Miglia e promesse

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Vado subito dritto al punto. A me questo modo di lavorare non piace e non convince. Non ho nascosto il mio scetticismo nei confronti del fondo Elliott e di coloro che stanno gravitando intorno alla società Milan. Leonardo e Maldini non li considero (al momento) complici dei fatti ma ben presto capiremo quale sarà la loro posizione in questo gioco. Non rimpiango quello che c’è stato nel recente passato, sia ben chiaro, ma sono sempre più convinto che l’entusiasmo imperante dovuto dalla grandezza del nome Elliott vada quantomeno smorzato e/o analizzato a fondo. Dobbiamo uscire dal contesto, tutto italiano, di proprietà (o proprietario) che spende soldi per la sua società, in nome di un non ben definito amore. Questo è un affare e niente più.

Quel sinistro lì…

Del Milan al fondo Elliott interessa il giusto, o meglio, interessa tanto quanto sa di poter ricavare dalla futura cessione. Su questo spero siamo tutti d’accordo. Elliott è una transizione, verso cosa e dove non si sa. Non ci sono dirigenti del fondo con maglie rossonere e/o foto ricordo fuori da San Siro. Il Milan per Elliott è un affare, ed essendo un affare non prevarrà mai il cuore ma solo la ragione e i numeri. La storia di Elliott è chiara e sotto gli occhi di tutti, la beneficenza non la fa a nessuno. Il signor Paul Singer da quando ha cominciato a fare questo lavoro e ha cominciato a fare i soldoni, ha sempre usato una chiara strategia. Si è sempre focalizzato su asset in grande difficoltà economica, comprando debito super scontato di aziende o governi ad un passo dalla bancarotta. Nel primo caso ha sempre migliorato la governance per farle rendere (questo è un verbo molto importante) di più, nel secondo caso ha cominciato battaglie legali che hanno sempre portato risarcimenti multimilionari alla propria società. Il fondo deve garantire ai propri azionisti lauti guadagni, visto che investono molti soldi per avere alti ricavi. Pertanto usciamo dall’ormai stucchevole “…con tutti i soldi che ha il fondo Elliot…”, perchè di soldi ne ha sicuramente tanti, ma altrettanto sicuramente non ha intenzione di bruciarli per un assett sportivo che genera ricavi minimi rispetto agli investimenti.
Che siano stati investiti circa 70 milioni di euro nel mese di gennaio, mi interessa poco. Vedremo quanto Paquetà e Piatek rimarranno in maglia rossonera e quanto saranno dei crack. Il primo è un investimento importante che ha il solo scopo di portare un’importante plusvalenza. Se il ragazzo si mantiene su questi livelli, decisamente buoni, tempo due stagioni verrà ceduto al miglior offerente, per sistemare le casse e acquisire valore. Non affezioniamoci troppo al suo sinitro, pena pianti a dirotto.

La linea guida di Elliott è portata avanti da un amministratore delegato come Gazidis, tanto decantato e tanto ammirato ma che non è certo qui a costruire il miglior Milan della storia. Anzi, mi pare evidente che la sua presenza è importante proprio per “ripulire” la società dalle problematiche economiche e per evitare che questo Milan bruci i 6/10 milioni di euro al mese che ormai fanno da cornice alle nostre stagioni. Nulla da obiettare su questo ma preferirei sentirlo dire chiaramente ad ogni conferenza stampa di presentazione di un giocatore. Al posto di sentire le solite favolette sul quarto posto e sui paletti imposti dalla UEFA. Va raccontata la verità. Il tifoso del Milan, con la verità messa sul piatto, questi colori li seguirebbe anche in Serie C. Gazidis è a Milano con l’unico obiettivo di sistemare i conti e di rendere appetibile la società, in modo che il prossimo acquirente del Milan debba sborsare molti soldi per l’acquisto e gli azionisti di Elliott siano ben soddisfatti dell’investimento. Qui non parliamo più di Rocco Commisso e comparse di questo genere. Qui servono soldi veri. L’idea che non condivido assolutamente è quella di pensare di fare tutto questo, trasformando il Milan e la sua storia, in un Arsenal 2.0. Aldilà del fatto che i Gunners non mi siano mai piaciuti, il modello inglese non è replicabile in Italia. Solo pensarlo o proporlo, mi lascia molto perplesso. In Italia i 2000 se giocano in primavera è già tanto. Siamo reduci da anni nei quali per intere stagioni sfogliavamo la margherita per decidere quale trofeo alzare, poi la stessa proprietà che ci aveva regalato quel sogno, magicamente ce lo ha strappato. I tifosi si sono allontanati dal Milan, hanno vissuto anni difficili, perchè non c’era futuro e non c’erano vittorie. Si è arrivati ad avere 12.000 abbonati. Solo perchè B&G erano gli orchi cattivi? No, non solo. Non c’era speranza. Il tifoso va coccolato, va fatto sognare. Al tifoso italiano deve essere regalata sempre una speranza e servono vittorie.

Ghe pensi mi

Pensare di portare la gente allo stadio per vedere talenti giovani (da rivendere) è follia. La gente del Milan arriva da una storia vincente, pertanto anche dopo lunghi digiuni, vuole vincere ed essere competitivo. Non siamo l’Arsenal che ha giocato una sola finale di CL nel 2006 e non vince il campionato dal 2004. Il tifoso italiano non è quello inglese. Non possiamo permettercelo. Non siamo attrezzati. Leonardo e Maldini dovrebbero girare il globo a cercare giovani speranze ma sono evidentemente non preparati a questo, tolto Leonardo dove in Brasile ha le mani in pasta come Giginho. Moncada dovrebbe “uscire” un fenomeno all’anno. Questa cosa, come dice bene il saggio Larry, la fa l’Atalanta perchè è nata per fare questo. Soprattutto a Bergamo non investono milioni di euro per finti fenomeni e poi mandano all’aria tutto sei mesi dopo. Lì tutti lavorano e sanno dove devono andare. Vogliamo diventare così, per me va bene. Si dica subito e si mettano sul tavolo le carte ma non si illudano i tifosi con parole e obiettivi non raggiungibili. Le trattative di mercato che si sono succedute nel corso delle settimane hanno chiaramente evidenziato due correnti di pensiero differenti. Una, quella di Leonardo, che è abituata al campo e allo spogliatoio e sa che per vincere e tornare competitivi servono mentalità, talento e giocatori con gli attributi ed esperienza di vittorie. Costruisci la mentalità e vinci. (Fabregas, Ibra). L’altra, quella di Gazidis, che è abituata al bilancio e ai conti economici che pensa che il successo di una società nasca dallo scounting e da investimenti oculati. Prima si mette in piedi un sistema sicuro per le finanze societarie e poi si fanno investimenti (Paquetà, Djalò) ma intanto il tempo passa. Se sei nella nostra situazione e hai accumulato un ritardo di un decennio, diventa difficile competere. Ovviamente queste due entità non tarderanno a scontrarsi, perchè sono troppo distanti le due visioni e hanno una concezione di Milan diversa. L’affare Higuain, tolte le tante e gravi responsabilità del Pipita, ne è l’emblema lampante. Acquistato da Leonardo e poi sbolognato dallo stesso brasiliano su input di Gazidis, creando un teatrino squallido. Una gestione dilettantesca del problema che però ha portato al risultato tanto caro alla proprietà. Liberare il bilancio da ingaggi pesanti e da contratti non rivendibili. Poco importa che se poi l’unica alternativa sul mercato, qualsiasi essa fosse, sarebbe stata strapagata perchè ti saresti trovato con il cerino in mano. Infatti, se vogliamo fare i conti, questo scherzetto costa alle casse del Milan un cifra ben superiore ai 35 milioni tanto decantati. Oltre ad un danno di immagine importante, secondo me. Oltre all’ennesima impossibilità di cedere le pippe in rosa perchè invendibili. Ma l’obiezione la conosco già, aspettiamo e vediamo come operano. Io aspetto ma intanto racconto ciò che vedo. Da luglio le trattative sono state portate avanti con Villareal, Genoa e Juventus. E il Condor dove sta? Ah, intanto l’Arsenal gioca con Papastathopoulos e Koscielny. Voglio vedere se c’è qualcuno che si eccita anche per questi nomi.

Tutta colpa di Calabria che mette la gamba sotto il piede di Matuidi

Il fatto che il Milan sia un oggetto da ripulire e rimettere in vetrina è avvalorato anche dal post Jeddah, dove dopo tutto quello che è successo sul campo, non è stata proferita una parola in merito. Anzi, la faccia ce l’ha messa il capitano Romagnoli e in campo il muso duro l’ha fatto Gattuso. A nessuno frega nulla se da mesi a questa parte gli arbitraggi sono scandalosi, non solo per errori grossolani ma per la gestione dei cartellini. Nessuno parla. Perchè l’interesse è solo quello di sistemare i conti. Scordiamoci un presidente che va ai microfoni a denunciare un torto. Non lo pretendo ma in Italia (ahimè) serve. Eccome se serve. Abbiamo una schiera di dirigenti che potrebbe gestire tre club eppure nessuno è autorizzato a parlare, perchè lo stile di Elliott non prevede la comunicazione. E chi se ne frega, dico io. Qui in Italia funziona così, va fatto casino, vanno messi sotto pressione gli organi arbitrali, va messo sotto pressione l’arbitro, perchè è così che va. Solo così ottieni equilibrio nei giudizi e attenzione nelle scelte arbitrali. Romagnoli, da capitano, ha preso più ammonizioni di Chiellini e Bonucci insieme. Ma tanto oggi è più importante pensare a come gestire San Siro per renderlo più fruibile. Per inciso, Gazidis, non ha mai nè negoziato il contratto con Emirates per l’Arsenal (130M£) nè portato avanti il progetto dell’Emirates Stadium di Londra. L’ha fatto Keith Edelman, lo stesso AD che portò i Gunners ai risultati sopra citati e che costruì quella squadra con qualche giovane (Henry su tutti) ma con campioni come Vieira, Pires, Bergkamp e Gilberto Silva. Gazidis ha successivamente gestito un club già funzionante ma mai più così vincente. Prima dell’Arsenal il sudafricano ha lavorato per lo studio legale americano Latham&Watkins. Andate a vedere qual è il core business di questo studio legale che fattura oltre 3 miliardi di dollari l’anno.

Il povero Gattuso in questa situazione è l’unico che ci mette anima e corpo per portare a casa qualche risultato da Milan. Ma è completamente solo. Il messaggio lanciato in conferenza su Higuain e Bonucci è raggelante ma è passato in secondo piano. I suoi “ci sono i dirigenti che ci pensano” è un richiamo alle responsabilità che tutti sviano come se fossero lettere di Equitalia. Lui lavora, con quello che ha, sta facendo un miracolo a tenere la barra a dritta in una situazione assurda e sconfortante. Non a caso, lui è l’unico ad essere stato riconfermato dall’AD. A gran voce anche. Chissà come mai? Io dico perchè un pazzo milanista nell’anima che sta in questo inferno a 2 milioni di euro l’anno dove lo troviamo? Eppure siamo lì al quarto posto e abbiamo delle possibilità di giocarcela. Lo dico senza provocazione, se abbiamo questa chance non è certo merito di Elliott ma solo di quel grandissimo cuore rossonero che è Gattuso. Giochiamo male, siamo brutti da vedere ma siamo un gruppo. Una squadra con le palle che vuole provarci fino in fondo. E tutto questo è solo merito suo. Ah, Gattuso non sarà mai l’allenatore adatto a far crescere i giovani e a valorizzare i talenti, il suo è un calcio di gruppo. Non sarà bello, non andrà in panchina con il cardigan come Pep ma lui è l’unico che ha capito cos’è il Milan. Lui è l’unico che “per indole o dovere ha miglia da percorrere e promesse da mantenere” (cit.)

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.