Non creiamoci problemi

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Giustamente eliminati. Il verdetto del girone di Europa League non è contestabile, nonostante negli episodi si sia sentita forte (e per il secondo anno) la mano pasticciona dell’arbitro. L’eliminazione per peggior differenza reti la dice infatti lunga su quanto il gironcino sia stato affrontato in modo sciatto e superficiale. Gattuso e il suo staff non hanno minimamente preparato nessuna delle partite in programma sotto l’aspetto tattico né strategico contando su una ‘forza interiore’ che evidentemente non c’è. I commentatori possono restare sorpresi dalla capacità del Dudelange di giocare a pallone in modo organizzato (che poi tecnicamente fossero scarsi è tutta un’altra storia), o dalle rapide transizioni e 1vs1 dell’Olympiakos, lo staff tecnico del Milan e i giocatori no. Ma è ciò che è accaduto. Nonostante qualche ‘eco’ mediatica negativa, comunque, l’impressione è che gli impegni europei siano stati condotti al risparmio volutamente, atteggiamento peraltro invocato da una larghissima porzione della tifoseria e opinione rossonera; pertanto dimostriamoci maturi: passiamo avanti senza pensarci troppo. Chi non gioca ma giochicchia alla fine paga sempre. Paghiamo subito e senza interessi, grazie.

Gonzalo Higuain non può essere un problema. Affermazione convinta o speranza? Tutte e due. Da un lato penso che l’argentino resti un Signor Attaccante, lo è sempre stato, e il suo contributo in quest’anno che è per lui il meno positivo di tutta l’esperienza italiana comunque si sente. E si sentirà, sempre che non deragli l’intero treno e non per colpa sua. Dall’altro mi tocca invocare che non sia un problema, che non diventi un problema, perché la situazione sta montando e giungendo allo stucchevole. La Propaganda bianconera non ha ovviamente perso tempo a definirlo pacco in un amen, tale e quale a Bonucci, anzi peggio, contribuendo al nervosismo; noi (inteso come tifosi) gli andiamo dietro. Discutiamo dei presunti mal di pancia e di tutto il resto senza il minimo rispetto per noi stessi. Soprattutto: dalla sala stampa milanista arrivano solo negatività e polemiche, Gattuso lo difende come può. Nella fattispecie ieri ha farfugliato qualcosa, concludendo con un tremendo “serve il veleno negli occhi” o qualcosa di simile, segno per me inequivocabile che la situazione Pipita scalda gli animi e annebbia la ragione. E non un buon segno.
In campo vediamo un uomo in difficoltà. Non scarso, non svogliato, non ancora rassegnato come (a posteriori) possiamo dire del Bonucci milanista. Tolto lo scampolo contro l’Udinese, Gonzalo nelle ultime 5 partite ha assommato circa 3.5 xG (gol attesi) tirando 22 volte verso la porta avversaria, ma solo 6 in porta, 1 delle quali un rigore. Zero le reti. Un discrepanza forte per un giocatore abituato a medie pulite. La partecipazione al gioco in termini di passaggi sia effettuati che ricevuti è stata sopra la media di stagione.
Già che ci siamo piccola digressione sul mondo juve, visto anche che spesso e volentieri ci vengono accostati (e prendiamo) giocatori gobbi in uscita. Credo che il contesto bianconero, come confermato anche da chi lo vive come Bernardeschi, sia in questo momento fuori scala. Un mondo a sé. Per organizzazione, rendimento, comunicazione, preparazione. Per impunità dentro e fuori dal campo, anzi immunità totale ed esenzione da qualsiasi difficoltà. Non passano mai in svantaggio, le ammonizioni latitano, gli episodi negativi in un anno si contano sulle dita di una mano d’un monco. Quando un giocatore esce da quel contesto fatato in pratica torna nella realtà, e credo sia dura. Bonucci è scappato dopo tre mesi rifugiandosi nel compitino e nel livello tecnico superiore alla media dei propri compagni; Asamoah all’Inter non sembra quel panzer d’acciaio che è parso per anni alla juventus; Lichtsteiner il duro a Londra è andato a far ridere, meditando il ritiro dopo due panchine. Chiunque sia uscito da lì ancora in carriera ha del tutto o in parte deluso. Perché il contesto esalta, sicuramente, ma aggiunge anche. Aggiunge troppo. Specie l’invulnerabilità: alle critiche, agli errori, ai cartellini. Anche in termini di mentalità non mi pare che Vinovo esporti Leaders Maximi pronti a guidare chissà quali manipoli di uomini ai successi che fino all’anno prima gli davano noia. Il rischio con Higuain ce lo siamo presi. Il campo ci dice che il Pipita ha ancora voglia e energia; non segna da un mese ma ha creato per sé e per gli altri. Ma il suo sguardo sempre più ferito racconta anche di una difficoltà molto grande che potrebbe essere fatale. Serve fiducia, non congetture sul mal di schiena o sul possibile riscatto. Le polemiche su Higuain non possono venire anche dall’interno.

Quanti brutti ricordi

Chi non muore si rivede, vero Pippo Inzaghi? Chiaramente mi riferisco al suo essere allenatore. Dopo quattro anni dalla sua esperienza al Milan mi sorprende rivederlo su una panchina di serie A; un po’ meno la posizione in classifica. Rinfreschiamo la memoria: Inzaghi alias Pippolecca o Fergumon (dalla contrazione di Ferguson e Plasmon) assunse la guida del Milan per diktat di Galliani che silurò Seedorf senza motivi tecnici nell’estate del 2014. Si presentò dopo essere uscito da un bagagliaio come il nuovo Guardiola, preparato come Loew, determinato a portare la squadra in Champions e, chissà…all’Ottava. Livello di arroganza diciamo altino. Andatevi a rileggere le conferenze stampa. Il livello di supinamento dei giornali fece si che gli venisse regalata una bacchetta magica durante un’intervista. Sopravvisse fino a fine stagione fra un disastro e l’altro, quando voci di corridoio lo davano addirittura confermato salvo la virata improvvisa su Mihajlovic. Non parliamo sicuramente di un Milan stratosferico, tuttavia sotto la guida di Inzaghi si toccarono i minimi storici con un decimo posto a quota 52 punti; molti non lo ricordano ma quell’anno il Milan ottenne il record europeo di rigori a favore, ben 12, il 23% delle reti segnate. Decimi con 12 rigori. Altro record quello delle espusioni, ben 13 oltre a 84 (OTTANTAQUATTRO) cartellini gialli. Senza dimenticare scene madri quali ATTACCARE! e un’infinita serie di casi di indisciplina e spifferi dallo spogliatoio a rimarcare una gestione ai limiti del dilettantesco. Per me, e credo non solo, l’apice del Giannino o se vogliamo il punto più basso del Milan. Leggere di paragoni con l’attuale guida tecnica o di rendimento mi fa sorprendere di quanta poca memoria si possa avere.
Bologna-Milan non è comunque un confronto fra noi e l’ex di turno, ma la sfida fra una squadra in crisi nera che vale più dei miseri 11 punti fatti (anche se, opinione personale, non molto) e che nonostante Inzaghi potrebbe avere pericolosi moti d’orgoglio; e un’altra squadra, la nostra, che appena pareggia è data in crisi nera. Anche se di punti ne ha 26, è quarta e potrebbe portarsi a 3 punti dal terzo posto (e a quota di sicurezza dal quinto). La squadra però non ha solidità e Gattuso diventa un’ossessione ad ogni mezzo passo falso, non ci si può proprio fermare a riflettere, conta solo la vittoria. Quindi semplice: non creiamoci problemi e vinciamo.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.