Morituri

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Arrivata ormai la fine dell’anno domini 2018 possiamo praticamente dichiarare la conclusione di un sogno lungo 119 anni. Di un sogno chiamato Milan. Non c’è più nulla a farmelo ricordare, non c’è più nulla che possa farmi sperare in una (lenta) risalita. Siamo come dei gladiatori appena entrati nell’arena, siamo dei Morituri. Non c’è più speranza di cambiare l’andamento, dieci anni sono passati dall’ultimo trofeo internazionale alzato. Dieci anni che hanno spazzato via tutto, tranne il nostro amore che ci fa scrivere e dire cose come queste. Dieci anni passeranno ancora prima che qualcuno vorrà veramente fare le cose serie intorno alla nostra squadra. Dieci anni passeranno prima di vedere la luce ma forse anche di più. Tra il quarto scudetto e il quinto della nostra storia passarono 2 guerre mondiali e 44 anni. Dalla seconda Coppa Campioni alzata, alla terza passarono 20 anni. Siamo sulla buona strada.

I risultati delle ultime settimane sono stati logoranti ma non sorprendenti, per quanto mi riguarda. Sono lo specchio di ciò che si ottiene con l’improvvisazione, i proclami inutili e il mani-avantismo. Eh si perchè se in questi dieci anni si sono alternati alcuni dei dirigenti più inutili della storia del calcio, ora il disco continua ad essere rotto e rimane sempre sulla stessa medesima traccia. Non mi frega niente di Elliott, di dargli tempo, di aspettare e di valutare a fine stagione. Me ne frego, io non ho più pazienza. Non ho pazienza perchè ho visto cene, ho visto citofonate, ho visto bonifici sparire e riapparire, ho visto procuratori dettare legge in casa nostra, ho visto proclami, ho visto closing, ho visto pippe immonde in campo, ho visto bandiere sacrificate al cospetto del “progetto”. Adesso basta. Come scritto, non mi aspetto che questa squadra possa fare tanto di più, visto che naviga nel mare in tempesta da anni e non c’è uno straccio di armatore degno di tenerla in piedi. C’è un capitano oggi, Gattuso, che sta lottando da solo nella tempesta dello schifo che circonda questa porcheria. Non è un allenatore audace, questo lo sappiamo ma lavorare in questa situazione di “vuoto di potere” è logorante, difficile e impensabile.

I nostri dirigenti a fine partita che rilasciano dichiarazioni

Sono settimane che si sono aperti due ”casi”, Higuain e Montolivo. Sono settimane che l’unica voce che risponde alle domane è sempre la stessa con la stessa faccia. Dove sono i pluridecorati e ben pagati dirigenti di questo nuovo corso? Dove sono quando piovono domande e articoli sui due argomenti precedenti? Sono in silenzio. Assordante silenzio, interrotto solo dai flauti del Pireo che hanno sancito, per l’ennesima volta una figuraccia che ormai routine di questa società. Ormai ci ridono dietro anche in Grecia, senza pensare che in campo ci affrontano tutti con il piglio di chi non ha nemmeno lontanamente paura di perdere un punto. Anzi. Siamo allo sbando, ogni anno sempre di più. Non mi incazzo più, sono semplicemente molto amareggiato perchè da troppo tempo di questi colori non frega niente a nessuno. Quello che frega è il bilancio, il quarto posto e il Fair Play Finanziario. Sapete che vi dico? A me di queste pagliacciate non interessa più nulla. Via, fuori tutti dalle palle. Abbiamo un top player che è sotto assedio da settimane e l’unica cosa che è uscita dalla società (non virgolettato ma ben chiaro) è che Higuain è vecchio per il nuovo corso societario che deve ripartire dai giuovani. Abbiamo il peggior capitano della storia del Milan che è stato messo all’angolo, eppure grazie alle influenze giornalistiche, sue e del suo procuratore, continua a mettere la testa fuori dal buco nel quale Gattuso l’aveva spedito. La società non proferisce parola in merito, anzi consente lo stillicidio contro l’allenatore senza alzare la voce. Per voi è normale? Per me no, a meno che tu non abbia già deciso da tempo di abbandonarlo.

Il brindisi a Casa Milan, senza spendere troppo

Siamo una società di Serie A che non ha fatto la festa di Natale ma un semplice brindisi a Casa Milan. La squadra è uscita da sola a cena per “fare gruppo”. Roba da dilettanti. Abbiamo un nuovo AD accolto come il Messia che predica il motto ben caro ai suoi predecessori “conti in ordine e giovani”. Ma come mai a Manchester e a Parigi quando sono arrivati quelli con i soldi veri, non si sono minimamente posti il problema del Fair Play? Scuse e pagliacciate, questa è la mia risposta. IL FFP è aggirabile, è stato dimostrato e lo sanno tutti. Se lo vuoi. Evidentemente invece si preferisce stare nei paletti per convenienza. Ma come è possibile che questa società bruci circa 10 milioni di euro al mese e si trovi sempre in competizione con Atalanta, Fiorentina, Torino, Sassuolo e Lazio che hanno un monte ingaggi più basso? In una società normale si lavora in silenzio e si sistemano le cose in silenzio. Qui si parla di tutto, ogni minuto e sempre a sproposito. Le trattative di mercato vengono portate avanti da uno, poi sconfessate dall’altro, ma sempre e comunque in prima pagina. Qui fa tutto schifo, e in questo schifo io non mi incazzo di un punto con il Bologna e una sconfitta con la Fiorentina. Già tanto che siamo a stretto contatto con il quarto posto. Abbiamo una squadra costruita male, gestita forse peggio ma che non ha nemmeno idea di cosa voglia dire giocare per il Milan. Perchè? Perchè come si fa a spiegare a questi qui che il Milan è scomparso dai radar del calcio italiano ed europeo da un decennio? Ormai qui si viene a bivaccare, ben pagati per lottare per il quarto posto. Il prestigio del Milan è ormai solo uno specchietto per accogliere dei finti fenomeni da sbolognare poi in Messico o Turchia. Chi viene qui di sua spontanea volontà (siamo sicuri?), poi scappa dopo pochi mesi in preda al panico e al terrore.

Il quarto posto è la parola più utilizzata intorno al mondo Milan. Il quarto posto è la salvezza di tutti i mali. Per me non è così. È un brodino ai conti malmessi, ma non ti salva dal marciume e dalla mediocrità che ci circonda. Arrivare quarti per fare sei partite in un girone nel quale accedi in quarta fascia a cosa serve? Calcolando che poi dovresti lottare in campionato per arrivare di nuovo nei primi quattro per sperare di rientrare. Con questa rosa che già oggi è allo stremo, senza cambi e con la personalità di una mosca. Arrivare quarti ti permette di liberarti di Bertolacci, con quell’ingaggio? Non credo. Abbiamo una rosa che appena si tratta di alzare l’asticella FALLISCE. Sempre, comunque e miseramente. Perchè non regge la pressione. Non regge le responsabilità. Ma poi cosa serve entrare in Champions se poi il mercato si fa sempre con gli scarti degli altri? Perchè è evidente che anche quest’anno siamo sempre lì ad elemosinare qualche ex stella a fine carriera che venga a svernare a Milano, perchè si sa, alle mogli dei calciatori Milano piace. Piace un sacco. Prima si è tornati con la cenere in testa ai piedi di Raiola per Ibra, per poi scoprire che l’illuminato AD non pensava fosse una buona idea acquistarlo. Non per il campo ma, ovviamente, per il bilancio. Adesso si sbandiera Fabregas ai quattro venti ma si tratta sugli euro perchè andrebbe a scadenza e vorrai mica spendere troppo. D’altronde qualcuno ce l’ha insegnato in passato, ormai il mercato va fatto con le idee e/o con i parametri zero che sono i più difficili da acquisire. Con gli scarti non vai migliori la pietanza.

Mentre il silenzio assordante intorno a Gattuso continua inesorabile, il silenzio intorno a Higuain continua inesorabile, il campo ci sta riportando nelle sabbie mobili del centro classifica. Mazzate da tutte le parti e anche gli arbitri godono tremendamente a segnare il proprio nome accanto a quello di un decrepito Milan. D’altronde nel vuoto totale ormai tutti pasteggiano sopra di noi, impuniti e senza paura. Metri arbitrali allucinanti che ci stanno trattando come il peggior criminale ma sempre nel nostro silenzio. Solo i flauti fanno notizia. La notizia è che questa squadra è allenata per non prendere imbarcate perchè l’allenatore ha paura. Ha paura perchè sa che nessuno lo vuole. Ha paura perchè sta facendo l’allenatore, il dirigente e l’ufficio stampa.  Ha paura perchè sa che non è un allenatore pronto per certi palcoscenici. Ha paura perchè sa che ogni settimana il fuoco si intensifica e nessuno gli fa da ombrello. Anzi lo lascia in mano a quei sciacalli della sala stampa. Ha paura perchè sa che la sua paura si trasmette alla squadra che non ha un briciolo di presonalità. A furia di “toccare con mano” si è reso conto che qui da toccare c’è solo una poltiglia della consistenza di un budino.

Siamo dei Morituri, il fondo non è ancora stato toccato, c’è spazio per qualche altra perla. Ogni giorno penso a quel dannato giorno del closing e mi piacerebbe oggi essere a bivaccare tra il Giana e il Fano ma in mano ad una società seria, volenterosa e con la voglia di provare a costruire qualcosa di nuovo. Sarei stato disposto ad aspettare 50 anni per vincere una Coppa Italia ma avremmo avuto un sogno al quale ambire. Oggi, non vedo nulla di questo. Non dimentichiamoci di questa estate, tra un Commisso e un Ricketts. Tra un bonifico e una squalifica della UEFA. Siamo ormai una macchietta. Noi tifosi non ce lo meritiamo, perchè tutti noi saremmo pronti a rimboccarci le maniche e a collaborare se solo ci fosse una luce in fondo al tunnel. Invece qui è il nulla cosmico. Parole, proclami e quarto posto. Questo è il Milan di oggi.

Volevo comunque augurare un Felice e Sereno Natale a tutti voi e anche ai vostri cari

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.