Pensarla come Walt

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Mentre tutta l’Europa che conta è tornata a giocare a calcio a noi son toccate due settimane di pausa caratterizzate da un calciomercato italiano fiacco oltre alle solite notizie riguardanti la vendita del Milan.
Mia moglie odia i centri commerciali e non è nemmeno una grande fan dei saldi per cui mi son salvato, ma chissà in quanti hanno maledetto due volte questa pausa perché li attendeva un girovagare fra negozi in stile via crucis sperando che qualche anima pia lo terminasse prima della visita al 37esimo negozio nel tempo record di 2 ore e14 minuti… pure Gattuso chiederebbe il cambio. Potendo così evitare questa tortura ho deciso di sistemare una serie di cose e dedicare un po’ più di tempo a mia figlia che per l’ennesima volta ha deciso di tirar giù dalla testata del lettino la maglia di Van Basten. Ormai è una sua specialità: ci si rotola dentro e una parte finisce sotto di lei impedendole poi di muoversi agevolmente. Come mille altre volte l’ho “liberata” ma invece di rimettere la maglia al suo posto l’ha rivoluta per giocare distendendola con le manine per poi fissare quel numero 9 che tanti milanisti (e non solo) ha fatto sognare.

Son tornato indietro a quando ero piccolo, i tempi del trio olandese e di quel gruppo di italiani davvero fantastico con Baresi idolo indiscusso e Donadoni autentico fuoriclasse. Non ho la sfera di cristallo e chissà cosa attenderà i nostri piccoli tifosi rossoneri fra qualche anno, ma pensando a quel Milan e a quel blocco di italiani ho ripensato ai nostri giovani, da Cutrone a Donnarumma passando per Locatelli e Conti.
Io non so se diventeranno fenomeni, buoni giocatori o cosa, ma ricordando quei tempi non tutti erano fuoriclasse, ma costituivano un validissimo gruppo di italiani, quello che magari potrebbe rinascere dandoci quel qualcosa in più che si è andato perdendo nel corso degli anni. Parlo di quattro ragazzi che in totale hanno 81 anni, una media di 20 anni a testa, in pratica con tutto il futuro da scrivere e costruire, un futuro che potrebbe essere rossonero, magari non da titolare ma da giocatore che conta e che un giorno peserà nello spogliatoio.
Lo so probabilmente sto sognando e lo sto facendo soprattutto per mia figlia, ma se ci pensiamo bene sono tra i giovani italiani più interessanti. Quando vedo Cutrone e Loca nelle foto delle formazioni giovanili (amici da sempre) vorrei che li attendesse un gran futuro al Milan perché mi sembrano anche dei bravi ragazzi. Non so se avete letto le interviste al padre di Patrick, ma nelle sue parole leggo gli insegnamenti di una persona che vuole un figlio con i piedi per terra. Ad agosto ha fatto promettere al figlio che il tatuaggio fatto (dedicato alla famiglia tra l’altro) doveva rimanere un episodio isolato. I tatuaggi non sono un male sia chiaro, ma è l’osservanza delle regole che mi fa ben sperare. In occasione del ventesimo compleanno del figlio ha poi rilasciato un’interessante intervista alla gazzetta dello sport in cui tra i consigli spicca un “non togliersi la maglia quando segna per rispetto degli avversari” (ha fatto un’eccezione per il derby in cui lo ha “perdonato”) oltre ad una risposta non così scontata come potrebbe apparire riguardo all’indiscrezione secondo cui il Milan era pronto ad adeguare il contratto del figlio ossia “Se la società vuole puntare su di lui sono contento, perchè questo non è l’anno della crescita economica ma sportiva”. Sicuramente sto viaggiando di fantasia e sto andando più in là di quanto dovrei, ma vedo in lui una potenziale colonna del futuro spogliatoio magari con l’amico Locatelli che un anno fa di questi tempi ci aveva fatto vedere ottime cose.

Poi c’è lui, Andrea Conti. Chissà dove sarebbe oggi il Milan se non si fosse infortunato, una domanda a cui non troveremo mai risposta. Il buon Andrea ha corsa da vendere, fa inserimenti precisi grazie alla scuola Gasperini, in pratica è un terzino di spinta con grande potenzialità, ma non è per questo che negli ultimi giorni l’ho eletto a mio beniamino.
Durante le vacanze post natalizie molti calciatori han fatto dei veri reportage da Maldive o posti simili mentre l’ex atalantino si è recato a disneyland paris postando diverse foto con personaggi come Pippo o Pluto e la scritta “non si è mai troppo grandi per sentirsi bambini” oltre ad altre con la frase simbolo del creatore di quel mondo ossia “se puoi sognarlo puoi farlo”. Un ragazzo spensierato che spero conservi questo spirito e questa semplicità a lungo.

Insomma io voglio credere in loro, voglio credere nella possibilità che possano diventare il futuro spogliatoio del Milan, un’anima italiana in grado di cucirsi addosso quei colori e un domani trasmetterli ad altri. Lo so probabilmente sto vaneggiando perché i giocatori ormai vanno e vengono e la maglia resta, ma quando la vedevo indossata dal cigno, dal Capitano, Paolo o Nesta (finisco qui gli esempi o termino domattina) i miei occhi si son sempre illuminati perché in fondo mi immedesimavo in loro. Ho sempre adorato fare il difensore perché da piccolo avevo Baresi come idolo, per poi passare a Paolo ed arrivare a Nesta (tralascio gli altri grandissimi). Se ci penso bene le mie maglie da calcio e basket hanno quasi tutte impresso il nome di un giocatore e parlando con amici in molti mi hanno detto di preferirla pura, senza nomi, cognomi o soprannomi e razionalmente parlando hanno ragione loro, specie in tempi come questi dove oggi acquisti un calciatore e magari sei mesi dopo è già da un’altra parte. Però i bambini sognano e nelle grandi squadre in fondo la stragrande maggioranza dei migliori rimane in quel club (grazie a ingaggi faraonici ovviamente) e per questo voglio sperare un domani di vedere queste giovani promesse crescere e realizzarsi con i nostri colori facendo gioire i nostri piccoli tifosi rossoneri perché in fondo la penso come Andrea Conti: “se puoi sognarlo puoi farlo”.

Seal

 

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.