Meno male che Aivan c’è

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Settimana scorsa avevo invocato chiarezza e onestà nel presentare ai tifosi, e non solo agli azionisti del fondo Elliott, il programma per il futuro del Milan. Lo si poteva immaginare dagli scossoni e dalle parole che “filtravano” intorno al presunto progetto sportivo ma le dichiarazioni dell’amministratore delegato Gazidis, rigorosamente senza apparire ma solo con parole dettate ai giornalisti, sono state dirette e hanno colpito allo stomaco. Onestamente non mi sorprendo, l’ho sempre criticato fin dall’inizio ed ero sicuro che il punto di non ritorno fosse stato varcato, però la cruda verità è sempre difficile da metabolizzare. È difficile perchè anche se ne prendi atto, volente o nolente, ti aspetti però dei segnali che ti possano far sperare in un reale cambiamento e che quindi non tutto è così negativo come sembra. Segnali che, di fatto, al momento che scrivo, non ci sono stati. Il ridimensionamento è totale ed evidente ma la cosa più preoccupante è il progetto sportivo. Il progetto sportivo che non c’è e siamo al 6 giugno.

Inutile sostenere che il progetto sia quello di ricostruire con under-23 quando poi di fatto la guida tecnica e sportiva non sono ancora stati individuati. Non c’è mai stata un’idea, adesso si stanno cercando le toppe. Questa proprietà avrebbe riconfermato Gattuso in panchina, un uomo che ha dato tutto per questa società che come allenatore aveva portato concetti di gruppo e di appartenenza ma che era evidentemente fuori giri da mesi e che a livello di gioco non ha mai brillato per intraprendenza. Stesso discorso per i “manager” sportivi, Leonardo e Maldini, che sono stati messi in discussione ma che poi, nonostante idee totalmente agli antipodi, sarebbero stati riconfermati senza le condizioni di lavorare. Almeno il brasiliano ha preferito lasciare per non rimanere a fare la comparsa in questo film. Scopriamo che l’allenatore non è mai stato opzionato, altrimenti non finisci su Giampaolo. Scopriamo che un DS non è mai stato bloccato prima perchè non c’era idea di cosa fare. Si stanno mettendo delle pezze ad un ritardo operativo inqualificabile. Ma credo che per Gazidis ed Elliott non sia un problema. Il loro problema è un altro e non ha nulla a che vedere con la parte sportiva. Purtroppo a tutti i fan del duo Aivan-Elliott andrebbe ricordato che risanare un’azienda sportiva non può prescindere da un progetto sportivo.

E’ semplice da spiegare anche agli esperti di alta finanza

Non bastano piani di tagli dei costi, taglio degli ingaggi, ricerca di nuovi sponsor e sviluppo commerciale (tutte idee più che valide), perchè nello sport, e soprattutto in Italia, la componente agonistica è determinante per avere ricavi. Non si può prescindere dai risultati e dalle vittorie. Non si può prescindere da giocatori importanti e uomini “immagine”. Chi cita l’esempio dell’Arsenal dovrebbe provare a fare una chiacchierata con i tifosi dei Gunners che sono anni che si accontenano delle briciole lasciate da United, City e Chelsea a livello nazionale. A livello internazionale lasciamo perdere. A riconferma che non è tutto oro quello che luccica, i numeri dicono che l’Arsenal dal 2016 al 2018 (in piena era Gazidis) ha perso 22M€ di incassi dallo stadio e altri 22M€ di incassi dalla parte commerciale (dati Deloitte). Tutto questo in un Paese come UK dove i tifosi hanno un tasso di disaffezione molto più basso del nostro, quindi, per me, suona ancora più forte. Negli stessi due anni i Gunners hanno perso due posizioni nella Money League di Deloitte arrivando al 9 posto nel 2018, con 30M€ persi (ma in questo caso la colpa è delle mancate qualificazioni in CL). Fondamentalmente il grosso del revenue è stato fatto sempre grazie ai diritti TV che sono saliti fino ad un picco massimo di 237M€ nel 2017. Appunto i diritti TV, quelli che in Italia sono bruscolini ma che tengono in piedi la maggior parte delle società e che vedono il Milan sfondare i 120M€ nel 2014 per poi un lento ed inesorabile declino fino ai 100M€ del 2018. Quindi già una rampicata verticale, per di più senza uomini che sono abituati a sguazzare nella melma della Lega Calcio.

Kit del tifoso del Milan per l’estate

In questo contesto, là dove il “mago” Aivan non ha fatto tutti questi i miracoli finanziari per il quale è stato tanto decantato, ci sono da raddrizzare una marea di componenti interni all’azienda Milan che sono da capogiro, nel contesto del calcio italiano che è una giungla. Assodato che sembra essere stata sotterrata l’ascia di guerra con la UEFA, la parte più interessante, per me, sarà capire come sarà possibile far impennare il fatturato di un’azienda che è praticamente morta. A livello economico i bilanci e le gestioni precedenti hanno lasciato delle voragini mostruose e a braccetto anche la parte sportiva è andata via via impoverendosi. Il risultato è stato una pessima gestione finanziaria (di certo non lungimirante) e un’altrettanta pessima gestione sportiva. Le due cose, ahimè, io le considero legate a doppio filo. Senza risultati, senza mediaticità i fatturati non si possono alzare. Come sarà possibile stringere partnership con una società calcistica fuori dalla CL da un lustro? Senza giocatori d’immagine mondiale che permettono visibilità per gli sponsor? Come si potrà riempire uno stadio che inizia a scricchiolare e che inoltre non vedrà il miglior Milan? Con che soldi si pensa di poter costruire uno stadio se di fatto la società è al collasso? In Italia non c’è la cultura sportiva anglosassone. Qui si va allo stadio, si tifa e si torna a casa. Il tifoso deve essere coinvolto e deve avere degli idoli (il panem et circenses dei romani). Se la squadra non ha appeal e non vince, il pubblico non si infiamma, se il pubblico non si infiamma non segue la squadra, se non segue la squadra lo stadio rimane vuoto ecc. ecc. Ma per tutto il resto c’è Gazidis.

Oltre a questo ci sono degli aspetti comunicativi verso il mondo rossonero che sono da radere al suolo e rimettere in piedi. A livello social questa è una società ferma a dieci anni fa, mentre in Italia, la Juventus ha preso una strada completamente diversa e di modernità che coinvolge follower e dà immagine nel mondo (27M i ladroni su IG). Siccome ho sentito di tutto in questi mesi, Elliott e Gazidis dovranno essere in grado di far crescere la fanbase se vogliono pensare di vendere un Milan a certe cifre, altrimenti ad oggi avere 6M di follower su Instagram (il solo Calhanoglu, avessi detto Pelè, ne ha 2M) vuol dire essere un buon influencer e nulla di più. Influencer che già intorno al nostro Milan infestano il territorio con notizie riciclate dal bidone dell’umido di Via Rossi.

In conclusione, va bene il ridimensionamento ma la parola giusta sarebbe risanamento. A questa proprietà della parte sportiva non interessa nulla, interessa rimettere in piedi la baracca e rivendere, rientrando delle spese e spartendo un pò di utili ai loro azionisti. Che poi lo si faccia tra tre mesi o dieci anni, con zero vittorie nell’albo d’oro poco importa. A tutti coloro che sperano di avere tra tre anni un Milan con il bilancio a posto e un fatturato in crescita, li aspetto al varco alla prima dipartita in campionato, quando poi ci si accanirà contro il povero Giampaolo o contro la solita pippa immonda arrivata a fare da plusvalenza dal campionato ugandese. Perchè se deve essere “progetto giovani” lo si deve portare avanti con i fatti, sia la società sia i tifosi. Giampaolo andrà difeso, protetto, aiutato e supportato. I giovani andranno aspettati, valutati e incoraggiati. Troppo facile adesso fare gli “illuminati”, vedremo a settembre. Perchè oggi il tifoso rossonero ha saltato il fosso, non pensa più al risultato sportivo ma al bilancio e alle plusvalenze. Peccato che per informarsi per una cosa c’è MilanNight e per l’altra c’è il Sole24Ore.

FORZA MILAN

Johnson

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.