Milan: sei come Fabris

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“Aho, m’arendo. Chi dovresti da esse te?”. Inizia così uno dei dibattiti più esilaranti della cinematografia italiana, grazie al genio di Carlo Verdone. Il greve Finocchiaro, macellaio arricchito di Roma, chiede spiegazioni ad un irriconoscibile e triste Pier Maria Fabris che lo saluta dopo quindici anni di distanza dal loro ultimo incontro. Oltre ad amare particolarmente il film, questa frase mi gira in testa da molto tempo riguardo al nostro Milan e devo dire che le due sconfitte con le romane hanno accelerato il processo di creazione del post. La mia sensazione, guardando le prestazioni di questo Milan, è proprio racchiusa nella frase di Finocchiaro. Purtroppo è la stessa sensazioni degli avversari che non si spiegano come sia possibile un simile scempio. Questa squadra, questa società sono ormai alla stregua del povero Fabris di “Compagni di Scuola” ormai da, almeno, un decennio non si può definire Milan questa roba qui. Il declino sotto tutti i punti di vista è continuo ed inesorabile ma se nel caso di Fabris l’età e le difficoltà lo hanno ridotto in quelle condizioni, nel caso nostro la situazione è in continuo peggioramento e l’età conta ben poco.

GUARDATE COM’ERI, GUARDATE COME SEI – Fabris e Finocchiaro guardano la foto dell’ultimo anno di scuola insieme, il macellaio non aspetta altro per sottolineare il tracollo dell’ex compagno di scuola e deriderlo. Ecco, la comunicazione rossonera ormai da tempo continua senza pudore a proporre immagini e filmati di ciò che è stato, di ciò che eravamo come se potesse essere un palliativo alla malattia. Un continuo mostrare ai tifosi l’argenteria ereditata nel corso degli anni ma il futuro non viene mai nemmeno immaginato. Purtroppo non si rendono conto di cosa siamo diventati, di ciò che rappresentiamo agli occhi delle altre tifoserie di tutto il Mondo. Facciamo tenerezza, quasi compassione, perchè siamo “tracollati” (permettetemi il temine) nella mediocrità assoluta e sembra proprio che ci piaccia sguazzare in questo schifo. L’esempio di domenica contro la Lazio è solo l’ultimo in ordine di tempo. Ci si accontenta della prestazione decente, nonostante si percepisca che l’avversario ci stia scherzando per poi punirci prima del fischio finale. Nei primi minuti di gioco, la Lazio, prima del gol di Immobile, aveva messo davanti al nostro portiere altre due volte il centravanti campano. Una parata a terra e una traversa. Facendo fatica? No, anzi facendo triangoli e colpi di fino come se fossimo dei normalissimi sparring partner. Siamo questi qui. Una squadra con il centrocampo di una retrocessa, o in alternativa un centrocampo di reduci dell’ortopedia, con equivoci tattici sempre più marcati (difesa a 4 o a 3, con un terzino che galoppa e gli altri lo guardano), con allenatori mediocri e con giocatori piatti e senza palle. Guardiamoci bene come siamo, o meglio, forse qui sul Night noi siamo gli unici che ci siamo visti davvero allo specchio, mentre intorno al Milan proseguono le parole dei consueti ex, o di disoccupati perpetui che cercano un click di gloria. Oggi poi è il giorno di predica sulle colonne degli Hobbit, come sempre sarà colpa del cambio dell’ora, dei tifosotti gnegnegne e dei toni mai giusti come vorrebbe lui. Eravamo un modello di società e di squadra, ora siamo un ricettacolo di banalità, confusione, incapacità e p(i)attume. In queste settimane, bisognerebbe guardarsi alle spalle e invece con il candore di un bambino i nostri eroi continuano a parlare di Champions League, dai dirigenti ai giocatori. Senza che nessuno metta un cerotto a queste bocche e innesti dei neuroni a questi cervelli che ripetono senza logica “Siamo il Milan, dobbiamo…”. Oggi (e da tanto tempo) non lo siamo più, prima se lo mettono in testa tutti e prima, forse, cominceremo a risalire da questa melma. Altrimenti saremo sempre qui a leggere di “maestri”, “bandiere”, “svolta”, “Champions”, “crescita”, “ci vuole tempo”, “fiducia” e “stadio più bello del mondo”.

UNO NSE PO PRESENTA’ RIDOTTO COSI’, DEVE MANNA ‘N CERTIFICATO – Finocchiaro che ama la battuta non ce la fa a zittirsi e prosegue la sua personale diatriba con Fabris. Continua con il sottolineare l’inadeguatezza delle condizioni del povero Pier Maria, questa volta però, davanti a tutti gli ex compagni, provocando un ulteriore smacco al vecchio amico. La frase non è un caso, la trovo adatta a molti componenti della nostra rosa. Senza ormai spendere troppe righe per le condizioni di uno come Biglia, che dobbiamo sorbirci ogni qual volta scenda in campo. I problemi sono quando gente come Leao che ha 19 (diciannove) anni entra in campo in quelle condizioni mentali e di sufficienza. Gente come Rebic, che speravo potesse portare un minimo di grinta a questa squadra, invece si presenta ingrassato come un cappone e con la verve di Petrektek. Rimanendo vicino come assonanza, il polacco Piatek è in una condizione fisica, mentale e tecnica simile a quella di Higuain di un anno fa. Con la differenza che il Pipita è il Pipita, questo polacco non si è ancora capito se un miracolato o uno buono. Di sicuro la palla sembra rimbalzargli addosso e lui sembra giocare un altro sport che non è calcio. Parliamo del certificato medico che Conti e Calabria dovrebbero portare ogni venerdì pomeriggio prima delle convocazioni, per evitare di scendere in campo. Entrambi sono impegnati in una discesa libera verso il nulla. Le condizioni di un capitano sempre più appiattito verso il basso e che sembra essere molto più interessato a ciò che succede fuori dal campo.  Insomma, non ci si può presentare in queste condizioni e pensare di essere competitivi per una posto in classifica migliore della passata stagione. Almeno la decenza di non parlare, non chiedo tanto. Silenzio e, possibilmente lavoro. Tanto lavoro.

Domani andiamo a Torino, dove sono 8 anni che non prendiamo un punto. Altra medaglia da appuntarsi al petto di questa fantastica era rossonera. La sensazione è quella di andare a giocare un altro sport, con ragazzotti che vaneggiano ancora di “prove di maturità” ma che al primo problema, iniziano a vagare spauriti per il campo. Come sempre loro saranno in 15 ma ormai questa storia non ci riguarda più e non mi fa neanche più incazzare, sarebbe meglio pensare a prendere qualche punto in giro per cercare di stare a sinistra della classifica, perchè i prossimi turni sono un vero e proprio inferno per come siamo messi. Intanto facciamo questa gita sotto la Mole dove ci guarderanno come Finocchiaro guarda Fabris all’inizio del film, prendendo la sigaretta tra le mani, allargando le braccia e con la faccia stranita, e si chiederanno: “Aho, m’arendo. Chi dovresti da esse te?”.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.