Non è Kakà

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I Tupi sono un gruppo etnico indigeno brasiliano originario dell’Amazzonia che nel corso dei secoli ha esplorato i territori del Sudamerica ed è arrivato a spingersi fino alle coste dell’Oceano Atlantico nell’estremo est. La loro cultura e la loro lingua hanno lasciato un’impronta importante all’interno della cultura brasiliana, tanto da aver influenzato la grammatica portoghese-brasiliana anche oggi. Paquetà è una parola di origine Tupi che significa “molte conchiglie” ed è stata assegnata all’isola della Baia di Guanabara, proprio di fronte a Rio de Janeiro. Sull’isola di Paquetà, appunto, si possono trovare numerose varietà di conchiglie che coprono le spiagge ancora oggi poco frequentate dal turismo. L’isola è priva di automobili e come da tradizione Tupi, ci si muove a piedi e, oggi, con le più “moderne” biciclette. Non ci sono molti negozi, qualche piccolo ristorante e niente di più. Spesso i beni di prima necessità arrivano via traghetto da Rio che si raggiunge in circa un’ora e mezza di traversata. L’isola è povera e la Malegria si percepisce in ogni angolo, un sentimento che naviga tra l’amarezza della condizione sociale e la speranza. Quella speranza di cambiare vita e arrivare sul continente per provare a cambiare il proprio destino.

Nel 1997 proprio da questa isola la famiglia Coelho de Lima si è spostata a Rio a far nascere il proprio secondo genito, Lucas. È la fine di agosto, il 27, di un anno particolare che rimarrà nella storia. Per esempio, pochi giorni dopo la nascita di Lucas, il Mondo piangerà la scomparsa della principessa Diana, vittima di un incidente a Parigi. Sempre in quell’anno nel Regno Unito esce “Harry Potter e la Pietra Filosofale” il primo dei sette romanzi scritti da J.K. Rowling che cambierà la storia dei libri per bambini e che diventerà uno dei più grandi best seller di tutti tempi. È l’anno della nascita del Tamagochi e del grande rientro di Steve Jobs in Apple, l’anno delle Spice Girls e della prima modella afro-americana ad apparire sulla copertina di Sports Illustrated, la bellissima Tyra Banks. Il piccolo Lucas cresce in una famiglia che non ha grandissime disponibilità economiche e questo si riflette sull’alimentazione e lo sviluppo del ragazzo. Nonostante abbia imparato a giocare a calcio tra le strade, affina la tecnica del suo piede sinistro e sviluppa una grande intelligenza nei movimenti in campo. All’età di dieci anni, viene notato da uno delle decine di osservatori che fanno capolino in tutte le latitudini di Rio e comincia la sua avventura con i mitici rossoneri del Flamengo. Il bambino è piccolo ma ha talento e ha un carattere in campo non comune per la sua età. Il suo sviluppo, però, è lento e la differenza di altezza con i compagni e gli avversari è evidente. A 17 anni, Lucas, è alto solo un 150 cm ed è molto gracile. Il Flamengo si interroga sul futuro del ragazzo e la famiglia, che spera nell’esplosione del suo talento per uscire dalla povertà, prova a farlo visitare da diversi medici, esperti nello crescita degli adolescenti. Finalmente a 18 anni il piccolo Lucas sboccia e in un anno cresce di quasi 30 cm, anche il fisico inizia a formarsi. A questo punto non gli manca nulla per spiccare il volo, perchè tutto fa pensare che sia un ragazzo con la testa a posto. Circa un anno dopo entra già nel giro della prima squadra, all’inizio con qualche presenza solo nel campionato Carioca e poi con le prime presenze nel Brasilerao, il vero campionato brasiliano. Nel 2017 è a tutti gli effetti aggregato alla prima squadra e mantiene il numero 39, come da suo esordio. Lo stesso numero che lo accompagnerà per le successive stagioni. La sua tecnica è sopra la media e il suo nome comincia a circolare negli ambienti del calcio brasiliano che conta. Il suo sinistro disegna traiettorie importanti e la sua posizione in campo non è ancora del tutto definita ma svaria soprattutto nella metà campo avversaria. Il Brasile collezione 65 presenze con la maglia dei rossoneri di Rio, con 13 gol e 5 assist ed entra nel giro della Nazionale Under-20.

Come molti talenti brasiliani i paragoni si sprecano e si succedono gli articoli sui giornali di tutto il mondo per descriverne le qualità. Il Milan, grazie alle influenti conoscenze di Leonardo proprio nel Flamengo, riesce ad ottenere un colloquio con il ragazzo e con la sua famiglia per capire quali sono le sue aspettative e le sue qualità extra calcistiche. L’amore tra le due parti sboccia subito, e il fascino della storia rossonera legata ai suoi campioni brasiliani del passato, fa tutto il resto. Nonostante la clausola di rescissione di oltre 50 milioni di euro, proprio grazie al lavoro di Leonardo, si riesce a trovare un accordo per 35 milioni. Uno sconto importante. Arriva a Milano con la scomoda e fastidiosa etichetta di “nuovo Kakà” ma la realtà è diversa. Troppa la voglia dei tifosi di identificarlo con uno degli ultimi idoli rossoneri ma le caratteristiche sono diverse.

Checchè se ne dica, Lucas non sarà mai come Kakà, sono due ruoli diversi e due tipologie di giocatori differenti ma la stellina brasiliana rappresenta una mezzala moderna, tecnica e atletica allo stesso tempo. Non è velocissimo nel lungo come il Paulista ma ha il pensiero veloce che gli permette di giocare di prima e con massimo tre tocchi, di solito, non sbaglia la scelta della giocata. Appena arrivato a Milano non ha avuto il tempo di ambientarsi che il campo l’ha visto subito protagonista. Sette partite, sette presenze da titolare. Pochi fronzoli, tanta qualità e concretezza. Qualche numero e ogni tanto ama giocare con la sua suola, giocata che ha imparato proprio per le strade, ma imparerà che non serve fare queste giocate se non sono unite a fatti concreti. Lucas è un brasiliano europeo, ce ne sono pochi al Mondo ma di solito nel nostro calcio vanno sempre molto bene. Si adattano subito ai ritmi e alla fisicità del Vecchio Continente, aggiungono però quell’estro tutto carioca che permette la giocata che fa aprire la bocca agli spettatori, seguito dal classico “oooh”.

Domenica scorsa ha segnato il suo primo gol con la maglia del Milan, non è stato un gol casuale. Anzi, è stato un gol importante per aumentare il divario con il Cagliari ed è stato di pregevole fattura, con un sinistro al volo molto educato. Non è stato casuale perchè proprio lui che è cresciuto nell’academy del Flamengo non ha potuto esultare per quel suo primo gol a San Siro, ha subito pensato a quei poveri ragazzi che sono stati portati via pochi giorni prima dal dio del pallone, che ogni tanto ci ricorda che non è sempre così buono. Lui ha pensato subito a loro, lui è di fatto uno di loro. Gli ha dedicato quel gol così importante che è solo una piccola carezza per le famiglie che hanno ricevuto un uppercut al mento. È un bravo ragazzo, lo si vede da piccole cose e lo si vede da come sta imparando tutti i giorni a Milanello. È un ragazzo da Milan.

Si chiama Lucas Tolentino Coelho de Lima e non è Kakà, impariamolo a conoscerlo come Paquetà.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.