremo ostaggi di questi, saremo sempre un bilancio e non una squadra. I fatti parlano chiaro, nonostante ci sia ancora qualcuno pronto ad eccitarsi per la POTENZA degli americani. Un dirigente dimissionario, due allenatori dimissionari (Gattuso e Morace) e uno esonerato, la primavera retrocessa nel campionato 2, un Europa League conquistata e persa per un patteggiamento insulso, una sfilza di ex inseriti in società, un progetto stadio che prevede l’abbattimento di un Monumento del calcio Mondiale, lo stesso progetto che ci vede ancora insieme a quelli là. Direi che può bastare. Direi che più che #Pioliout, la speranza sarebbe che questi inizino seriamente a trovare un acquirente.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.